Mamme e lavoro, i diritti delle donne lavoratrici in Italia

Una mamma lavoratrice ha dei diritti che deve assolutamente imparare a far valere: ecco che cosa prevede il congedo parentale.

Diventare mamma è una scelta molto personale, che nessuno può imporci e al tempo stesso nessuno può neanche vietarci, almeno fuori dalla coppia. Per una donna conciliare lavoro e famiglia sta diventando davvero complesso: le strutture di supporto sono poche, spesso molto onerose, il lavoro è precario e il sistema famiglia non è più quello di una volta. Tra i diritti dei lavoratori, ovviamente, esiste il congedo parentale. In che cosa consiste?
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Prima di tutto esistono diverse forme di congedo: quello obbligatorio dura cinque mesi (2 prima e 3 dopo il parto o 1 prima e 4 dopo il parto) ed è per i lavoratori dipendenti anche nei casi di adozioni e/o affidamenti e consiste in retribuzione al 100percento dello stipendio. L’ obbligatoria, però, non riguarda le lavoratrici indipendenti iscritte alle casse separate dell’Inps.

E dopo il terzo mese del bambino la mamma che opzioni ha? Può scegliere di stare a casa altri 180 giorni con lo stipendio ridotto al 30 percento, in questo caso si chiama congedo parentale facoltativo. Bisogna presentare la domanda attraverso il sito internet dell’Inps o andando a un patronato o chiamando il numero verde. Bisogna presentare oltre alla modulistica compilata, anche un certificato medico del proprio specialista in cui si attesta lo stato interessante e la presunta data del parto.

Deve essere inoltrata prima che inizi il congedo, ovviamente. il tempo minimo è almeno di 15 giorni, ma il consiglio è quello di mettersi d’accordo con il datore di lavoro una volta confermata la gestazione. Tornata al lavoro la mamma ha poi diritto a due ore al giorno di permesso per l’allattamento per il primo anno di vita e si può astenere dal lavoro nei periodi di malattia del figlio.

Cosa importante: esistono ancora le dimissioni in bianco. Ovvero, alcuni datori di lavoro fanno firmare delle dimissioni senza data al momento dell’assunzione, da utilizzarsi in caso di gravidanza. Perché? Perché per leggere è vietato licenziare una donna in attesa e fino al compimento del primo anno di vita del bambino.

Foto | Pinterest

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