Riconoscere la dipendenza affettiva e come superarla

Attaccamento, dipendenza affettiva, love addiction o love attachment, tanti modi diversi per indicare un normalissimo comportamento umano, ovvero essere in grado di provare amore e di conseguenza sentire un certo grado di dipendenza dal partner, che si manifesta in particolar modo durante la fase dell’innamoramento. Tuttavia è fondamentale che questo desiderio di fusione non sfoci in una vera e propria dipendenza amorosa, assolutamente deleteria per chi la vive e con il potere di trasformare l’amore in ossessione, di cancellare identità e bisogni. Quando “dare” e “ricevere” si alterano, l’amore si trasforma in un’abitudine a soffrire fino ad arrivare ad un disagio psicologico.

John Bowlby, psichiatra britannico, sosteneva che l´attaccamento è parte integrante del comportamento umano “dalla culla alla tomba” e pertanto il modello dell´attaccamento, formatosi durante l´infanzia attraverso il rapporto con la madre, è destinato a rimanere relativamente stabile durante tutto lo sviluppo. Le cause della dipendenza affettiva, che colpisce soprattutto il sesso femminile, vanno ricercate quindi in particolari dinamiche familiari che hanno portato la persona dipendente a costruirsi un’immagine di sé come indegna di essere amata. Il bisogno di colmare questa carenza affettiva, spesso dovuta ad abusi o maltrattamenti durante l’infanzia, si manifesta nell’adulto sottoforma di un eterno sacrificio avente lo scopo di compiacere il partner in tutto e per tutto al fine di essere apprezzato e amato.

La dipendenza è l'inclinazione a delegare parti significative della propria personalità ad altri, in cambio di una garanzia affettiva e di una rassicurazione. Chi soffre di dipendenza amorosa sposta il senso della propria esistenza sul partner e vive solo in funzione dell'altro. Appiattirsi sulle aspettative dell’altro, rinunciare alle proprie abitudini-opinioni-passioni-impegni-esigenze pur di tener legato a sé il partner”, spiega Marina Valcarenghi autrice del libro “Senza di te io non esisto. Dialogo sulla dipendenza amorosa”. Mancanza di autonomia, bisogno continuo di attenzioni, gelosia, incapacità di stare da soli, ossessività di essere chiamati questi alcuni dei sintomi. “Vita da satellite” la chiama la terapeuta.

Un atteggiamento del genere può fare molto comodo agli uomini… inizialmente. Non ci si innamora della persona, ma della sua disponibilità. Nel giro di poco tempo questa morbosità risulta molto scomoda.

Ma perché molte donne sono così?

Tutto ha origine nell’abitudine millenaria di imporre alle donne di vivere in funzione dei loro compagni, una legge non scritta ma che viene proposta nell'educazione femminile fin dall'infanzia. Gli uomini difficilmente soffrono di questo mal d’amore, perché sono abituati da sempre a vivere in maniera indipendente dalle relazioni amorose. Ancora oggi è frequente la dipendenza femminile da un uomo nonostante i profondi cambiamenti dei costumi della società. In verità, una delle cause possono essere ricondotte ad un rapporto con la madre di tipo viscerale: in tal modo la donna trasferisce sull’uomo la stessa relazione vissuta. Questi rapporti dal cordone ombelicale non reciso favoriscono l’insorgenza di una forte insicurezza che rende le donne prigioniere di loro stesse. E’ per questo motivo che bisogna separarsi dalla madre e imparare a vivere emotivamente la vita da sole, e soprattutto bisogna capire che non si può vivere un rapporto d’amore con un uomo avendo la fantasia e l’aspettativa di essere un tutt’uno con lui, come precisamente succedeva con la mamma quando si era piccole e si era bisognose di affetto, rassicurazioni e sostegno.

Come superare la dipendenza affettiva?

Sicuramente la soluzione non è lasciare il proprio compagno, perché si rimetterebbe in moto lo stesso circolo vizioso con il prossimo principe azzurro. Quello che invece bisogna fare è imparare ad essere indipendenti sotto ogni punto di vista: da quello emotivo a quello economico. In poche parole bisogna diventare ADULTI (“Alla ricerca delle coccole perdute”, Giulio Cesare Giacobbe), coltivare le proprie passioni e mantenere i propri spazi. E’ necessario un lavoro psicologico di crescita personale su se stessi, al fine di per arrivare ad un "Patter sicuro", attraverso il quale comprendere che non si è davanti ad una scelta manichea tra solitudine e dipendenza, ma ad un modo di vivere in cui non bisogna annullarsi bensì accettarsi per quello che si è.

Altra bibliografia essenziale:

"Gli errori delle donne (in amore)", Giorgio Nardone.
"Attaccamento e amore", Grazia Attili.
"Costruzione e rottura dei legami affettivi", John Bowlby.
"Attaccamento e perdita", John Bowlby (Vol. 1, 2 e 3).
"Attaccamento e rapporti di coppia", Lucia Carli.

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