Il 17 ottobre 2009 nelle campagne di Sciacca (Agrigento) si scava alla ricerca di un corpo. A venire alla luce sono i resti di Michele Cangialosi. Sepolto ancora vivo qualche mese prima. Di quel terribile omicidio verranno accusati Celeste Saieva, sua moglie, Nicola Piazza l’amante e altri due giovanissimi ragazzi di Sciacca, Paolo Naro e Giuseppe Bono. Celeste per anni verrà etichettata come “un’amante diabolica” anche se lei si è sempre dichiarata innocente. Nel podcast di Pink Blood ti abbiamo raccontato la sua storia, qui te ne proponiamo una sintesi.

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L’omicidio di Michele Cangialosi

Quando ha 14 anni Celeste conosce Michele e fugge con lui, innamorata di tante bellissime speranze. La vita matrimoniale, però, si rivela molto diversa da quella dei suoi sogni: il marito alza le mani e ha il vizio del gioco. A 20 anni Celeste è una giovane dallo sguardo spento quando per un caso incredibile incontra Nicola Piazza, un ragazzo di Sciacca (Agrigento) proprio come lei. I due si innamorano e iniziano a passare ore al telefono fra sospiri e confessioni d’amore. Michele li scopre e gli scontri si fanno sempre più accesi. Quando Nicola riesce a vederla, lei è sempre coperta di lividi. In paese si diceva che Michele stesse per lasciare la moglie, poi un giorno, di punto in bianco, l’uomo sparisce. La mattina del 21 aprile 2009, deve comparire in tribunale al processo per un’aggressione subita, ma non si presenta. A ottobre un sedicenne di Sciacca roso dai sensi di colpa racconta tutto alla fidanzata: è stato lui ad uccidere Michele, aiutato da Paolo Naro e Nicola Piazza, su mandato della bella Celeste. Giuseppe Bono porta la polizia sul luogo del crimine e tutti questi ragazzi che non hanno ancora compiuto 25 anni vanno a processo.

Il processo a Celeste Saieva

Celeste Saieva e Nicola Piazza negheranno con decisione di aver partecipato al delitto o anche solo di averlo pianificato, anche se proprio le testimonianze confermeranno che ad aprire la porta agli assassini per far aggredire suo marito nel letto nuziale, d’accordo con loro, era stata proprio Celeste. Nel racconto però tanti dettagli non tornano, a inchiodare definitivamente la ragazza un duro confronto con il padre, nel corso di un colloquio in carcere, in cui crollerà: “Papà, so solo che uscendo di qui nessuno mi maltratterà”. Naro, Saieva e Piazza incasseranno una condanna a 30 anni di carcere per omicidio volontario premeditato. Giuseppe Bono, unico minorenne, verrà condannato a  9 anni e 4 mesi. Oggi è uscito dal carcere, studia all’università per diventare educatore di comunità. Gli altri sono ancora tutti detenuti: Celeste si trova nel carcere di Bollate, lei e Nicola si sono lasciati.

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