Delitto di Garlasco: la Cassazione annulla l'assoluzione di Alberto Stasi, processo da rifare

La Cassazione ha deciso: annullata la sentenza di assoluzione di Alberto Stasi. La decisione resta in linea con il contenuto della requisitoria di ieri del procuratore generale.

Aggiornamento 18 aprile h. 12:30 - Alla fine la tanto attesa decisione della Cassazione è arrivata: annullata la sentenza di assoluzione per Alberto Stasi. Processo da rifare, in linea con il contenuto della requisitoria di ieri del procuratore generale. Trapelano già i primi commenti da parte dei legali di Stasi: "Leggeremo le motivazioni. Non ce lo aspettavamo". A questo punto il caso passerà dinanzi ad un'altra sezione della Corte d'assise d'Appello di Milano.

Aggiornamento 17 aprile h. 20:30 - Slitta a domattina alle h. 10:00 la sentenza della Cassazione sul delitto di Garlasco. L'assise giuridica ha deciso di prolungare la camera di consiglio dopo l'udienza di oggi pomeriggio. Domani il Presidente della Corte deciderà se passare alla lettura della sentenza oppure se prolungare ulteriormente le consultazioni.

Delitto di Garlasco: il procuratore generale chiede l'annullamento dell'assoluzione

17 aprile 2013 h.17:30 - Si attende in serata la sentenza della Cassazione, chiamata a pronunciarsi a favore o meno dell'assoluzione di Alberto Stasi, unico sospettato del delitto di Garlasco. Intanto filtra attraverso i media il contenuto della requisitoria del procuratore generale, Roberto Aniello, che ritiene Stasi colpevole e quindi giudica annullabile la suddetta assoluzione. Tutto da rifare quindi?

Probabilmente si. L'innocenza di Stasi, assolto dal tribunale di primo grado per insufficienza di prove e dai giudici della Corte d'Appello di Milano, non convince Aniello, il quale ha ravvisato delle incongruenze e delle "evidenti illogicità". Secondo il procuratore non è sostenibile la tesi della difesa che vorrebbe l'assassino di Chiara Poggi esterno alla cerchia dei nomi noti.

Aniello sostiene che ci siano buone ragioni per credere che l'omicida sia proprio Alberto Stasi, in quanto conosceva bene la vittima e aveva un movente per il delitto. Tramite la ricostruzione della pubblica accusa di quel 13 agosto 2007, Stasi sarebbe stato colto dal panico: non sicuro che Chiara fosse realmente morta, sarebbe infatti rientrato nella casa della ragazza per accertarsene, evitando scientemente le macchie di sangue sul pavimento.

Resta ancora da capire perché quel famoso capello biondo-castano fra le mani della vittima non sia ancora stato analizzato per estrarre il DNA mitocondriale. Secondo il pg questa sarebbe una delle tante "leggerezze" nelle indagini del caso. La difesa, avevamo già letto a seguito dello slittamento della sentenza, sosteneva l'inutilità dell'analisi di laboratorio. Ma a questo punto pare quasi scontato che questo indizio potrà essere determinante ai fini della chiusura definitiva della vicenda.

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