Cinema

Da Jane Campion a Robert De Niro, Cinema in Piazza 2026 chiude in trionfo con oltre 120mila spettatori

Pubblico seduto in una piazza al tramonto davanti a un grande schermo per una proiezione di cinema all’aperto Una proiezione di cinema all’aperto in una piazza romana, con grande pubblico e schermo illuminato al crepuscolo.

Si è chiusa lunedì 14 luglio a Roma la XII edizione de Il Cinema in Piazza, con la proiezione finale di Novecento di Bernardo Bertolucci tra Piazza San Cosimato, Parco della Cervelletta, Monte Ciocci e Cinema Troisi: dal 28 maggio l’iniziativa della Fondazione Piccolo America ha richiamato, secondo i numeri diffusi dagli organizzatori, oltre 120mila spettatori con 95 proiezioni, 50 incontri, 63 ospiti italiani e internazionali, due anteprime da Cannes e un programma costruito su 12 retrospettive, confermando il peso crescente della rassegna nel calendario culturale della capitale.

Il bilancio dell’edizione 2026 a Roma

Il dato che colpisce, più dei singoli nomi, è la continuità del pubblico: oltre 120mila presenze distribuite in quasi sette settimane, in luoghi diversi della città e con una formula che tiene insieme cinema gratuito, incontri dal vivo e spazi periferici. In cartellone sono passati grandi classici come Casablanca, autori contemporanei, restauri e proiezioni più laterali, fino alle visioni di Kenneth Anger; eppure il filo, spiegano dalla Fondazione, è rimasto sempre quello di un’offerta popolare nel senso pieno del termine, accessibile e non semplificata. A chiudere il percorso, non a caso, è stato Novecento, titolo simbolico, largo, collettivo. “La stampa estera ha riconosciuto che la XII edizione de Il Cinema in Piazza riporta Roma nel panorama culturale internazionale”, ha detto Valerio Carocci, presidente della Fondazione Piccolo America, insistendo su un punto che per gli organizzatori viene prima di tutto: la cultura, ha aggiunto, “è il cuore pulsante della vita di un contesto urbano democratico” e va portata anche nei territori meno centrali, solo allora davvero condivisa.

Le star internazionali e le anteprime dal Festival di Cannes

A sostenere il profilo internazionale della manifestazione è stato anche il parterre di ospiti, fitto e per certi versi trasversale: da Robert De Niro a Jane Campion, da Jacques Audiard a Isabella Rossellini, passando per Ian McKellen, Josh O’Connor, Thom Yorke, Marco Bellocchio, Léa Seydoux, Nicolas Winding Refn, Gaspar Noé, Hideo Kojima, Alice Rohrwacher, Pablo Larraín, Edgar Wright, Bruce Goldstein, Dario Argento e Mathieu Kassovitz. Non soltanto passerelle, però. Il programma ha ospitato le anteprime romane di L’Inconnue di Arthur Harari, presentato da Léa Seydoux, e di Her Private Hell, accompagnato dal Q&A tra Nicolas Winding Refn e Dario Argento: due titoli già transitati al Mubi Fest di Napoli e arrivati direttamente dal Festival di Cannes. Dentro un cartellone così, dove il classico dialoga con il contemporaneo e con il racconto degli autori, il pubblico ha trovato anche questo: la possibilità di vedere un film e, in quel momento, ascoltare chi quel cinema lo fa o lo ha attraversato da protagonista.

Un pubblico arrivato da tutta Italia e dall’estero

L’edizione 2026, sempre secondo i dati della Fondazione Piccolo America, ha attirato spettatori non solo da Roma e dal Lazio, ma da 34 città italiane distribuite in almeno 15 regioni, oltre che da quasi tutti i comuni della regione. C’è poi la geografia più curiosa, quella raccontata dagli accrediti e dalle presenze raccolte durante gli incontri: persone arrivate da Istanbul, Parigi, Bruxelles, Copenaghen, Bucarest, Londra, Budapest, Lisbona, San Francisco, dal Maryland e perfino dall’Australia. Un segnale che gli organizzatori leggono come conferma di una reputazione ormai consolidata fuori dai confini cittadini. “Questa edizione ha proposto, con un seguito di pubblico sempre crescente, un programma molto articolato, capace di attraversare epoche, linguaggi e pubblici diversi”, ha spiegato Mariella Lazzarin, direttrice creativa della programmazione. Poi il ringraziamento, più diretto: il merito, ha confidato, è di chi “ha animato le piazze” rendendo il **cinema un’esperienza collettiva, aperta e condivisa”. E forse è proprio qui il punto, tra le sedie all’aperto e le file prima delle proiezioni: non solo visione, ma rito urbano.

L’attesa per il 2027 e il progetto di una quarta area periferica

L’orizzonte adesso è già quello della XIII edizione del 2027, ma insieme ai risultati resta aperto anche un passaggio politico e organizzativo. Federico Croce, direttore generale della Fondazione Piccolo America, ha detto che l’ente attende “da mesi” un incontro con l’assessore Maurizio Veloccia per valutare l’estensione del progetto a una quarta area, estremamente periferica. L’idea è chiara: allargare ancora il raggio del Cinema in Piazza, portandolo dove l’offerta culturale è più rarefatta. Per farlo, ha ammesso Croce, serve “una collaborazione forte tra l’amministrazione e la Fondazione”. La richiesta arriva mentre la rassegna rivendica numeri solidi e una riconoscibilità che, nel tempo, ha trasformato un’iniziativa estiva in un appuntamento stabile del dibattito cittadino. Roma, in questa storia, resta al centro ma non basta a sé stessa: le piazze del centro, i parchi, i quartieri lontani. È lì che gli organizzatori vogliono tornare. E, se possibile, allargarsi ancora.

Change privacy settings
×