lunedì 08 marzo 2010

India, quote rosa in Parlamento

pubblicato da Missunderstanding in: Lavoro Politica Società Cultura

quote rosa india

Mentre la moderna Svezia con il 40% delle donne nei cda delle aziende si oppone alle quote rosa, in India sta per essere introdotta una clausola per favorire la presenza delle donne al governo: si vuole riservare alle donne una rappresentanza in Parlamento pari ad un terzo dei seggi. La questione delle quote rosa in India è rimasta ferma per 14 anni circa, a causa dell’opposizione di questa o quella fazione politica, unite nell’ostilità alle donne.

Gli analisti sostengono che oggi le quote rose saranno approvate, perché vi è l’appoggio di numerosi partiti della maggioranza e dell’opposizione. Oggi nel Parlamento indiano ci sono 61 donne. Se la legge sulle quote rosa verrà approvata, il 33% dei seggi del Lok Sabha sarà riservato alle donne, e saranno in 181 a rappresentare le donne indiane in Parlamento.

Secondo alcuni in moltissime realtà indiane è difficile trovare donne sufficientemente qualificate per ricoprire la quota stabilita, ed il rischio è che le quote favoriscano candidature dovute a parentele e clientelismi, mentre secondo Amitabh Behar, del National Social Watch Coalition, “le donne indiane possiedono tutte le competenze per diventare membri di un Parlamento al 33%, perché la rivoluzione silenziosa e la discriminazione positiva le ha preparate a ruoli di leadership”.

Foto | Flickr

martedì 02 marzo 2010

Lavoro in rosa: milioni le italiane senza occupazione

pubblicato da Missunderstanding in: Lavoro Figli Donne Politica Società

lavoro donne

Secondo le stime dell’Istat sull’Occupazione in Italia, diffuse ieri nell’ambito di una indagine nazionale sulla condizione delle famiglie, la condizione occupazionale delle italiane peggiora.

Così Federica Rossi Gasparini, presidente nazionale Donneuropee-Federcasalinghe ha lanciato l’allarme, ricordando che alle donne in cerca di occupazione bisogna sommare tutte coloro che perdono il lavoro a causa della gravidanza e non riescono ad inserirsi nel mercato del lavoro dopo il periodo di maternità. Per il presidente nazionale, che ha chiesto un incontro con il premier e con il Ministro Sacconi, si tratta di una vera e propria emergenza sociale.

Io vi chiedo se nell’anno in cui la crisi ha lasciato a casa migliaia di persone indipendentemente dal genere, tra cui tantissimi lavoratori uomini e padri di famiglia, ha ancora senso parlare di occupazione di genere e mobilitarsi per l’occupazione femminile? O ne ha proprio perché l’Italia che lavora è donna e sarà le leva per superare la crisi?

Foto | Flickr

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

lunedì 01 marzo 2010

Cortina d'Ampezzo si veste di rosa per celebrare le donne tra pubblicità, design e cucina

pubblicato da Missunderstanding in: Lavoro Società Cultura

la donna mostra pubblicità cortina d'ampezzo

Per la festa della donna, 8 marzo, non sapete che fare ed autofesteggiarvi non è proprio quello che fa per voi? Ho una proposta: a Cortina d’Ampezzo, dal 6 marzo tutto si tinge simbolicamente di rosa e celebra la donna con un percorso dedicato tra arte, cultura e gastronomia.

Dal 6 marzo fino all’11 aprile le sale del Municipio Vecchio di Cortina d’Ampezzo ospitano la mostra La Donna, un viaggio tra le pubblicità che hanno fatto la storia d’Italia, un come eravamo fino al 1950 attraverso gli occhi di prodotti ed affissioni. Donne, disegni ed immagini del passato a testimoniare la storia, l’evoluzione della società, a regalarci immagini di una moda autentica, di stili e costumi che hanno fatto scuola.

Oltre alla mostra, per celebrare la femminilità Cortina d’Ampezzo ospita Design à manger, per scoprire il legame tra cucina e design e sapere se e dove l’estetica e l’arte culinaria si incontrano e A tavola con stile, appuntamento per imparare a vivere e mangiare con charme anche in tempi di crisi. Il terzo appuntamento per le più curiose è Orient Express, un corso dedicato a chi vuole scoprire i segreti della cucina nipponica.

Tra arte, cucina, degustazioni e sci di fondo, Cortina d’Ampezzo sembra la meta ideale per chi vuole celebrare la femminilità, celando l’omaggio in una passeggiata al profumo di mimosa tra una pubblicità ed una degustazione di cioccolato.

la donna mostra pubblicità cortina d'ampezzo la donna mostra pubblicità cortina d'ampezzo la donna mostra pubblicità cortina d'ampezzo

Foto | Cortesy of Archivio Storico Pubblicitario di Paola Mazza

martedì 23 febbraio 2010

I salari delle donne sono più bassi? Gli esperti sostengono di no

pubblicato da AkiraZhong in: Uomini Lavoro Figli Donne Politica Società Cultura Psicologia



Le donne guadagnano meno per ragioni di genere? La Spagna vive una situazione molto simile all’Italia, anch’essa vive una situazione di arretratezza nell’uguaglianza di genere, con particolar riferimento al mondo del lavoro, ma a differenza del Bel Paese torna a manifestare il proprio malcontento contro una reale “intollerabile discriminazione di genere” proprio nella “Giornata europea per l’uguaglianza salariale” celebrata ieri. Media e politici spagnoli hanno rinnovato la loro protesta, ma non tutti concordano con queste denunce. Il dibattito rimane più aperto che mai.

Bibiana Aido, attuale ministro dell’Uguaglianza (l’equivalente del nostro ministro per le pari opportunità), ha denunciato ieri al congresso l’intollerante disuguaglianza salariale di genere presente in Spagna ed ha contestato che una donna deve lavorare un mese e 22 giorni in più rispetto agli uomini (per questo è stata scelta la data del 22 febbraio) per ottenere gli stessi guadagni.

Il problema però è che negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato che gli impresari non fanno discriminazione tra uomini e donne, e che la differenza di salario sia dovuta alle diverse forme nelle quali entrambi affrontano la propria carriera professionale. Per dirlo in altro modo, tra un uomo e una donna che vivono le condizioni simili (stesso livello di studio, età, esperienza, carichi familiari, storia lavorativa…) non esistono differenze salariali.

Continua a leggere: I salari delle donne sono più bassi? Gli esperti sostengono di no

giovedì 18 febbraio 2010

Anche a Hebron taxi rosa per sole donne

pubblicato da Missunderstanding in: Lavoro Società Cultura Viaggi

taxi rosa a hebron

Dal Messico a Beirut, passando per Bologna, i taxi rosa non sono più una novità, ma di certo sono una svolta quando arrivano in paesi dove le donne hanno difficoltà enormi anche solo a spostarsi: solo poco tempo a Hamas aveva vietato alle donne della Striscia di Gaza di andare in motorino. E ora i taxi rosa arrivano finalmente a Hebron.

Hebron, cuore del tradizionalismo religioso della Palestina, si accinge ad accogliere la novità con il 95% dei consensi dei cittadini, secondo l’indagine condotta dall’azienda per lo sviluppo. E le donne palestinesi sono felici dell’iniziativa che permetterà loro di muoversi con maggiore libertà.

Come a Beirut, i taxi per sole donne saranno davvero rosa, e saranno guidati da donne, divenendo anche una leva per creare occupazione femminile: per ora, più di 100 donne hanno già inoltrato la propria candidatura per fare le autiste.

via | ynetnews

Foto | Flickr

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Donne e lavoro: ecco la legge contro la discriminazione femminile

pubblicato da Sexyvia in: Lavoro Società Differenze tra uomo e donna

Dopo le critiche da parte della Commissione Europea sulla proverbiale lentezza del nostro Paese nell’attuare la direttiva europea CE/54/2006, relativa alle pari opportunità e al pari trattamento fra uomini e donne sul posto di lavoro, ecco giungere prontamente il d.lgs. del 25 gennaio 2010, n. 5, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2010, che entrerà in vigore finalmente il 20 febbriao 2010.

Secondo il decreto, le sanzioni per chi commetterà discriminazioni di genere sul posto di lavoro saranno ben più aspre di quelle attuali: si rischiano fino a 50.000 euro di ammenda e anche l’arresto fino a 6 mesi nei casi più gravi. La nuova normativa dovrebbe inoltre garantire uno stesso trattamento economico, per cancellare quelle differenze di reddito rilevate finora.

Il Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parita’ di trattamento ed uguaglianza di opportunita’ tra lavoratori e lavoratrici, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dovrebbe vigilare sull’attuazione delle nuove norme, che per inciso, mirano anche a tutelare la gravidanza, la maternità e l’adozione. Tutte cose che in teoria dovevano già essere tutelate soltanto dalla presenza della Costituzione, nonchè dai decreti legislativi precedenti (26 marzo 2001, n. 151, 11 aprile 2006, n. 198).

Ogni 4 anni, a partire dal 2011, la Commissione Europea dovrà stilare una relazione che monitori l’applicazione della direttiva 2006/54/CE, e quindi della legge sovracitata. La Commissione però opererà sulla base di informazioni fornite dal nostro Ministro del lavoro. Quale sarà la materia prima di queste informazioni? Le statistiche; e le statistiche corrispondono sempre a verità? Chiediamocelo. E chiediamoci anche quante donne potranno permettersi di denunciare il proprio datore di lavoro in caso di discriminazione. E poi diamoci delle risposte, soprattutto pensando a quella lentezza proverbiale che si accennava all’inizio, che quasi mi fa vergognare di essere una donna in Italia.

Foto | Flickr

martedì 16 febbraio 2010

La bellezza non è un valore

pubblicato da AkiraZhong in: Uomini Lavoro Erotismo Donne Società Cultura Psicologia

Berlusconi e le belle donne

E’ sicuramente questione di femminilità. Soprattutto, forse. Una donna che veramente si definisce bella non è detto che abbia un volto dall’incarnato perfetto, pelle liscia senza macchie e senza rughe. Una donna veramente bella è piacevole, è serena, è armoniosa, è sicura di sé, è fiduciosa, è in pace con sé stessa. Una persona gradevole nei modi è gradevole anche alla vista.

Ma la realtà, malata a tutti gli effetti, è un’altra: una donna su due giudica la bellezza esteriore un vero e proprio valore. Nella nostra società avere un aspetto piacente e appariscente è una priorità accettata e ricercata. Tra le donne che considerano la bellezza un vero e proprio valore, il 25% assegna il massimo punteggio in una scala da 1 a 10, ma anche il 54% dà comunque un punteggio molto alto: tra il 7 e il 9. In conclusione, circa 8 donne su 10 considerano la bellezza un valore primario.

E non finisce qui, perché per molte donne (precisamente due su tre, pari al 67%), le sole capacità professionali non bastano più: in tempi come questi, negli ambienti lavorativi, occorre puntare sull’aspetto fisico. La TV la fa da padrona alla luce dei modelli che cerca di affermare con ogni mezzo: ragazze di bell’aspetto, appariscenti, truccatissime, svestite-praticamente-nude la cui massima ambizione e capacità è sculettare. Sono queste le nuove (moderne?) grandi conquiste del genere femminile? Che stupide tutte quelle donne che hanno dedicato la loro vita allo studio, alla professione, alla scienza, agli altri o alla famiglia.

Continua a leggere: La bellezza non è un valore

sabato 13 febbraio 2010

Lavoro: parità uomo-donna solo nel 2033

pubblicato da Rosaria Mostaccio in: Lavoro

business womanSi fa un gran parlare di pari opportunità e parità tra uomo e donna sul lavoro; le statistiche continuano a dirci che le donne sono in ascesa in molti settori professionali e spesso più ricche e potenti dei loro mariti, ma la percentuale di chi detiene effettivamente una posizione del genere è in realtà piuttosto esigua e basta guardarsi intorno per capire tra le nostre conoscenze quanto, nel mondo del lavoro, le donne debbano affrontare quotidiane difficoltà.

Insomma, la vera parità sarebbe ancora lontana. Manageritalia l’ha quantificata in termini di tempo e ha previsto che da noi si raggiungerà nel 2033. Ne abbiamo di strada da fare, a quanto pare. Tutto è naturalmente a livello teorico e presuppone che la tendenza registrata negli anni scorsi rimanga invariata.

Secondo la Federazione nazionale dei dirigenti e dei quadri professionali alla fine dello scorso anno le donne rappresentavano il 40,7% della forza lavoro italiana, mentre pochi anni prima, nel 2005, erano il 40,1% e nel 2000 il 39,5%. Gli Stati Uniti hanno raggiunto il traguardo della parità occupazionale di uomini e donne già quest’anno mentre al momento in Italia le donne che lavorano sono il 47,2% contro il 69,8% degli uomini, ma il divario si approfondisce al Sud rispetto al Nord.

Eppure i problemi da superare rimangono tanti e non solo a livello di tutele, ma anche psicologico. Un esempio per tutti: rientrare al lavoro dopo la maternità, sempre che si goda del diritto di fruirne, può essere difficile non solo per gli ostacoli oggettivi ma anche per una questione di atteggiamenti. E se fossimo in ritardo anche per colpa nostra?

Foto | Flickr

Via | Adnkronos

mercoledì 03 febbraio 2010

Le donne guadagnano più degli uomini?

pubblicato da Sexyvia in: Lavoro Differenze tra uomo e donna

Non è affatto la prima volta che si parla di donne, lavoro, guadagno e uomini: un calderone che accende sempre tante polemiche, che ingloba differenze di genere mai superate, discriminazioni, ma anche manie di persecuzione e vittimismo, talora fondate, talora no. Questa volta però il dato sembra positivo, almeno per il genere femminile: pare infatti che dalle ultime statistiche britanniche e statunitensi, stia affiorando un trend nuovo, secondo cui a portare pane e pantaloni in casa sono ormai le donne.

Le donne inglesi guadagnano più dei loro partner maschili oppure in egual misura, dicono le statistiche: il 19% delle donne supera gli uomini, il 25% li raggiunge a parimerito. Se si considera che negli anni ‘60 soltanto un misero 4% conseguiva questi risultati, si potrebbe dire che il rapporto tra le donne e il lavoro (almeno nel Regno Unito) si è evoluto.

Resterebbe da chiarire se l’aumento di guadagno femminile sia imputabile a un reale innalzamento di stipendio, oppure se sia causato da un improvviso abbassamento dei salari destinati agli uomini, che (complice la crisi) non riescono più a ricoprire le stesse mansioni di prima.

In ogni caso bisognerebbe anelare all’utopica meritocrazia, che non tenga conto di generi e sesso, ma soltanto di capacità, qualifiche e impegno, senza voler per forza partecipare a generiche quanto immaginifiche gare a chi “vince lo stipendio più alto” tra moglie e marito. Ma dato che la meritocrazia è appunto irrealizzabile o quasi, non possiamo che dilettarci nell’apprendere notizie di questo tipo.

Foto | Flickr

martedì 02 febbraio 2010

La dieta ferrea della Lady di ferro Margaret Thatcher: 28 uova a settimana

pubblicato da Beherenow in: Lavoro Salute Diete Politica

mt E’ risaputo che una linea e una forma fisica perfette siano il traguardo più difficile da raggiungere e mantenere da parte di tante donne, ma se per molte è solo un uno sforzo in più, per altre diventa un collante fondamentale per accompagnare la propria figura professionale a un aspetto altrettanto rassicurante. Lo dimostra la notizia svelata recentemente di una dieta molto particolare condotta dalla Lady di ferro, Margaret Thatcher, eletta primo ministro nel 1979 in Inghilterra.

La premier seguì un’alimentazione consigliata dalla clinica Mayo, che poi successivamente negò qualsiasi responsabilità in merito, che prevedeva come alimento, quasi esclusivo dei pasti giornalieri, le uova. L’obiettivo era quello di perdere peso mantenendo un apporto energetico, il che implicava il raggiungimento di un quantitativo di uova pari a 28 a settimana, con poche differenziazioni, tra cui la possibilità di potersi concedere del whisky nei pasti di carne.

Sicuramente una dieta che oggi tanti nutrizionisti sconsiglierebbero vivamente, visto che ne consigliano al massimo uno al giorno, ma che permise alla Lady di ferro di perdere un bel po’ di peso in vista delle elezioni e che fu vista quindi come una trovata anche mediatica, come disse lo storico Collins che affermò che voleva perdere peso solo per le telecamere.

Continua a leggere: La dieta ferrea della Lady di ferro Margaret Thatcher: 28 uova a settimana

Network Blogo