Violenza sulle donne, chiamare subito le forze dell'ordine e denunciare l'aggressore

Per difendersi dalla violenza, bisogna prima di tutto sapere quali sono gli strumenti legali a nostra disposizione. Ecco quindi qualche consiglio per neutralizzare il proprio aggressore.

Sono numerosissimi gli episodi di violenza sulle donne e di stalking. Per questo motivo, a pochi giorni dal 25 novembre, abbiamo voluto fare il punto su quelle che sono le cose essenziali da conoscere per difendersi dall’aggressore. Prima di tutto, bisogna convincersi di non essere mai la causa della violenza, ma una vittima. La brutalità, i ricatti psicologici o le percosse non vanno mai accettate, anche per amore.

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Secondo la legge, le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di atti persecutori previsto e punito dall’art. 612 bis del Codice Penale. Attenzione, però, perché la legge sono considerati persecutori non tanto i singoli atti, bensì la loro ripetizione nel tempo.

La vittima può rivolgersi immediatamente alla Polizia, ai Carabinieri e fare denuncia. Prima di fare Querela, si consiglia di chiedere al Questore della propria città l’ammonimento dell’autore degli atti persecutori (l’articolo 8 della stessa legge n. 38/2009). Se dovessero, nonostante questa trafila, ripetersi episodi violenti, la Polizia ha l’obbligo di denunciare il persecutore.

Per qualsiasi informazione, supporto psicologico e semplicemente per cercare del conforto, non allontanate le persone che vi vogliono bene: apritevi e confidatevi e se non vi fidate di nessuno o temete che anche queste persone possano essere vittime di violenza, rivolgetevi a un centro antiviolenza. È però molto importare dire agli altri che cosa si sta vivendo, non nascondetelo, non abbiatene vergogna. Serve anche come testimonianza, dal punto di vista legale.

Secondo il Codice Penale (art 282), inoltre, è possibile anche chiedere il “divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”. Il Giudice può anche vietare
di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo e, nei casi più gravi, può disporre la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari.

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