“Se fai vedere il seno, bevi gratis": cartello sessista in un bar di Treviso

In un bar di Treviso è esposto un cartello sessista in cui il tariffario dei drink è commisurato alla taglia del reggiseno e a quanto le donne sono disinibite.

cartello sessista in un bar di Treviso

Qual è il confine tra l’ironia e il sessismo? Dov’è che finisce lo scherzo e inizia la maleducazione? In questi giorni ha fatto molto discutere il cartello esposto in un bar a Treviso in cui sostanzialmente vige la regola del “Se fai vedere il seno, bevi gratis” e il tariffario è commisurato dalla taglia del reggiseno… Un cartello senza dubbio ironico ma che lascia anche parecchie perplessità.

Il cartello sessista del bar di Treviso è stato segnalato dallo psicoterapeuta Andrea Sales che lo ha fotografato e postato su Instagram aggiungendo le sue considerazioni personali. Salas era entrato al bar per mangiare qualcosa e bere uno spritz e poi si è accorto di questo cartello esposto sullo spillatore della birra. Da bravo psicoterapeuta Andrea Sales si è indignato e ha tacciato di sessismo il proprietario del bar, scrivendo parole molto dure che sono un invito a riflettere.

Il cartello è sessista e su questo non ci sono dubbi, ci sarà anche un po’ di ironia in mezzo e magari il proprietario non è una cattiva persona che odia le donne, però messaggi e comportamenti come questo sono pericolosi, perché innescano dei meccanismi in cui la donna è un oggetto sessuale e il suo valore è misurato dalla taglia del reggiseno e da quanto è disinibita, quanto sta al “gioco”. Il guaio vero è che non si sa mai chi si ha di fronte e un cartello, messo per scherzo, può diventare pericoloso in determinati contesti e situazioni.

Il cartello del bar di Treviso poteva essere simpatico se i toni fossero stati più soft, se lo il tono scherzoso avesse avuto un peso maggiore rispetto alla taglia del reggiseno, al “portarsi a casa il barista” e soprattutto al “se te la tiri ricorda che le altre ce l’hanno come te”, tutto questo è decisamente troppo per essere catalogato come scherzo.

Sappiamo bene che non tutte le persone sono uguali e quindi sta a noi decidere cosa fare di fronte a cartelli del genere: accettare lo scherzo, tirarsela e pagare il proprio drink o cambiare locale e spendere i propri soldi in un posto diverso.

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[#localenormale] Ieri ho fatto #formazione a #Treviso, in centro. Finita la prima tranche di lavoro verso le 12e50, ci accordiamo con i titolari di riprendere dopo un’oretta. Così decido di godermi la pausa pranzo, restando in centro. Opto per due tramezzini e uno spritz. Avendo poco tempo, gironzolo per la città, fino a quando trovò un barettino... Anonimo, abbastanza pulito e vuoto. Guardo la vetrinetta dei tramezzini, scelgo, ordino lo #spritz e vado in bagno a fare pipì e a lavarmi le mani. All’uscita, trovo tramezzini e spritz al banco. Comincio a sorseggiare, guardandomi attorno. Prendo piatto e bicchiere per portarli al tavolo, quando mi imbatto in questo “cartello”. Resto in silenzio, attonito. Basito. Guardo in faccia il titolare. Giovane. Atletico. Cupo. Penso a #Lombroso, penso a quanto stiamo cadendo in basso. Penso a che degrado generiamo ogni giorno. Rileggo le parole. Le fotografo, senza che lui possa notare nulla. Rileggo, ancora. La squalifica per la donna è disarmante, nelle parole di questo deficiente. La squalifica misurata addirittura per taglia di reggiseno o per #disponibilità #sessuale. E questo deficiente pensa pure di essere simpatico. La chiusura è disarmante. Poso il bicchiere, i tramezzini sono lì. Intonsi. Come intonse sono le funzioni cerebrali superiori di questo deficiente. Dal latino. Ma lui non saprà nemmeno l’italiano. E si lamenterà di sicuro degli stranieri che ci rubano il lavoro o che stuprano le nostre donne... Non si accorge minimamente che in queste sue parole c’è una forma di violenza così sottile da diventare uno stupro lento e continuato. A cui ci si abitua. Silenziosamente. Ho pagato, l’ho guardato negli occhi. L’ho salutato, augurandogli di non riuscire a diventare padre. Naturalmente non ha capito. Capisce solo cose grevi. Dobbiamo ribellarci. Basta. Basta con questo vuoto di valori. La domanda con cui esco dal locale è potente: “Perché nessuno degli avventori di questo locale ha mai detto nulla? Perché devo essere io il primo a denunciare questo degrado intellettuale? Il “cartello” è evidentemente appeso da tempo, perché nessuno ha mai sollevato la questione? La dignità della donna non vale più nulla?”

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