Le regole per gestire civilmente una separazione o un divorzio

Il matrimonio è bello finché dura. Capita purtroppo di voler chiudere una storia quando si iniziano a presentare problemi coniugali, di rapporto con figli e famiglia, di consapevolezza di aver fatto un passo sbagliato o troppo precipitoso, o semplicemente ci si accorge di non amarsi più. Pinkblog semplifica ai minimi termini la situazione per non entrare troppo nel merito delle ragioni per cui una coppia arriva alla pesante decisione di separarsi. Approfondisce invece la spinosa questione delle regole per gestire civilmente un divorzio, un muro spesso invalicabile contro cui ci si scontra sempre.

Quando ci sono bambini di mezzo, la questione è sempre più delicata, in quanto i più piccoli subiscono decisioni prese dai genitori piuttosto difficili da accettare e sentono di essere testimoni impotenti di una guerra di famiglia. L'ultima cosa da fare in questo caso è lasciar intendere che si debbano schierare da una parte o dall'altra. Le discussioni domestiche con parenti e amici vanno limitate, così come vanno limitate al massimo le esplosioni di rabbia dinanzi a loro che portano a denigrare l'ex coniuge. Se ai loro occhi può vacillare l'immagine del nido, non deve mai vacillare l'idea che i genitori, anche se non stanno più insieme o non si amano più, almeno si rispettano. Questo li aiuterà ad affrontare più serenamente il tutto.

Uno scoglio in cui ci si arena è anche la battaglia per la divisione dei beni. È sacrosanto voler ottenere degli oggetti cui si è legati, ma senza cadere nella spirale del dispetto, ossia togliere all'altro la possibilità di fare altrettanto. Se siamo affezionate al comò della camera da letto, in quanto scelto con amore e gusto, va bene chiedere che resti a noi, al contrario diventa inutile e deleterio incaponirsi sulla playstation di cui non ci importa nulla, solo per toglierla a lui. Ricordiamoci che una separazione soft e rispettosa aiuta a superare prima dolore e frustrazione.

Per la stessa ragione è controproducente gettarsi subito fra le braccia di un'altra persona, solo per "punire" le mancanze dell'ex coniuge (magari anche facendoglielo sapere). Un cuore infranto non si ripara col metodo del "chiodo scaccia chiodo", anzi, questo è proprio il modo peggiore per fare del male a noi stessi. Non dimentichiamo che fino al giorno prima avevamo una fede al dito, una famiglia e un rapporto di coppia. A cuore e mente serve tempo per abituarsi che le cose sono cambiate e affrettarsi a sostituire l'ex può solo farci sbattere il muso contro una realtà difficile da elaborare.

Limitiamo anche i pettegolezzi. Sfogarsi con i parenti o gli amici più stretti può solo farci bene, ma gettare fango sull'altra persona, magari mettendo in mezzo gli amici comuni, è squallido. Ancora una volta bisogna avversare la mentalità della punizione, che più che fare male all'ex si ripercuote su noi stessi. Anche se il coniuge è stato assente, fedifrago, irresponsabile, non sta a noi dover fare pubblicità negativa sul suo conto. Questo modo di fare non solo acuisce le battaglie legali che intercorrono fra una coppia sulla strada del divorzio, ma ci fa anche sembrare persone rancorose e vendicative agli occhi della gente, con la conseguenza che passiamo in automatico dalla parte del torto.

In ultimo, se ci rendiamo conto che la situazione è più grande di noi e non siamo in grado di affrontarla come si deve, chiediamo aiuto senza paura. Un buon analista ci potrà fornire gli strumenti giusti per superare il senso di fallimento, di distacco e di impotenza, mentre i parenti stretti potranno darci una mano nelle faccende più pratiche, come la gestione della spesa, la cura della casa o la cura dei bimbi. Così sarà un po' più semplice e indolore centrare l'obiettivo di mettere un punto e andare avanti, senza vivere di rimorsi.

Foto | Getty Images

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