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Venerdì 13 novembre è uscito “Va tutto bene“di Angelina Mango, il primo singolo estratto dal suo EP di debutto “Monolocale” (etichetta Disincanto/distribuzione Believe), disponibile nei digital store. Il disco ha al suo interno frammenti di vita di una ragazza che, fin da bambina, ha sempre respirato arte: figlia di Mango e di Laura Valente, la giovane cantautrice è cresciuta tra i brani che hanno lasciato impronte indelebili nella storia della musica italiana.

Nel 2013 ha registrato in studio con suo padre una versione di “Get Back” che è stata inserita nell’album “L’amore è invisibile” uscito l’anno successivo. Ma quali sono le sue origini e i suoi primi ricordi della passione per la musica?

Pink Music: alla scoperta di Angelina Mango

Le origini

Da bambina ha assimilato sicuramente molti capisaldi della musica senza i quali adesso non avrebbe la consapevolezza necessaria per gestire le nuove influenze sonore (dai Biffy Clyro a Tedua, fino a Jacob Collier). Era molto classica, a volte intransigente, ascoltava Rolling Stones e Aretha Franklin mentre i suoi amici ascoltavano altro. Poi col tempo, per sua fortuna, ha imparato a includere, ad incuriosirsi.

L’insegnamento più tecnico che le hanno dato i suoi genitori riguarda come si prende un accordo al pianoforte. Tutto il resto l’ha cercato da sola e l’ha imparato da suo fratello che suona la batteria. “Chiaro è che se fossi stata tutta la vita in mezzo a dei meccanici magari a quest’ora avrei saputo riparare un auto – ha dichiarato ironicamente la stessa Angelina Mango in esclusiva per Pinkblog – Non ricordo la prima canzone che ho cantato, anche perché passavo la maggior parte del mio tempo, sin da quando avevo due anni, a canticchiare in giro per casa melodie casuali. Il sottofondo stridulo e fisso col quale la mia famiglia ha dovuto convivere (ride, ndr)”.

Il debutto nel mondo della discografia

Va tutto bene” è il primo singolo estratto dall’ep “Monolocale”, composto da 8 brani che spaziano tra il pop e l’urban.

Che poi non è che abbia tanto da dire

quando non sto male preferisco fare che dire

mi piace ascoltare, non andare mai a dormire

Monolocale è un disco interamente scritto, prodotto e realizzato in casa, dalla stessa artista. I brani sono nati uno dopo l’altro, e nel giro di due mesi si è ritrovata in mano otto canzoni nuove che però si staccavano dal suo percorso precedente. È come se di colpo una serie di cambiamenti o di emozioni appena avvenute avessero preso e dirottato il suo aereo che volava dritto in direzione del cantautorato pop. Il filo conduttore dei brani è la schiettezza, il parlare, il ridere, il piangere senza filtri, senza rimuginamenti. Monolocale è spontaneo come un sospiro di sollievo.

“Un sogno nel cassetto? Direi tutti! – ha concluso – A vent’anni, soprattutto in questo momento in cui è difficile fare tante cose, ad esempio prendere e viaggiare, o incontrare qualcuno al bar e innamorarsi, è impossibile realizzare tutti i sogni nel cassetto. Ho sempre fatto musica, non è mai stata un sogno. Farla ascoltare è un privilegio per il quale posso solo ringraziare, ma se un giorno dovessi smettere di avere sogni irrealizzati, per favore, sopprimetemi!”.

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