Transferrina alta o bassa; i valori di riferimento e quali cure fare

La transferrina è un valore ematico importante come indicatore delle riserve di ferro dell'organismo. Vediamo cosa significa se è alta o bassa e quali provvedimenti prendere


La transferrina è una proteina coinvolta nel metabolismo del ferro, pertanto il suo valore ematico in genere viene richiesto proprio quando si effettuano esami accurati sui livelli di questo importante minerale nell'organismo. Il ferro viene utilizzato soprattutto per produrre l'emoglobina, la principale proteina costituiva dei globuli rossi o eritrociti, e pertanto suoi bassi valori possono indicate una condizione di anemia.

Viceversa, troppo ferro nel sangue è molto pericoloso per la salute, perché si tratta di un metallo che si accumula in organi e tessuti provocando una sorta di avvelenamento.

Quando il medico abbia il sospetto che il paziente soffra di anemia sideropenica o, al contrario, di eccesso di ferro, prescrive una serie di esami tra cui la sideremia (il ferro libero nel plasma sanguigno), la ferritina e la transferrina. Quest'ultima, come anticipato, è una molecola proteica che legandosi agli atomi di ferro attraverso un processo chimico detto di saturazione, li trasporta verso i diversi organi e tessuti del corpo.

La transferrina viene metabolizzata nel fegato, e i suoi valori sono molto importanti per capire se il corpo abbia sufficienti depositi di ferro oppure se sia a rischio di anemia. I valori normali di transferrina per un individuo adulto si situano tra i 2,0 e i 3,6 g/DL. Valori superiori a questi (ipertransferrinemia), ci parlando di una possibile anemia da carenza di ferro, perché gli atomi di questo minerale non vengono trasportati correttamente nei vari distretti del corpo.

Viceversa, valori di transferrina inferiori alla media (ipotransferrinemia) possono indicare condizioni patologiche diverse legate all'accumulo del ferro nel corpo. Ad esempio, potrebbe essere spia di una malattia del sangue ereditaria che si chiama emocromatosi, che alla lunga può danneggiare il fegato, oppure di malattie del fegato occulte.

Le epatopatie vanno curate con terapia farmacologica e un monitoraggio continuo, mentre l'emocromatosi si può risolvere con semplici donazioni di sangue regolari (gli antichi "salassi"). La carenza di ferro, invece, si cura modificando l'alimentazione e assumendo,s e necessario degli integratori. Le dosi di ferro da assumersi giornalmente per gli adulti sono pari a 10-15 mg.

Foto| via Pinterest

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