In California la prima legge statunitense contro gli stupri nei campus universitari

In California è stata approvata una legge contro gli stupri all'interno dei campus universitari. Per gli Stati Uniti d'America si tratta del primo provvedimento del genere: mai nessun altro stato lo aveva mai fatto prima.

Negli Stati Uniti per la prima volta viene varata una legge contro gli stupri nei campus universitari ed è la California il primo stato a farlo. "Yes Means Yes" è il nome che è stato dato a questa legge anti-stupro, che vuole essere uno strumento per fermare le violenze sessuali all'interno dei campus: letteralmente tradotto il nome della legge significa "solo se dico sì vuol dire sì".

La nuova legge stabilisce che affinché un atto sessuale non sia una violenza nei confronti di un'altra persona, quest'ultima deve dare il suo consenso in maniera chiara. Proprio recentemente era balzata agli onori della cronaca internazionale la storia di Emma Sulkowicz, giovane studentessa dell'Università della Colombia, che era stata violentata sul suo letto. Il suo stupratore era poi stato denunciato, ma continuava comunque a frequentare liberamente il campus, dal momento che non era stato ritenuto colpevole. E lei, in segno di protesta e per sensibilizzare l'opinione pubblica, ha cominciato a viaggiare con il materasso dove lo stupro aveva avuto luogo, perché tutti conoscessero cosa era accaduto.

stupri nei campus universitari

E di storie come quella che ha visto protagonista "Emma" ce ne sono tantissime, purtroppo, in tutti i campus americani. Come nel suo caso, nella maggior parte dei casi i violentatori non vengono ritenuti colpevoli e continuano a frequentare le stesse aule delle loro vittime, come se nulla fosse mai accaduto.

Secondo la nuova legge approvata dal Parlamento di Sacramento, per non essere ritenuto stupro un atto sensuale deve essere consenziente (ma ci andava una legge per stabilirlo?), vale a dire ci deve essere

un accordo affermativo, consapevole e volontario, di avere un rapporto sessuale.

Il silenzio, la mancanza di risposta, perché magari la vittima è ubriaca e non riesce a capire quanto stia accadendo, non sono risposte affermative. La normativa, infatti, sottolinea anche che l'effetto di alcol, droghe, lo stato di incoscienza o il sonno sono situazioni che di fanno impediscono di poter dare un consenso.

Meghan Warner, a capo della commissione studentesca sulle violenze sessuali alla University of California, è soddisfatta:

Questa è una grande vittoria: il nuovo standard sul consenso ci aiuterà a voltare pagina dopo che tante vittime sono state umiliate. Ora tutta l'America deve adeguarsi.

Questo quando avverrà?

Via | Repubblica

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