Yara Gambirasio, ultime notizie: il procuratore di Brescia impugna l'assoluzione a Bossetti per calunnia

a:2:{s:5:"pages";a:12:{i:1;s:0:"";i:2;s:35:"Yara, ultimo notizie: dicembre 2014";i:3;s:35:"Yara, ultimo notizie: novembre 2014";i:4;s:34:"Yara, ultimo notizie: ottobre 2014";i:5;s:36:"Yara, ultimo notizie: settembre 2014";i:6;s:33:"Yara, ultimo notizie: agosto 2014";i:7;s:33:"Yara, ultimo notizie: maggio 2014";i:8;s:32:"Yara, ultimo notizie: marzo 2014";i:9;s:34:"Yara, ultimo notizie: gennaio 2014";i:10;s:35:"Yara, ultimo notizie: novembre 2013";i:11;s:34:"Yara, ultimo notizie: ottobre 2013";i:12;s:36:"Yara, ultimo notizie: settembre 2013";}s:7:"content";a:12:{i:1;s:110886:"

È stata impugnata l'assoluzione per il reato di calunnia nei confronti di Massimo Bossetti. A deciderlo è stato il Procuratore generale del distretto di Brescia Pier Luigi Maria Dell'Osso, che ha competenza anche su Bergamo e ha depositato la sentenza. Infatti, aveva così dichiarato qualche tempo fa, prima che arrivasse la conferma:

"La Procura di Bergamo ha fatto un eccellente lavoro. Ho solo dei dubbi sull'assoluzione per calunnia. Potrei impugnare la sentenza solo per quel capitolo".

Il pm Letizia Ruggeri, titolare delle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, aveva chiesto alla Corte d’Assise di Bergamo che ha giudicato Bossetti, che all’imputato venisse anche riconosciuto il reato di calunnia nei confronti dell’ex collega Massimo Maggioni, che nel primo interrogatorio Bossetti chiamò in causa, paventando l’ipotesi che l’uomo potesse essere in qualche modo implicato nell’omicidio della 13enne di Brembate. Il presidente della Corte, Antonella Bertoja, aveva però assolto il muratore di Mapello da questo reato.

Il muratore di Mapello è stato condannato all'ergastolo per l'uccisione di Yara Gambirasio. L'appello alla sentenza è già stato depositato così come le motivazioni.

La famiglia di Bossetti chiama due nuovi consulenti

6 ottobre 2016

Non si arrendono Massimo Bossetti, condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, e la sua famiglia. Hanno avviato un'indagine alternativa sul delitto affidandosi a due nuovi consulenti.

Uno dei professionisti incaricati di trovare elementi per far riaprire la fase dibattimentale presso la Corte d'Assise d'Appello di Brescia ha spiegato:


“Su un punto siamo in disaccordo con i difensori: riteniamo che il Dna di Ignoto 1 trovato sugli slip e i legging della vittima sia probabilmente di Bossetti ma abbiamo trovato riscontri molto forti su una possibile contaminazione. Dimostreremo che Massimo è innocente perché altri avevano più opportunità, più moventi e più ragioni per commettere un delitto così atroce. Abbiamo già molti riscontri che ci dimostrano la validità della nostra pista”.

Il processo d’appello, probabilmente, partirà con questa nuova difesa. E non è detto che non si arrivi in cassazione perché la condanna di luglio è stata davvero pesante. Ecco la motivazione della sentenza:

La presenza del profilo genetico dell’imputato a provare la sua colpevolezza: tale dato privo di qualsiasi ambiguità è insuscettibile di natura alternativa, non è smentito né posto in dubbio da acquisizioni probatorie di segno opposto e anzi è direttamente confermato da elementi ulteriori.

A questo si aggiunge che l’omicidio non è un raptus:

Ha operato sul corpo della vittima per un apprezzabile lasso temporale, girandolo, alzando i vestiti e tracciando, mentre la ragazza era ancora in vita, dei tagli lineari e in parte simmetrici, idonei a causare sanguinamento e dolore ma non l’immediato decesso. Dopodichè ha lasciato la vittima ad agonizzare in un campo isolato e dove è stata trovata tre mesi dopo.


Bossetti condannato all'ergastolo

1 luglio 2016

È arrivata la sentenza. Questa sera alle 20.35, i giudici hanno condannato unitamente all’ergastolo Massimo Bossetti. La condanna arriva dopo circa 10 ore di camera di consiglio, quasi quattro anni di indagine raccolte in 60 faldoni e un dibattimento lungo 45 udienze con decine di testimoni.

L’imputato è rimasto impassibile durante la lettura del verdetto. I giudici gli hanno tolto la podestà genitoriale ed è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà. La corte presieduta da Antonella Bertoja, invece, lo ha assolto dall’accusa di calunnia nei confronti dell’ex collega di lavoro.

Se questo non bastasse, c’è anche il risarcimento: la Corte ha disposto provvisionali complessive per 1,2 milioni di euro per la famiglia Gambirasio. La mamma di Yara ha commentato:

Ora sappiamo chi è stato, anche se siamo consapevoli che Yara non ce la riporterà indietro nessuno. E andata come doveva andare, ma questa è e resta una tragedia per tutti che non ci restituisce indietro nostra figlia.

Il pm: “Il suo dna su Yara è come la firma del delitto”



17 giugno 2016

Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri non ha dubbi: ad uccidere Yara Gambirasio è stato Massimo Giuseppe Bossetti e il dna è la prova schiacciante.

“Il dna sul cadavere della vittima è chiaro come una firma che sia quello dell’imputato, ed è la provaprincipale che sia Bossetti l’autore del delitto di Yara. Il dna è chiaro che sia suo ed è la prova regina. Poi ci sono indizi che ricostruiscono il quadro accusatorio, come le riprese delle telecamere, le celle telefoniche, le fibre, le sfere”.

Le prove raccolte non sono state contaminate e non sono parziali, come ha sostenuto la difesa. E non è tutto, il pm, a proposito della mancata corrispondenza tra il dna nucleare e mitocondriale ha ribadito che si è arrivati a Bossetti

"attraverso il dna nucleare che è l'unico in grado di identificare un soggetto specifico".

Cadrebbe del tutto quindi l’ipotesi con la quale la difesa ha da sempre cercato di sgretolare le basi dell’impianto accusatorio: ovvero che il campione fosse contaminato e il test non ripetibile.

"Non lo dicono né il figlio né la moglie, né si può usare l'argomento che fosse un abitudinario e che avrebbe telefonato qualora avesse fatto tardi. Non si è mai visto uno che sta uccidendo una ragazza e telefona a casa per dire che è in ritardo".


La difesa: "Bossetti non l’ha mai vista né conosciuta"

10 giugno 2016

Nuova udienza per il processo a Massimo Bossetti, accusato della morte di Yara Gambirasio. La difesa ha ripercorso le varie udienze, sottolineando le testimonianze chiave:


«Nessuno ha visto Bossetti, o Yara con Bossetti, nessuno ha visto Yara salire sul furgone»

E’ questo il punto centrale su cui gli avvocati hanno cercato di focalizzare. L’ avvocato Camporini ha anche ricordato che una fisioterapista che lavorava nel centro sportivo quel pomeriggio fu molestata da un uomo.

«In un processo normale questo ne farebbe l’indiziato numero uno: c’è stato detto che sono state fatte indagini, ma non possiamo accontentarci di questo. Massimo Bossetti, fin dall’inizio, ha scelto la strada della sincerità: avrebbe potuto dire che si conoscevano e, quindi, che il Dna poteva derivare da un contatto e invece è un testone, bergamasco, un crucco: non l’ha mai vista né conosciuta».

La difesa parla mistificazione della realtà, mentre per l'accusa non ci sono dubbi sulla colpevolezza di Bossetti.

I genitori chiedono un risarcimento da 3,2 milioni di euro

Manca poco alla fine del processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Se dovesse essere giudicato colpevole Massimo Bossetti potrebbe essere anche condannato a pagare una cifra superiore ai tre milioni di euro. La richiesta di risarcimento è stata calcolata calcolato sulla base delle tabelle del tribunale di Milano relative al danno morale che ammonta esattamente a 3,2 milioni di euro, così suddivisi: 1,4 milioni per conto del papà e della sorella maggiore di Yara e 1,8 milioni per conto della madre di Yara.

A questi soldi si aggiungono anche 100 mila per il danno subito, ovvero per la calunnia, da parte del collega di lavoro di Bossetti, che ha cercato di far ricadere la colpa dell’omicidio di Yara su di lui. L’avvocato Andrea Pezzotta dei genitori, durante l’udienza, ha così sollecitato il murator:

«Ci dica come sono andate veramente le cose - ha detto -. Lei è un uomo tormentato: liberi la propria coscienza, così potrà vivere meglio. È lei che deve decidere e non le resta molto tempo. Per la famiglia sarebbe importantissimo saperlo».

Il pm chiede l'ergastolo e sei mesi di isolamento per Bossetti

19 maggio 2016

Il pm di Bergamo dopo una requisitoria di 12 ore ha chiesto l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno per Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. Un delitto consumato con crudeltà, sempre secondo il pm, che ha parlato di lesioni e dolore eccessivi e agonia particolarmente lunga. Il tutto aggravato dalla minorata difesa: una bambina contro un uomo.

Si torna in aula il 27 maggio e per l’occasione sarà presente anche Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti accompagnata dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, il legale che la segue. Finora Ester Arzuffi si è mostrata una sola volta, nell’udienza del 24 febbraio.

Venerdì saranno ascoltati gli interventi degli avvocati dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio, la sorella maggiore Keba (che non saranno in aula). Nella mattinata parlerà l’avvocato Enrico Pelillo, nel pomeriggio l’avvocato Andrea Pezzotta. Parola anche al legale di Massimo Maggioni. Bossetti deve rispondere anche di calunnia nei confronti di Maggioni, suo collega di lavoro in un cantiere a Palazzago, per i sospetti che gli aveva indirizzato nell’interrogatorio con il pm dell’8 luglio 2014.


Il pm Ruggeri: "Morta tra paura e dolore". Bossetti rischia l'ergastolo

13 maggio 2016

Sempre più grave la situazione di Massimo Bossetti, oggi in aula, seduto accanto ai suoi avvocati, con il maglioncino viola delle prime udienze. Il pm Letizia Ruggeri inchioda la sua requisitoria alla certezza scientifica della prova del Dna e non solo. Yara sembra essere stata uccisa in grandi sofferenze.

“L’abbondante produzione di acetone ritrovato tra gli organi di Yara, ha rivelato lo stress subito da questa bambina. Così come l’edema polmonare ci ha raccontato che ha avuto difficoltà respiratorie prima di morire. Stava perdendo sangue, avrà provato, dolore, paura e freddo”.

Sembrano ormai confermate anche le dinamiche: è morta in quel campo, colpita proprio lì. Non c’è stato trascinamento del corpo, che non è stata avvolta in un tappeto e poi portata nel campo di Chignolo, che non è stata spogliata e rivestita

Ed è proprio il freddo che alla fine la ucciderà, dopo una lunga agonia, senza arresto cardiaco: morta nel peggiore dei modi, abbandonata a pochi chilometri da casa dopo essere stata picchiata, senza probabilmente, nemmeno capire il perché. La traccia di Dna è stata confrontata con ben 23 marcatori quando ne sarebbero stati sufficienti 15, formata da 18 prelievi che hanno permesso di isolare 1000 microgrammi per microlitro, restituendo un profilo genetico inequivocabile, quello di “ignoto uno”.

Bossetti si è già detto pronto al peggio, perché probabilmente il pm chiederà l’ergastolo. La pena base per il reato di omicidio è di 21 anni, cui si aggiungono due aggravanti la minorata difesa (un uomo adulto contro un’adolescente) e l’aver "adoperato sevizie e aver agito con crudeltà".

Respinte le nuove perizie richieste dalla difesa. La sentenza dopo il 10 giugno

22 aprile 2016

Si mette male per Massimo Bossetti. La Corte d'Assise di Bergamo ha respinto tutte le richieste di perizie avanzate dalla difesa. In particolare l'attenzione era puntata sulla perizia relativa al dna trovatosi sugli indumenti della vittima 13enne. Una traccia genetica mista su cui, secondo la difesa, c'erano delle "anomalie", rendendo di fatto necessari ulteriori approfondimenti. Tesi non condivisa dall'accusa e ora anche dalla Corte presieduta da Antonella Bertoja.

I giudici di Bergamo hanno acconsentito invece ad alcune richieste integrative di prova documentale tra cui le lettere 'hot' ("tutte, per intero e nell'originale")che l'imputato ha scambiato in carcere con la detenuta Gina. E non è tutto, sono stati ammessi come nuovi elementi di prova anche alcune slide fornite dai carabinieri relative all'indagine sulla morte della 13enne di Brembate, mentre sono state respinte altre richieste di prova documentale avanzate dai legali dell'unico imputato in carcere per il delitto di Yara.

Questa situazione fa presumere che la Corte d’Assise sia per la colpevolezza di Bossetti. La sentenza non arriverà, però, prima del 10 giugno. In aula, l’appuntamento è il 13 maggio, a seguire il 18, il 20 e il 27 maggio.

Venerdì potrebbe esserci un anticipo di sentenza

Venerdì è un giorno importante per Massimo Bossetti e per i genitori di Yara Gambirasio. L’udienza dovrebbe essere un anticipo di sentenza. I giudici di Bergamo, infatti, sono chiamati a esprimersi sulle perizie chieste dalla difesa di Massimo Bossetti, unico imputato per il delitto di Yara Gambirasio. Una risposta che può tenere accese le sue speranze o ridurle definitivamente.

Quali sono gli scenari futuri? Se la Corte dovesse respingere il supplemento di indagine invocato dai legali dell'imputato, che consiste in 5 perizie (di cui una sul Dna), il pm Letizia Ruggeri chiederà il massimo della pena per chi è accusato di aver ucciso, la sera del 26 novembre 2010, la 13enne di Brembate. Al contrario se la richiesta fosse accolta, si allungherebbero i tempi della giustizia e la nomina dei periti cui affidare l'incarico farebbe slittare la sentenza di primo grado a dopo l'estate.

Le altre perizie, invece, sono per capire l'epoca della morte e quanto il corpo è rimasto nel campo di Chignolo d'Isola, poi è stato richiesto l'allineamento dell'orario delle tre telecamere che la sera della scomparsa di Yara inquadrerebbero il furgone di Bossetti, infine un nuovo esame sulle fibre e le piccole sfere metalliche trovate su corpo e indumenti della vittima.

Chiamato a deporre anche il figlio di Massimo Bossetti

Aggiornamento 15 aprile 2016

È stato chiamato a deporre anche il figlio di Massimo Bossetti, Nicholas di 14 anni. Prima di lui è intervenuto Luigi Nicotera, perito informatico e consulente della difesa di Massimo Bossetti, che ha illustrato le sue analisi sui cellulari di Yara Gambirasio e Massimo Bossetti, nel corso delle quali si è cercato – tramite le celle telefoniche – di stabilire se fosse possibile individuare la posizione geografica dei due terminali la sera della scomparsa della ragazzina (26 novembre 2010) tra le 17,30 e le 18,55.

Nicotera ha sostenuto che una cella telefonica può raggiungere un’ampiezza notevole, fino a 5 chilometri quadrati, e che per questo non è possibile avere la posizione esatta di un telefonino, ma solo stabilire un’area dove probabilmente si trova.

Come mai, invece, la scelta di ascoltare anche la testimonianza del figlio? Lo ha spiegato l’avvocato Claudio Salvagni:

È importante per tratteggiare la figura del padre. Vogliamo dimostrare che il nostro assistito è una persona assolutamente normale, un padre affettuoso e quindi non un killer come è stato dipinto.

Gli avvocati di Bossetti chiederanno la perizia sul codice genetico

Dopo numerose testimonianze e colpi di scena, il processo sulla morte di Yara Gambirasio è arrivato a un punto quasi inevitabile. I legali di Massimo Bossetti venerdì prossimo (il 15 aprile) chiederanno che venga disposta una perizia sul codice genetico che venne ricavato da tre minuscole tracce miste di sangue rimaste sui leggings e gli slip della piccola Gambirasio.

È stato proprio attraverso questo esame che Bossetti è finito in galera. Ricordiamo che il confronto con il confronto con il dna del muratore di Mapello, dopo avere ottenuto un campione salivare con il pretesto dell’alcoltest. Una comparazione che all’epoca diede un match scientificamente sicuro e portò al fermo dell’artigiano. Questo risultato è sempre stato messo in dubbio dalla difesa, anche perché è l’unica prova schiacciante a oggi.

Non è tutto. L'udienza di venerdì vedrà deporre come teste a difesa il figlio maggiore di Bossetti, un ragazzo che oggi ha quindici anni. Si inizierà alle tre del pomeriggio, a porte chiuse. Nel corso della mattinata, invece, deporranno altri testimoni chiamati dai difensori, fra cui una fisioterapista che dichiarò di essere stata importunata attorno alle sei e mezzo della sera del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve, un tecnico della Vodafone, due testimoni scelti dalla difesa fra amici e conoscenti dell’imputato.

Numerose incongruenze nella testimonianza del custode della palestra

21 marzo 2016

Una nuova e inquietante testimonianza ha creato un po’ di sgomento. Walter Brembilla, il custode del centro sportivo di Brembate Sopra in cui si allenava la giovane ginnasta, ha ricostruito in Aula la serata di quel drammatico 26 novembre 2010, chiamato a deporre dagli avvocati di Massimo Bossetti:

“Quella sera a mezzanotte cercammo Yara in palestra, pensando fosse rimasta dentro. Dopo mezzanotte è venuta da me l’istruttrice Laura Capelli e mi ha detto che non si trovava più la Yara, la Gambirasio Yara. Abbiamo acceso tutte le luci della palestra e abbiamo iniziato a cercarla lì, pensando fosse rimasta dentro. Ma niente. Allora controllammo anche all’interno del campo da calcetto. Nulla. Guardammo anche all’interno di una casetta in muratura utilizzata come deposito di attrezzi. Ma non c’era”.

Brembilla non è la prima volta che viene chiamato in aula e quello che ha destato stupore sono le incongruenze nelle quattro precedenti testimonianze dell’uomo agli inquirenti. Come mai?

Avevo paura che mi davate la colpa perché ero il custode. Ero sotto pressione, sono stato in questura un casino di volte. Se non fossi stato in grado di dare risposte molto precise sugli orari, avrebbero sospettato di me. Ma io non ho visto niente.

Nel primo verbale, 5 giorni dopo la scomparsa di Yara, l'uomo aveva riferito di essere rimasto a casa (l'abitazione si trova all'interno del complesso) dalle 17.40 alle 19. Poi aveva raccontato di essere andato a prendere un ragazzo che si doveva allenare alla stazione di Ponte san Pietro e di averlo riportato. Ricordiamo che Brembilla è risultato negativo agli esami del Dna. In aula è stata chiamata anche Cinzia Fumagalli in difesa del carpentiere.

“Intorno alle 19 stavo portando fuori il sacco dell’immondizia e all’improvviso sentii un urlo come strozzato. Sembrava una persona giovane. Non so dire se fosse di un ragazzino o di una ragazzina. Poi ho visto un furgone chiaro transitare a tutta velocità in via Papa Giovanni. Non l’ho visto bene. Non so che tipo di cabina avesse. Ma la parte posteriore era chiusa (quello di Bossetti è aperto, Ndr). Non ho invece potuto vedere in quale direzione andasse”.

Massimo Bossetti: "Quel furgone nelle immagini non è mio"

17 marzo 2016

Massimo Bossetti continua a difendere la sua posizione e a dichiararsi innocente. Nell’udienza di ieri ha rilasciato un’altra dichiarazione choc sul furgone. Ricordiamo che sul corpo della ragazzine sono state ritrovate delle fibre appartenenti ai sedili dell’Iveco del presunto assassino e il mezzo è stato ripreso più volte dalle telecamere di zona la sera della scomparsa della ragazzina. L’autocarro nelle immagini degli inquirenti non è suo, sulla bade di differenze morfologiche, come la lunghezza del cavalletto.

Ha installata una cassetta doppia rispetto alla mia. Il mio ha solo una maniglia di apertura ma questo ne ha due.

Qual è l’alibi di Bossetti? Era lì per comprare le figurine ai bambini. Davanti a un mazzetto, portato in aula dalla moglie Marita Comi, ha dichiarato:

Ce ne sono molte altre - ha detto - e qualche volta lasciavo anche il numero di telefono e gli edicolanti mi chiamavano perché io potessi completare la serie.

L’edicolante, però, non l’ha riconosciuto:

Mente, non è possibile che non mi ricordi.

Poi in aula è stato chiamato un nuovo testimone, un giovane che nel novembre 2010 aveva 11 anni e frequentava lo stesso centro sportivo. Il ragazzo ha raccontato che in quel periodo, mentre lasciava il complesso sportivo da cui sparì la ragazza, aveva visto una ragazzina parlare con tre uomini nel pressi di un furgone bianco chiuso (quindi diverso dall’Iveco di Bossetti). Il ragazzo non è riuscito a collocare l’episodio in una data precisa, ma ha ricordato che la ragazzina aveva i capelli raccolti in uno chignon e indossava un giubbotto nero con la scritta Hello Kitty.


Massimo Bossetti oggi in aula: "Quel Dna non mi appartiene"

Aggiornamento 11 marzo 2016

Bossetti è tornato in aula proprio oggi. Questa è la trentaduesima udienza ed è la seconda settimana consecutiva che viene ascoltato. La settimana scorsa aveva detto di non aver mai visto, né conosciuto la tredicenne e che i testimoni ascoltati prima di lui avevano tutti mentito.

"Rispondo a tutto, non ho niente da nascondere. Sono uno dei pochi imputati che ha accettato l'esame incrociato anziché le semplici dichiarazioni spontanee. Prima mi "fidavo" di quello che mi sentivo dire, poi seguendo tutto il processo ho visto che tante prove sono cadute. Adesso andrò fino in fondo per dimostrare mia innocenza".

Questa la dichiarazioni di Massimo Bossetti, prima di entrare in tribunale per essere interrogato, come riporta Repubblica. Alla pm Letizia Ruggeri, la prima a sottoporlo all'esame incrociato, ha invece dichiarato:

"Quel Dna non mi appartiene, è strampalato e per metà non corrisponde. E' dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda, visto che non ho fatto niente e voi lo sapete".

La pm ha ribattuto:

"Evidentemente la vicenda non è strampalata come dice lei".

una nuova donna nella vita di Massimo Bossetti

2 marzo 2016

La perfetta coppia Massimo Bossetti e Marita Comi è più volte vacillata, dando la sensazione di essere più una coppia di facciata. Vero, falso? Sono solo supposizioni, anche perché nell’omicidio di Yara Gambirasio ancora molte domande sono senza una risposta e soprattutto c’è un’unica prova importante, il Dna. Come riporta Il Giornale, dagli interrogatorio della moglie, Marita Comi, spunta una nuova misteriosa donna nella vita di Bossetti.

Sembrerebbe che il carpentiere abbia un'amica, probabilmente una detenuta. Tra i due è nata una specie di amicizia di penna. La donna si chiamerebbe Gina, la sua presenza è confermata anche dalla moglie di Bossetti: in un interrogatorio, la Comi prima dice di non conoscere chi sia questa persona. Poi invece si ricorda: "Ah sì, quella delle lettere".

La situazione però non si è voluta approfondire. Gli avvocati di Bossetti hanno chiesto e successivamente ottenuto dal giudice Antonella Bertoja l' inammissibilità della domanda. Fuori dalla aule del tribunale, i legali Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno precisato che ignorano l'identità di Gina.

La moglie di Bossetti: "Le ricerche porno sono mie"

Aggiornamento 26 febbraio 2016

Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, cambia nuovamente le carte in tavola e si assume la responsabilità delle ricerche pedopornografiche trovate nel computer del marito. Secondo quanto dichiarato dalla donna, cercava di tutto dai filmati sadomaso a «come rimorchiare una ragazza in palestra». E lo faceva da sola o con il marito Massimo Bossetti, quasi in una sorta di gioco erotico tra loro. Ma non ha mai «fatto ricerche con la parola tredicenne». Ne è sicura Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, che ha deposto al processo a carico del marito davanti alla Corte d’Assise di Bergamo.

«Conosco mio marito, se non mi avesse detto la verità sarebbe crollato subito. Se avessi avuto dubbi sulla sua innocenza lo avrei lasciato, anche per tutelare i miei figli».


Massimo Bossetti sarà ascoltato in Corte d'Assise di Bergamo il prossimo 4 marzo. Lo ha comunicato la presidente della Corte Antonella Bertoja al termine dell’ultima udienza. Per quanto riguarda la dichiarazione della teste che conferma la presenza del presunto killer davanti alla palestra, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno commentato:

«Possiamo dimostrare che Bosseti non poteva essere lì».

Nuovo testimone oggi in auta: "Ho visto Yara e Bossetti in auto"

Oggi in aula ha deposto un super testimone. Si tratta di Alma Azzolin, una donna di Trescore Balneario che ha raccontato di aver visto Bossetti a Brembate Sopra in compagnia di una ragazzina. Quella ragazzina era Yara.

Ha visto Bossetti ben due volte. L’uomo è arrivato a bordo di una station wagon, poco dopo è arrivata una ragazzina con i capelli lunghi ed è salita in auto. L’uomo mi fissava. La seconda volta all’Eurospin. Ero nel supermercato a prendere delle bibite e alla cassa ho rivisto lo stesso uomo con delle birre, l’ho riconosciuto.

Ha poi raccontato che dopo il fermo di Bossetti, il 14 giugno 2014, guardando una trasmissione televisiva che mostrava anche il parcheggio del cimitero si era ricordata della circostanza e ne aveva parlato con i carabinieri, poi era stata convocata dai militari per deporre.

La macchina si è fermata vicino alla mia e un uomo con gli occhi chiarissimi mi fissava e mi ha messo a disagio.

Poi si accorse della bambina:

All'inizio non sapevo chi fosse quella ragazza, le davo 13/14 anni. Aveva una maglietta color salmone e i capelli mossi che si muovevano mentre correva. Poi quando Bossetti è andato in televisione, ho capito che potevo aiutare a sciogliere questo mistero. La ragazzina sull’auto era Yara, ho intravisto anche l’apparecchio ai denti. La polizia mi mostrò alcune fotografie di Yara e l’ho riconosciuta nella ragazzina che avevo visto.

(v.r)

Oggi udienza sul Dna, ancora molti i dubbi sulle prove genetiche

Aggiornamento del 3 febbraio 2015, ore 10.50

Continua il processo e continuano le polemiche sul Dna. Il consulente di parte civile della famiglia di Yara Gambirasio, Giorgio Portera, condivide il risultato della relazione del Ris per quanto riguarda l'appartenenza del dna trovato sul corpo della ragazza a Ignoto 1 e la conclusione che ha portato gli investigatori a ricondurre il dna di Ignoto 1 "a quello dell'odierno imputato", quindi a Massimo Bossetti.

Non è della stessa opinione il genetista Sarah Gino, consulente della difesa di Massimo Bossetti, che ha messo in luce sette peli, trovati sul corpo di Yara, che non appartengono né alla vittima né al muratore di Mapello, unico imputato per l'omicidio della tredicenne. Ciò vuol dire che, sempre secondo l’esperta, che non vi è stata contaminazione sulla scena del crimine.

A questo quadro si aggiunge il problema del Dna: secondo il biologo manca la corrispondenza del Dna nucleare di Massimo Bossetti con quello Dna Mitocondriali trovati sul corpo di Yara. Il genetista, tra le altre cose, ha affermato a proposito del Dna nucleare che è stato attribuito a Bossetti che si tratta di "un pezzo di Dna e non di una traccia forense".

Massimo Bossetti scrive una lettera dal carcere: "Sto male, la mia dignità è distrutta"

Aggiornamento dell'11 gennaio 2015, ore 10.50

Massimo Bossetti, l'unico accusato per l'omicidio di Yara Gambirasio, dal carcere scrive una lettera al settimana Oggi in cui racconta come sta e soprattutto come si sente:

“Con una dignità completamente distrutta, continuamente stuprata dai media, e tutti i giorni, mesi e forse anni trascorsi ingiustamente in questa cella per i loro dannati sbagli. Chi mi ridarebbe la vita, famiglia e dignità che totalmente mi hanno distrutto?”.

Per la prima volta, Bossetti racconta la sua vita da detenuto.

“Sto terribilmente soffrendo per tutta questa lontananza dal mio amore Marita e i miei fantastici adorabili cuccioli, tutto perché al giorno d’oggi essere innocente si diventa altamente scomodo per tanti altri”.

Bossetti accusa la stampa, ma non solo la stampa, anche alcuni colleghi. E poi nella lettera emerge anche una fatica a vivere:

“Il mio dolore, rabbia, sofferenze affondano sempre più il mio desiderio di vita… Mi hanno vivisezionato la vita, la famiglia e dignità completamente distruggendola…”.

Non è l’unica lettera del Muratore di Mapello. Avrebbe scritto anche ai genitori di Yara. La lettera è in mano al suo avvocato Claudio Salvagni, il quale si è limitato a confermare spiegando che la lettera sarà consegnata a Fulvio e Maura Gambirasio solo alla fine del processo in corso alla Corte d'Assise di Bergamo. Non è noto il contenuto della missiva.

Dissequestrate Massimo, scatta online la petizione per i domiciliari

Aggiornamento dell'8 gennaio 2015, ore 10.54

È stata lanciata su Change.org una petizione per chiedere i domiciliari di Massimo Bossetti, dopo che il 22 dicembre la Corte d'Assise di Bergamo ha respinto la richiesta degli avvocati del carpentiere di Mapello accusato in primo grado dell'omicidio di Yara Gambirasio.

La petizione è stata lanciata da Cristina Bigi, 40 anni di Milano in base a quanto riferiscono i dati sul profilo, ed è stata intitolata "Dissequestrate Massimo". La lettera "Chiediamo gli arresti domiciliari per Massimo Bossetti" verrà inviata al ministro di Giustizia, Andrea Orlando. In sei giorni (è stata infatti aperta il primo gennaio) sono 178 le persone che hanno sottoscritto, convinte dal ragionamento di Cristina Gibi:

"Fino al terzo grado di giudizio è giusto che Bossetti possa rimanere a casa con la propria famiglia. Come è stato ad esempio anche per Alberto Stasi. Se non sono disponibili questi braccialetti elettronici, possiamo anche comprarglielo noi. Non conosco personalmente Bossetti, mi batto solo per la giustizia. Tante cose non mi tornano in questa indagine".

Le motivazioni della signora si concludono così

“Ho preso parte nel 2011 al funerale di Yara e ho un figlio che ora avrebbe la sua età. Posso capire cosa sta provando sua madre e voglio che si arrivi alla verità su questo caso”.

Oggi, inoltre, al Tribunale di Bergamo, riprende il processo. Davanti alla Corte d’Assise sarà Ezio Denti a parlare, criminologo investigativo che fa parte dei consulenti della difesa. Successivamente sarà un vecchio amico di Bossetti a presentarsi in aula. Infine testimonierà un consulente dell’accusa, che si è occupato dell’analisi chimica relativa alle micro sfere di metallo trovate sugli indumenti e sotto le suole delle scarpe di Yara.

Respinta la richiesta dei domiciliari, Bossetti visita la camera ardente del padre

Aggiornamento del 28 dicembre 2015, ore 09.51

È stato un Natale molto complicato per Massimo Bossetti. Prima è arrivata la notizia che la Corte d'assise di Bergamo ha respinto la richiesta dei domiciliari avanzata durante l’ultima udienza dai suoi legali. La decisione sarebbe – nuovamente – stata motivata dal pericolo di reiterazione del reato.

Massimo Bossetti ha però ottenuto l’autorizzazione di uscire dal carcere per essere accompagnato a far visita alla camera ardente del padre legittimo, Giovanni, morto nelle prime ore del mattino del 25 dicembre. Ammalato da tempo, aveva 73 anni. È rimasto all’interno per 40 minuti, poi è stato riportato in carcere con il furgone della polizia penitenziaria. All’interno della camera ardente c’erano sua madre Ester Arzuffi, sua sorella gemella Laura Letizia e altri familiari.

Non è stato ancora deciso se potrà o meno partecipare anche ai funerali del padre legittimo, fissati per martedì alle 10 a Terno d’Isola. La sorella gemella ha così commentato:

Da due settimane era ricoverato: alternava periodi di ricovero a periodi a casa. Ora ci auspichiamo davvero che Massimo possa partecipare al funerale: del resto lo avevano già autorizzato per due volte a fargli visita quando era ricoverato in ospedale.

La difesa chiede i domiciliari per Bossetti

Aggiornamento del 21 dicembre 2015, ore 15.28

I legali di Massimo Bossetti hanno chiesto gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico per il muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. Secondo l’avvocato non c’è pericolo di fuga o di inquinamento del prove. Marita Comi, moglie dell’imputato, si è detta disponibile ad accoglierlo a casa. La pm Letizia Ruggeri, invece, si è opposta alla richiesta dei legali, la Corte si è riservata di decidere e ha cinque giorni di tempo per farlo. Molto duro il commento dell’avvocato dei Gambirasio, Enrico Pelillo:

Mi sembra che, sfruttando il clima natalizio, si sia avanzata una richiesta che vi fa capire le dichiarazioni dell'imputato in questa udienza e nella precedente, mentre è rimasto in silenzio quando in aula passavano le immagini raccapriccianti della 13enne. Se è vero, come dice la difesa, che un uxoricida non può più uccidere perché ha ucciso la moglie, di ragazzine di 13 anni ce ne sono ancora tante. La difesa dice che i due vivevano in mondi diversi e non si erano mai incontrati, è perché l'imputato è vivo e la vittima è altrove.

Durante l’ultima udienza Massimo Bossetti è tornato a parlare in aula, in occasione della testimonia dell’ex collega Massimo Maggioni. Bossetti in passato avrebbe gettato dei sospetti sull’ex collega, che sembra essere estraneo ai fatti:

Quello che ho detto riferendomi a Maggioni, era una semplice esternazione di un sospetto. Sono sempre stato rispettoso davanti al pm e da subito ho detto che non volevo accusare nessuno e solo dare un sospetto investigativo. Se però dopo mi accusano di calunnia, questo aspetto non lo vedo chiaro: se uno sente di avere un dubbio, un sospetto, dovrebbe essere ascoltato. Se poi tutto risulta infondato, va bene. Io non volevo calunniare nessuno.

Una nuova testimonianza incastra Bossetti

Aggiornamento del 10 dicembre 2015, ore 15.36

Una testimonianza chiara, che non lascia dubbi alle interpretazioni. È quella di Federico Fenili, 49enne di Valbrembo: la sera del 26 novembre 2010, stava accompagnando la figlia al corso di nuoto agli impianti sportivi di Brembate Sopra, gli stessi dove Yara è stata vista per l’ultima volta.

Stavo portando mia figlia al corso, che si tiene tra le 18,40 e le 19,30. Percorso il rettilineo dovevo svoltare a sinistra per parcheggiare. Dal lato opposto ho visto arrivare un furgone chiaro a tutta velocità, Erano le 18,40: ricordo di aver guardato l’orologio sul cruscotto perché ero in ritardo.

Un orario interessante, in quanto compatibile con la sparizione della ragazza. Durante l’udienza si è tornati a parlare dei presunti video tarocchi. Enrico Pelillo, legale di parte civile Gambirasio, al termine del l'udienza del processo a Massimo Bossetti.

Mi pare che oggi si siano sgombrati definitivamente i dubbi sul furgone. Nessuno può più parlare di tarocco. Il Ris ha fatto un lavoro certosino e probante.

Il difensore Claudio Salvagni:


"Finalmente si è sgombrato il campo da ogni equivoco. C'è solo l'immagine di via Caduti dell'Aeronautica che, confrontata con il mezzo del mio assistito che porta a una probabilità".


Per la prima volta dall’inizio del processo, Bossetti ha perso le staffe. Si stava affrontando un’altra tematica delicata, quel del suo presunto tentativo di suicidarsi.

Non è vero che ho mai minacciato di uccidermi...

Ha detto Bossetti rivolgendosi ad Ennio Panzeri, un imprenditore della provincia di Bergamo con cui in passato Bossetti ha collaborato, chiamato a testimoniare:

Mi disse che stava passando un periodo difficile con sua moglie. E minacciò anche il suicidio

Offerte in parrocchia per la famiglia di Bossetti

Aggiornamento del 10 dicembre 2015, ore 10

La vita della famiglia di Massimo Bossetti è stata sconvolta da quando l'uomo è stato arrestato con una pesante, accusa, quella di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio. Una famiglia composta da Marita Comi, moglie dell'uomo, e dai loro figli, che oggi riceve la solidarietà di alcune persone che hanno deciso di aiutare economicamente questo nucleo famigliare, che non può più contare sulla fonte di reddito del papà, carpentiere in carcere da tempo per l'accusa di omicidio.

Per questo motivo, alcune persone, rimaste ovviamente anonime, hanno voluto dare un sostegno economico alla famiglia dell'uomo, portando nella parrocchia di Sotto il Monte Giovanni XXIII una busta con un po' di contanti. La busta è stata consegnata a mano al Monsignor Claudio Dolcini, al quale è stato chiesto di portarla dalla moglie di Massimo Bossetti.

Il sacerdote spiega:

Non intendo quantificare questo fenomeno che comunque c'è e nasce tutto dal territorio. Chi viene in parrocchia per offrire un minimo di solidarietà economica non dice nulla sul processo in corso, lascia i soldi e basta. Non si tratta né di innocentisti né di colpevolisti, nel senso che io non chiedo nemmeno e non mi addentro in questi ragionamenti. La decisione sull’innocenza o la colpevolezza di Massimo spetta ai giudici del tribunale di Bergamo, ma in parrocchia certe dinamiche non entrano: questo è solo un esempio di carità cristiana.

Via | Corriere

(p.c.)

Nessun testimone conferma l'alibi di Bosetti

Aggiornamento del 3 dicembre 2015, ore 15.31

Nessun teste ha confermato l’alibi di Bossetti. Il muratore di Mapello, per giustificare la sua presenza a Brembate Sopra, aveva sostenuto di essere stato in più riprese in zona perché si sarebbe recato dal meccanico, dalla commercialista e in diverse edicola ad acquistare le figurine per i figli.

Gli edicolanti hanno sostenuto che non fosse un cliente abituale e in molti hanno semplicemente affermato di non ricordare (come il commercialista e il carrozziere), mentre le estetiste hanno raccontato che Bossetti era solito farsi le lampade abbronzanti una o due volte alla settimana, a volte anche tre. Nel corso degli interrogatori l'imputato aveva invece dichiarato di farsi solo raramente le lampade, anche per questo in aula ha scosso la testa di fronte alla deposizione delle estetiste.

Quello che risulta sospetto invece è l’acquisto di sabbia. Bossetti si è rivolto a Giancarlo Bonacina, socio della Edil Bonacina di Chignolo d’Isola, per comperare un metro cubo di sabbia il 9 dicembre 2010. Sono i giorni successivi alla scomparsa della tredicenne di Brembate Sopra, il cui cadavere verrà ritrovato il 26 febbraio 2011 tra le sterpaglie del campo di via Bedeschi, proprio a Chignolo.

Perché è un dettaglio importante? Per l’accusa, quel metro cubo di sabbia, registrato in una bolla di trasporto, è stata solo una scusa per permettere a Bossetti di passare nella zona del campo dove Yara era stata abbandonata agonizzante la sera del 26 novembre, due settimane prima. Giancarlo Bonacina ha infatti dichiarato che Bossetti era stato un cliente saltuario prima del 2010 e che non lo vedeva da parecchio tempo. Ovviamente, trattasi solo di supposizioni perché attualmente a carico di Bossetti c’è solo il Dna.

Capelli di una donna trovati sul corpo della vittima, è la mamma di una compagna

Aggiornamento del 24 novembre 2015, ore 09.31

Un nuovo sospettato entra nel caso della morta di Yara Gambirasio, attualmente c’è il processo in corso. Peli o capelli di donna sono stati trovati incastrati tra il giubbotto di Yara Gambirasio e il terreno di Chignolo d'isola, dov'è stato rinvenuto il corpo della ragazzina. Sembrerebbe che questi reperti appartengano a Rosita Brena, una donna che ha lo stesso cognome dell'insegnante di Yara, Silvia Brena, ma non sono parenti.

Dopo le analisi, il Dna mitocondriale di Rosita, infatti, coincide perfettamente con il Dna dei capelli trovati incastrati nel giubbotto della tredicenne di Brembate. Chi la signora Brena? È una donna adulta con due figli e si è lasciata intervistare da un’inviata di Pomeriggio Cinque, senza apparire in video. Forse i capelli trovati su Yara potrebbero essere di sua figlia, una ragazzina coetanea della vittima, amica e compagna di Scuola. Così riporta le parole di Rosita Brena il Tgcom:

Mia figlia andava a scuola con Yara. Erano nella stessa classe, per cui mi sembra più che probabile che ci fosse un capello di mia figlia sul suo corpo, perché ovviamente le ragazzine si abbracciano, si sta insieme in classe e può essere che sia successa questa cosa. La cosa più ovvia è questa.

Potrebbe essere falso video del furgone di Bossetti vicino alla palestra

Aggiornamento del 2 novembre 2015, ore 10.41

Nuove accuse e nuove indiscrezioni sul processo a Massimo Bossetti. Sembrerebbe che il video del furgone del muratore di Mapello, nei pressi della palestra, non sia autentico. Scrive così Luca Telese su Libero:

"Quel documento è stato confezionato dai Ris e diffuso ai media, ma che incredibilmente non compare nel fascicolo processuale. E subito dopo ho scoperto un secondo elemento che non sono come definire altrimenti: questo filmato, immaginifico e decisivo, è un falso. Un filmino tarocco".

A sostenere il falso è stato, da come si apprende dall’ huffingtonpost, il comandante dei Ris dei Carabinieri Giampietro Lago. Sempre dal Comandante però arriva una seconda interessante novità:

“Gli esiti del lavoro di comparazione tra le sfere di metallo trovate sul corpo e quelle acquisite dall'autocarro dell'imputato supportano le ipotesi che sia stato il tessuto del sedile del mezzo all'origine di quelle particelle trovate sul cadavere".

Quindi le sferette di metallo (individuate con uno strumento che ingrandisce le particelle 200.000 volte più di uno tradizionale) sono risultate essere composte da del ferro e in parte di manganese e cromo. Materiali praticamente assenti nel terreno dov'e' stato trovato il corpo di Yara e anche negli indumenti degli studenti o delle ragazze della palestra di Brembate Sopra, ma che erano presenti in grandissima quantità sui sedili del furgone di Bossetti. Questa prova si va aggiungere a quella dei leggings.

Le fibre trovate sui leggings di Yara corrispondono a quelle del sedile di Bossetti

Aggiornamento del 28 ottobre 2015, ore 10.41

Gli indizi a carico di Massimo Bossetti si stanno facendo pesanti. La deposizione di Giampiero Lago, comandante dei Ris di Parma, durante il processo per la morte di Yara Gambirasio, è sicuramente stata incisiva, perché l’esperto ha dichiarato che c’è piena compatibilità tra le fibre del tessuto dei sedili del furgone Iveco Daily di Massimo Bossetti e quelle rintracciate sui leggings indossati da Yara Gambirasio il giorno della sua scomparsa.

A dimostrarlo sono le analisi chimico-merceologica. Al momento del ritrovamento del corpo, il 26 febbraio 2011, i leggings indossati da Yara erano piuttosto rovinati, soprattutto nella parte posteriore che combaciava con il terreno. Gli esperti del Ris hanno tuttavia rintracciato sui pantaloni delle fibre estranee. Si è resa dunque necessaria una sperimentazione più approfondita. Giampiero Lago ha così spiegato:

Abbiamo acquistato sul mercato un paio di leggings analogo a quelli della vittima, e li abbiamo fatti indossare a una collega con caratteristiche fisiche, soprattutto per quanto riguarda il peso corporeo, a quelli di Yara. L'abbiamo fatta sedere per pochi secondi sui sedili e abbiamo verificato quante e quali fibre dei sedili stessi siano state trasferite sui leggings. È stato un esperimento necessario per verificare la tendenza di questo tessuto, tipico dei veicoli commerciali e dunque molto resistente, a rilasciare fibre. Per morfologia, compatibilità chimica indistinguibilità cromatica e percentuale di rilascio del tessuto, abbiamo avanzato una diagnosi di piena compatibilità.

Bossetti 195 volte a Chignolo d'Isola dopo la scomparsa

Aggiornamento del 21 ottobre 2015, ore 11.02

Durante il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, continuano a essere svelati dei dettagli molto interessanti per ricostruire quanto è avvenuto la sera della sua scomparsa. Fra il 19 settembre e il 26 novembre del 2010 (poco più di 2 mesi) il cellulare di Massimo Bossetti agganciò la cella di Chignolo d’Isola 13 volte. E non è tutto, nei cinque mesi dopo la sparizione della ragazzina di Brembate, avvenuta il 26 novembre del 2010, il cellulare del carpentiere ha invece agganciato la stessa cella ben 195 volte.

A dare queste informazioni è stato il maresciallo del Ros di Brescia Giuseppe Gatti, che ha precisato che, di quelle 195 volte, 40 agganci sono stati registrati fino al 26 febbraio del 2011, quando il corpo della ginnasta fu ritrovato. Gli altri 155 contatti sono avvenuti dopo il ritrovamento e fino a maggio. E non è tutto, c’è un altro dettaglio a insospettire. Per sette giorni, Bossetti e la moglie Marita Comi non si sono mai sentiti al telefono: un buco che va dal 21 al 28 novembre 2010, proprio quando scomparve la ragazzina.

Esiste però la testimonianza di un esperto che potrebbe aiutare il presunto assassino. Francis Collins, genetista statunitense, «padre» del genoma e massimo esperto di genetica sostiene che il Dna possa essere trasferito. Francis Collins ha rilasciato un'intervista esclusiva al quotidiano «L'Eco di Bergamo» che sarà pubblicata sull'edizione di domani, giorno in cui riprende anche il processo. Come può avvenire questo trasferimento? Può accadere molto spesso se sangue, saliva, liquidi seminali e altri fluidi corporei sono lasciati su superfici.

Oggi udienza a porte chiuse, in aula le foto choc dell'autopsia

Aggiornamento del 7 ottobre 2015, ore 14.23

Oggi un’altra udienza per il processo a Massimo Bossetti per la morte di Yara Gambirasio. È stato chiesto al pubblico di uscire. Il motivo? A deporre è stata chiamata Cristina Cattaneo, l'anatomopatologa che ha condotto l'autopsia sul corpo della vittima tredicenne: in aula sono state proiettate le diapositive sul ritrovamento del corpo.

La dottoressa ha confermato che morì in quel campo. E le cause della morte furono debolezza a causa del sanguinamento delle ferite, le lesioni al capo e il fatto che rimase per ore al freddo nel campo. Si è inoltre dilungata su una ferita di punta e taglio trovata sotto la mandibola e sulle tracce di calce sul corpo e le microsfere sotto le scarpe (materiali che riconducono al mondo edile).

Tra le novità, si scopre che per ben tre anni e un mese è stata nascosta una telecamera nei pressi della tomba di Yara attraverso cui sono stati scrutati tutti i visitatori. Nessuno si è comportato in modo sospetto, e nessuno di loro era Massimo Bossetti.

Il messaggio sospetto lasciato da papà Fulvio nella segreteria della figlia

Aggiornamento del 2 ottobre 2015, ore 10.o3

Emergono sempre più dettagli sulla morte di Yara Gambirasio. Il settimanale Oggi ha portato alla luce alcuni retroscena nuovi e inquietanti. Al centro dell’attenzione del giornale i messaggi di papà Fulvio inviati alla figlia dopo la scomparsa. Uno è delle 9.16 del 30 novembre 2010 e Yara è sparita da quattro giorni. Nella segretaria telefonica di Yara lascia detto:

"Sono passati quattro giorni... Eh... Devo cominciare a preoccuparmi? Fatti sentire. Fatevi sentire".

Cosa vuol dire “Devo cominciare a preoccuparmi?” e soprattutto per plurale che fa sospettare qualcosa in “Fatti sentire. Fatevi sentire”. Per la difesa ci sono dei dettagli che il padre non ha mai rivelato. Sospetta forse che Yara si sia allontanata con qualcuno? O che sia stata rapita? Nessuno glielo ha chiesto, né il Pm Letizia Ruggeri né i difensori di Massimo Bossetti. Poi ci sono delle lettere anonime, che sempre Oggi riporta alla luce:

"Quelle lettere giunte nel settembre 2014 e nel marzo 2015, raccontano di una morte accidentale provocata da un muratore polacco ubriaco in casa di una misteriosa signora e in presenza di altre persone. Prese dal panico, queste si sarebbero liberate del corpo di Yara a Chignolo d’Isola. Fra loro ci sarebbe stato anche Bossetti, che sarebbe svenuto. E il polacco, che parlava troppo, sarebbe stato eliminato facendolo cadere da un ponteggio”.

Yara è morta proprio nel campo in cui è stata ritrovata

Aggiornamento del 25 settembre 2015, ore 10.20

Yara è morta proprio nel campo in cui è stata ritrovata. Non sarebbe dunque stata uccisa altrove, come ipotizzato dalla difesa, ma in quel campo, a pochi chilometri di distanza da casa. A sostenerlo è il tenente colonnello dei carabinieri Michele Lorusso che durante la testimonianza in aula ha raccontato:

"Stringeva in pugno dell'erba ancora radicata a terra".

A testimoniare quanto ha detto ci sono delle fotografie agli atti. Inoltre sulla tentata fuga di Bossetti, sono intervenuti gli avvocati dell’imputato, rispondendo che Lorusso non era presente. Il tenente colonnello ha solo riportato quanto verbalizzato dai colleghi. L'ufficiale si è dilungato sugli agganci dei telefonini di Bossetti alle celle di Brembate il pomeriggio del 26 novembre del 2010 quando Yara sparì, ma soprattutto sulle immagini di quello che gli investigatori ritengono con certezza essere il furgone Fiat Daily del muratore che compare sette volte, ripreso da alcune telecamere di sicurezza, in un lasso di tempo tra le 18 e le 19.51 nei dintorni della palestra di Brembate di Sopra da cui Yara sparì (l'ultimo testimone ad averla vista nel centro sportivo la colloca alle 18.40).

I carabinieri del Ros sono certi che sia il suo perché, dopo il fermo di Bossetti, presero in esame 20mila veicoli prodotti dal 1999 al 2006, quando Bossetti acquistò il suo Fiat Daily. Con l'aiuto del Ris e dei progettisti dell'Iveco, sulla scorta di determinate caratteristiche, ridussero il numero dei sospetti a 4.500. Questi ultimi furono fotografati e i loro proprietari sentiti a sommarie informazioni. Ne rimasero cinque, tra questi il muratore: i restanti quattro proprietari furono sentiti a verbale e le loro dichiarazioni verificate, confrontandole con i loro traffici telefonici: nessuno di loro poteva essere a Brembate quel maledetto 26 novembre del 2010.

Il colonnello del Ros: "Bossetti provò a fuggire dal cantiere"

Aggiornamento del 24 settembre 2015, ore 10.20

La testimonianza del il colonnello del Ros Michele Lorusso, tra i principali investigatori sull’omicidio di Yara Gambirasio, ha gettato una nuova ombra su Bossetti. Durante l’udienza in tribunale ha svelato infatti una serie di retroscena relativi all’’arresto, che sicuramente non giocano a favore dell’imputato:

Bossetti provò a fuggire dal cantiere. Dovevamo raggiungerlo in un cantiere a Seriate. In un primo momento abbiamo fatto entrare un gruppo di uomini in borghese, che hanno spiegato di trovarsi lì per fare un controllo su eventuali lavoratori in nero immigrati. Ma mentre i nostri uomini erano all’interno con quella scusa, l’imputato ha accennato a una fuga, scendendo da un ponteggio e spostandosi. A quel punto siamo intervenuti.

Durante l’udienza, sono stati ripercorsi anche le tappe investigative, come si è arrivati a ignoto1, sono stati elencati gli orari in cui tre telecamere di Brembate Sopra inquadrano un furgone del tutto simile a quello dell’imputato. L’ufficiale del Ros ha anche chiarito perché, durante le indagini, è stato escluso ogni sospetto su Silvia Brena, l’istruttrice di ginnastica di Yara, il cui Dna è stato trovato su una manica del giubbotto della vittima.

Silvia Brena è stata intercettata, così come il fratello dell’istruttrice. Tutto ciò che hanno raccontato è stato verificato e il loro racconto è stato giudicato coerente. Si è capito che entrambi non c’entravano nulla con la scomparsa di Yara.

La sorella della vittima: "Non avevo mai visto Bossetti"

Aggiornamento del 18 settembre 2015, ore 15.11

È stata interrogata questa mattina la sorella più grande di Yara Gambirasio. Keba, accompagnata da mamma e papà, ha raccontato con dolcezza e tranquillità il suo rapporto con Yara, definito normale. Il giorno della scomparsa, Keba aveva discusso con la sorellina per chi dovesse portare lo stereo in palestra. La ragazza ha spiegato che si sarebbe accorta se ci fosse stato qualcosa di strano nei giorni precedenti alla sparizione di Yara.

Se fosse successo qualcosa di preoccupante lo avrei saputo. Se avesse avuto qualche approccio me lo avrebbe detto.

E Bossetti? Keba ha raccontato di non conoscerlo, di non averlo mai visto vicino alla palestra, né vicino a casa. Ha poi ammesso di guardare il diario della sorella per verificare se faceva i compiti. La risposta data da Keba al legale di Bossetti ha smontato un po’ i sospetti sui contenuti del diario sollevati dagli avvocati dell’unico imputato nel corso della scorsa udienza.

È stato sentito anche Ilario Scotti, l’aeromodellista di Bonate Sotto che per caso scoprì il corpo della ragazzina nel mezzo del campo di via Bedeschi a Chignolo d’Isola, mentre provava il suo modellino di aereo radiocomandato. Ha raccontato l’episodio e ha aggiunto di aver visto:

Un uomo calvo, di 50-55 anni, al volante di un’utilitaria: ha posteggiato l’auto all’inizio della stradina, sceso dall’auto l’uomo è salito con i piedi sui dei blocchetti di cemento e ha iniziato a guardarmi, è rimasto lì per 10-15 minuti, poi si è allontanato quando hanno iniziato a sentirsi le sirene.

Spuntano due uomini non identificati coinvolti forse nel rapimento

Aggiornamento del 16 settembre 2015, ore 16.24

Il delitto di Yara sembra avere ancora troppe zone d’ombra. Durante il processo i difensori di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno citato Marina Abeni ed Enrico Tironi. La Abeni è una vicina di casa dei Gambirasio: ha visto in via Rampinelli portando a passeggio i suoi cani due uomini, uno sul marciapiede e l’altro in mezzo alla strada. Parlavano in italiano e parevano litigare. Anche Enrico Tironi è un vicino dei Gambirasio e pochi giorni dalla scomparsa di Yara aveva dichiarato di aver visto due uomini in via Rampinelli.

Il luogo dell’avvistamento: l’intersezione fra via Morlotti e via Rampinelli. Un’auto rossa ferma nei pressi dell’ufficio postale. Infine, c’è anche un terzo avvistamento: la sera del 26 novembre una colf di Brembate rincasava in auto al termine del lavoro. Allo stop tra via Morlotti e via Rampinelli scorse due auto: una chiara e l’altra rossa. Questa testimone però non è considerata attendibile perché l’orario dell’avvistamento (le 17.45) precede di troppo quello relativo alla scomparsa di Yara.

Via | Il Giornale

Aggiornamento del 14 settembre 2015, ore 14.24

Il processo è ripartito e dal diario di Yara si può fare un quadro ancor più chiaro di questa ragazza, molto dedita allo studio e allo sport. Il diario era stato analizzato dagli esperti del Ros e del Racis già nel dicembre del 2010, quando Yara era ancora una persona scomparse e non si sapeva della sua morte. Si cercavano degli spunti, degli indizi, ma non era emerso nulla, se non il ritratto di una ragazza tranquilla e serena.

Tra le pagine, ci sono i compiti, le amicizia e la famiglia. Annota, per esempio, che il 7 novembre è il compleanno della sua mamma. E poi fa un pensiero sulla vita:

"Ci sono due modi di vedere il domani, c’è chi lo vede come un giorno chiuso tra due notti e chi invece preferisce vedere nel domani una notte confinata tra due giorni".

Molte le cose emerse da venerdì, nessuna che ha cambiato il corso del processo. Ha colpito, invece, l’amnesia collettiva che ha colto le amiche e le compagne della ragazza, interrogate dai legali di Bossetti. Non ricordano nulla. Il vuoto più totale, atteggiamento che ha destabilizzato la difesa, che non ha nessuna intenzione di mollare il colpo sulle giovani testimoni.

Acquisita una lettera di un ex compagno di cella di Bossetti

Aggiornamento del 11 settembre 2015, ore 15.12

È ripartito questa mattina il processo contro Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. I giudici della corte d’assise di Bergamo hanno acquisito una lettera inviata alla madre di Yara Gambirasio da Loredano Busatta, il pregiudicato che raccontò di avere raccolto le confidenze di Bossetti, riguardanti il delitto, in un periodo di comune detenzione.

Nella lettera il pregiudicato sostiene di essere disposto a rivelare tutte le confidenze raccolte e che Bossetti è un “animale”. In passato Busatta è già stato sentito dal pm Letizia Ruggeri ed era stato ritenuto inattendibile. Dopo un periodo in comunità è tornato in carcere in quanto coinvolto in una serie di rapine. La lettera non è ritenuta una prova:

Spero che Bossetti venga condannato per il crimine che ha fatto ho passato tre mesi con lui, era spavaldo, nemmeno un attimo ha rivolto un pensiero a vostra figlia

Si legge nella missiva. In aula è stata ascoltata la toccante testimonianza della mamma, che ha raccontato dell’ultimo giorno della figlia, la gioia per la pagella, la palestra e infine la scomparsa. Dopo due ore e mezza, è toccata al papà, Fulvio Gambirasio:

La sera della scomparsa notai in via Rampinelli un mezzo con dei fari accesi, era lontano 150 metri, non vidi bene, ma ipotizzai che potesse essere un furgone. Mia moglie inizialmente mi disse solo che Yara era in ritardo, poi dopo alcuni minuti mi richiamò dicendo che era stata alla palestra e nostra figlia non c’era. A quel punto sono rientrato.

Domani ricomincia il processo e spunta un terzo Dna

Aggiornamento del 10 settembre 2015, ore 10.48

Riprende domani, venerdì 11 settembre, il processo per stabilire chi ha ucciso Yara Gambirasio. L’unico accusato è il muratore di Mapello, Massimo Bossetti. Domani in aula saranno sentiti i genitori Fulvio Gambirasio e Maura Panarese, la sorella maggiore Keba, la zia paterna Nicla, le compagne di scuola e di sport.

Nuovi dettagli potrebbero complicare ulteriormente le indagini, che dovrebbero essere chiuse. Secondo quanto riporta Bergamonews, l’ex vicecomandante del Ris di Parma, docente alla Statale di Milano, già consulente scientifico della famiglia di Chiara Poggi, Marzio Capra ha rivelato al settimanale Oggi che sugli indumenti intimi della ragazzina sarebbe stato trovato un terzo profilo genetico del quale nessuno aveva mai parlato.

Si tratta di un altro profilo mitocondriale. Non si sa a chi appartenga. Nessuno si è preoccupato di scoprirlo. E il nucleare che lo doveva accompagnare dove è finito? La stessa traccia genetica contiene quindi un Dna nucleare e due mitocondriali di tre persone diverse. Una mostruosità scientifica mai vista perché contro natura. C’è una sola spiegazione: la cancellazione selettiva. Fatta da chi? Qualcuno ci ha messo le mani? Perché? No, mi rifiuto di pensarlo.

I dubbi sono quindi ancora tanti: è stato Bossetti, c’è stato un errore nelle analisi, ha “solo” assistito all’omicidio? Intanto il muratore continua a sostenersi innocente. Ha anche scritto una letta, di cui hanno parlato in esclusiva a TeleLombardia, in cui sostiene di non aver più voglia di vivere, perché il peso di questa accusa lo sta consumando.

Ezio Denti: il corpo di Yara è stato spostato

Aggiornamento del 24 agosto 2015, ore 14.03

Continuano i misteri sull’omicidio di Yara Gambirasio. Secondo Ezio Denti, consulente della difesa di Massimo Bossetti accusato di aver ucciso la 13enne bergamasca, il corpo della ragazzina fu spostato sul campo incolto di Chignolo d’Isola solo poco prima del ritrovamento. A svelarlo è la sim telefonica della vittima.

È sufficiente fare una prova empirica per capire che una sim telefonica lasciata all’aperto non avrebbe l’aspetto di quella trovata, avvolta in un guanto umido, nella tasca destra del giubbotto di Yara. La parte in cui esistono i contatti in rame non ha nessuna patina, sembra immacolatà e questo non si concilia con un corpo rimasto per tre mesi alle intemperie, neve compresa.

Ha commentato il criminologo all’Adnkronos. Il consulente della difesa ha visto solo attraverso delle fotografie gli elementi trovati accanto a Yara e per questo chiede tramite un’istanza che sarà presentata dai legali di Bossetti di poter accedere agli stessi, in modo da eliminare ogni dubbio, anche sull’Ipod che la 13enne aveva con sé.

"Lo stato in cui è la sim mi convince che Yara sia stata spostata sul campo di Chignolo d’Isola solo poco prima del suo ritrovamento. A pochi giorni dalla scomparsa un elicottero sorvolò quell’area e non vide nulla, le ricerche non hanno trascurato la zona, la posizione della vittima è di chi viene trascinata da due persone, lo stato di conservazione non combacia con un corpo abbandonato per tre mesi".

La Corte d’Assise di Bergamo: "Bossetti non ha tentato il suicidio"

Aggiornamento del 29 luglio 2015, ore 10.37

Un altro no per Bossetti. È l’ottavo. La Corte d’Assise di Bergamo ha bocciato l’istanza di sostituzione del regime di carcerazione con gli arresti domiciliari. Gli avvocati avevo utilizzato come alibi lo stato depressivo del muratore di Mapello.

Non c’è riscontro alla consulenza. Il direttore del carcere e il comandante della polizia penitenziaria hanno escluso in radice ogni tentativo autolesionistico dopo l’ultima udienza e dopo il colloquio del Bossetti con la moglie, e anzi hanno testimoniato di aver raccolto lo sfogo dell’uomo, deluso dal comportamento della moglie ma per nulla incline a gesti anticonservativi.

Questo è quello che hanno scritto i giudici dopo l’episodio di settimana scorsa, nel quale sembrava che Bossetti avesse tentato di farsi del male con un cintura volontariamente. E si legge anche:

Il diario clinico attesta le buone condizioni generali del detenuto, salvo qualche episodio di faringite, lombalgia e problemi connessi all’ernia inguinale, per cui è stato recentemente operato. In particolare, una perdita di peso si è registrata nei mesi successivi all’arresto, ma risulta ampiamente recuperata alla data del 5 novembre, quando il peso era di oltre due chili superiore a quello “d’ingresso” in carcere. Né lo psicologo né lo psichiatra hanno mai segnalato problematiche tali anche solo da far sospettare un problema di compatibilità.

Bossetti avrebbe tentato di ferirsi in carcere

Aggiornamento del 22 luglio 2015, ore 09.24

Ci sono ancora numerosi dubbi sulla vicenda, ma sembrerebbe che Bossetti abbia tentato il suicidio. L’episodio sarebbe avvenuto sabato, il giorno dopo alla seconda udienza, durante cui il giudice ha respinto tutte le richieste dei difensori del muratore di Mapello.

Sono stati proprio gli avvocati a riferire che l’uomo avrebbe compiuto un gesto autolesionista nel carcere di via Gleno, a Bergamo dove è detenuto dal 16 giugno dell'anno scorso per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio. Bossetti avrebbe cercato di ferirsi, non si sa se in modo dimostrativo, ma gli agenti di polizia penitenziaria, sollecitati tra le altre cose dai legali a prestargli particolare attenzione, l'avrebbero fermato.

L’episodio comunque non è stato riferito al pubblico ministero e Bossetti non è stato portato in ospedale.

Il processo riprende l'11 settembre

Aggiornamento del 20 luglio 2015, ore 11.50

La prossima udienza è prevista dopo le vacanze estive. Appuntamento all’11 settembre: in questa occasione saranno ascoltati i primi testimoni. Tra questi ci sarà anche la madre della vittima. Un momento molto drammatico perché all’imputato sarà chiesto di sedersi vicino ai genitori della vittima per un confronto il più possibile diretto.

Tra le testimonianze di quel giorno anche la figlia maggiore Keba e la zia Nicla. Nel frattempo i giudici hanno fissato un fitto calendario composto da una ventina di udienze da settembre alla fine di dicembre. I giudici hanno escluso dal dibattimento la vicenda di Mohamed Fikri, già scagionato, e le ricevute di un motel in cui la moglie di Bossetti avrebbe incontrato un presunto amante. Sospiro di sollievo per gli avvocati del muratore di Mapello, preoccupati che diventasse un processo al matrimonio.

Potranno però essere sentiti i due uomini indicati come amanti dalla Comi nelle indagini, qualora dovesse rivelarsi utile. Il pm Letizia Ruggeri lo ritiene necessario per ricostruire l’ambiente familiare di Bossetti che la coppia descriveva come idilliaco e che non sembra così favoloso.

Seconda udienza, respinte le eccezioni della difesa di Bossetti

Aggiornamento del 17 luglio 2015, ore 14.59

Si è svolta questa mattina la seconda udienza del processo a Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. La Corte di Assise ha respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dalla difesa. Insomma, nulla di buono per il muratore di Mapello, in carcere ormai da oltre un anno.

Bossetti, che ha chiesto un processo pubblico, non è stato sostenuto neanche in questo caso dei giudici. Le telecamere sono state ammesse unicamente nel momento della lettura della sentenza. Secondo la Corte non c’è un "interesse sociale particolarmente rilevante" che possa mettere in secondo piano quelle che sono le esigenze di regolarità del dibattimento e di tutela delle parti.

Quali sono le eccezioni respinte? Prima di tutto la presunta indeterminatezza del capo di imputazione del quale la difesa di Bossetti chiedeva la nullità. I giudici hanno invece ritenuto che il capo di imputazione fosse sufficientemente determinato. È stata poi respinta la richiesta di nullità della relazione dei Ris sul Dna di Ignoto 1. Gli avvocati hanno inoltre chiesto che non vengano ammessi alcuni testi che dovrebbero confermare un qualche contatto tra Yara e Bossetti. I testi della difesa sono invece oltre 700.

Bossetti resta in carcere, la Cassazione boccia la richiesta

Aggiornamento del 8 luglio 2015, ore 16.13

La Cassazione ha bocciato la richiesta di scarcerazione e Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, deve restare in carcere. Ancora una volta la giustificazione è “il rischio di reiterazione del reato”.

Proprio per questa possibilità, lo scorso 25 febbraio, la Cassazione aveva già detto no alla prima richiesta di scarcerazione di Bossetti presentata alla Suprema Corte. L’avvocato Claudio Salvagni aveva spiegato che questa nuova istanza è stata presentata perché all’udienza del 25 febbraio “non era stata valutata la questione del dna mitocondriale“. Il legale su Facebbok ha commentato:

Massimo deve restare in carcere! Nonostante la normativa sulla custodia in carcere che vuole il pericolo di reiterazione concreto e attuale. Incredibile questa è la giustizia in Italia.

Intanto il 3 luglio è partito il processo: la prossima udienza è fissata per il 17 luglio.

Processo rinviato al 17 luglio

Aggiornamento del 3 luglio 2015, ore 11.12

È iniziato il processo a Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio. Molte persone sono rimaste fuori, perché i posti in aula sono pochi, proprio come ha disposto il giudice, nonostante l’appello di Bossetti ad avere un grande processo mediatico. Sono numerose, invece, le troupe televisive posizionate fuori dal palazzo di Giustizia bergamasco per seguire il dibattimento.

L’aula è blindatissima: non si possono usare tablet e telefoni cellulari. Quali sono le prove a carico di Bossetti? Prima tra tutte il dna ritrovato sulle mutandine e sui leggins di Yara che corrisponde alla traccia biologica del muratore, unica ad avere una corrispondenza di 21 cromosomi su 21 tra miliardi di miliardi di miliardi di individui. La difesa ha chiesto la nullità di questa prova.

Poi ci sono diversi indizi come la presenza dell’Iveco furgonato vicino alla casa e alla palestra di Yara la sera in cui la ragazzina scomparve. Importanti anche le tracce della cella telefonica del muratore che tra le 17,45 e le 18,47 di quel 26 novembre 2010 agganciano la zona in cui si trova Yara. E poi un filo di tessuto sintetico sui calzoncini elastici della bambina che corrisponde al tessuto del sedile del furgone di Bossetti.

L'udienza si è conclusa dopo due ore e mezza: il giudice Antonella Bertoja dovrà decidere e darà la propria risposta alla prossima udienza il 17 giugno.

(v.r)

La difesa presenta 711 testi, ma manca la mamma di Bossetti

Aggiornamento del 1 luglio 2015, ore 16.03

Solo due giorni al processo e le indiscrezioni sono davvero numerose. La difesa presenta 711 testi, ma manca un personaggio chiave, la mamma di Ignoto 1, la donna che ha permesso di rintracciare il presunto killer. Ester Arzuffi, la madre di Massimo Bossetti, potrebbe non essere un testimone facile a difesa del figlio. È stata inserita, infatti, nei 120 testi citati dal pubblico ministero Letizia Ruggeri ma non tra i 711 che chiedono di sentire gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

Per Bossetti, è l’unico vero teste che non si può smentire: il suo Dna è compatibile con quello della madre e con quello trovato sugli abiti di Yara Gambirasio. La difesa ha invece chiamato
Mohamed Fikri, il marocchino coinvolto e poi completamente scagionato nell’omicidio. Gli avvocati del muratore di Mapello sono interessati in particolare al furgone del cugino imbarcato sulla nave per il Marocco quando Fikri fu arrestato. Atri testi della difesa sono Enrico Tironi, il diciannovenne che disse di aver visto Yara con due uomini in via Rampinelli, il giorno della scomparsa, ma che ritrattò. Ci sono poi Marina Abeni e Mario Torraco, ex guardia giurata.

Massimo Bossetti: "Voglio le telecamere, non ho nulla da nascondere"

Aggiornamento del 29 giugno 2015, ore 16.03

Mancano pochi giorni all’avvia del processo per la morte di Yara Gambirasio. Sul banco dell’accusa il muratore di Mapello, Massimo Bossetti, che a più di un anno dall’arresto continua a professarsi innocente. A suo carico la conferma del Dna e numerose registrazioni che lo collocano la sera della scomparsa della ragazzina, a ridosso della palestra e dell’abitazione.

Voglio le telecamere. Voglio lottare perché questo processo si svolga esclusivamente a porte aperte, così che chiunque possa prendere atto di tutte le dichiarazioni fatte da me e dall’accusa, perché non ho niente da temere e da nascondere. Questo è il mio grandissimo, solo e unico desiderio.

Queste le parole di Bossetti, che chiede quindi le telecamere in aula per il 3 luglio, giorno in cui prenderà il via il dibattimento. Il giudice Antonella Bertoja ora dovrà valutare se c’è realmente interesse pubblico: attualmente si sa che i cameraman non sono ammessi: La morte di Yara dovrebbe essere un fatto privato, nonostante il caso si sia trasformato in un fenomeno mediatico.

(v.r)

Intercettata la mamma di Bossetti: "Massimo era a Brembate quella sera"

Aggiornamento del 18 giugno 2015, ore 16.03

Tra pochi giorni Massimo Bossetti dovrebbe andare a processo con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. A un anno dall’arresto del muratore di Mapello, continuano le indiscrezioni. L’ultima riguarda un'intercettazione ambientale della madre Ester Arzuffi. La donna si trovava in caserma, e attendeva insieme all'altro figlio di essere sentita dagli inquirenti.

La signora Arzuffi si è lasciata scappare una frase che entrerà negli atti del processo come prova contro il figlio:

"Parlando della scomparsa di Yara, Massimo mi aveva detto di essere passato di lì...”

Questo quanto ha riferito al figlio Fabio, che confermerebbe la presenza di Bossetti sul luogo del rapimento. Marita Comi, invece, è stata intervistata in una puntata di diletti e “Segreti e delitti” su Canale 5 e ha descritto la sua drammatica situazione.

"Quando gli ho chiesto di dirmi la verità durante i nostri incontri in carcere, non è che dubitavo di lui, ma gli ho fatto tutte le stesse domande che i pm e gli inquirenti avevano fatto a me dicendomi che erano sicuri che fosse lui l’assassino di Yara. Gliele ho fatte per guardarlo negli occhi: sono uscita più convinta di prima della sua innocenza. Le bugie che diceva, le diceva al lavoro. Se una persona dice banali bugie, non è un assassino. Chiunque lo conosce non direbbe mai che è pericoloso".

Due nuove lettere anonime: l'assassino è un muratore polacco

Aggiornamento del 10 giugno 2015, ore 10.34

Manca poco al processo e forse nuovi elementi potrebbero cambiare le sorti di Massimo Bossetti. Secondo due lettere anonime arrivate nella redazione del settimanale Oggi e consegnate agli inquirenti bergamaschi, a uccidere Yara Gambirasio sarebbe stato un muratore polacco proprio sotto gli occhi di Massimo Bossetti.

Le missive, scritte in italiano senza errori, sostengono che il vero assassino fosse abituato a bere troppo e a causa dell’alcol perdeva facilmente le staffe diventando violento. L'uomo sarebbe poi stato ucciso dai complici in un cantiere, dove avrebbero simulato un infortunio sul lavoro facendolo cadere da un ponteggio. I complici hanno costretto Massimo Bossetti al silenzio. L’autore delle lettere ha fatto riferimento anche alle aggressioni alla sorella di Bossetti, strumento utilizzato per far tacere l’accusato.

"Nessuna meraviglia qualcuno se la prenda con sorella di Massi. Lui non può, non deve proprio parlare ok? (in trappola)... Il Massi ricordo che è scappato dalla spavento... certo eravamo in diversi e voi non lo capite".

Le lettere provengono da Padova, esattamente da Santa Giustina in Colle. Nelle 59 mila pagine dell'inchiesta c'è una sola persona che proviene da Santa Giustina. È Roberto Benozzo, il datore di lavoro di Fikri, il piastrellista fermato, una settimana dopo la scomparsa di Yara, su un traghetto diretto in Marocco e prosciolto dopo due anni.

Bossetti era dal commercialista il giorno della scomparsa

Aggiornamento del 1 giugno 2015, ore 10.04

È la domanda che si fanno tutti, la domanda che potrebbe incastrare definitivamente Massimo Bossetti. Dove si trovava il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara Gambirasio? Più di una volta ha sostenuto di essere andato a Brembate per andare dalla commercialista. La prova? I moduli F24 pagati dalla commercialista la mattina del lunedì successivo, il 29 novembre, a nome di Bossetti Massimo.

La professionista è stata ascoltata due volte dagli inquirenti e avrebbe confermato che il cliente era solito recarsi un paio di volte al mese presso il suo studio, proprio nei giorni immediatamente precedenti questo tipo di incombenze fiscali. Secondo l’avvocato del muratore di Mapello, ciò dimostra l’assoluta normalità di quest’uomo e dei suoi comportamenti. Esistono però delle prove a suo carico molto pesante: i filmati in cui si vede il suo furgone nei pressi della casa di Yara prima della scomparsa e il dna.

Ammesse tutte le tracce genetiche in aula, prima sconfitta per Bossetti

Aggiornamento del 6 maggio 2015, ore 11.24

Prima sconfitta per Bossetti: sono utilizzabili tutti gli atti compiuti dai carabinieri del Ris e confluiti nella relazione conclusiva stilata nel dicembre 2012 e oggi allegata dal gup di Bergamo, Ciro Iacomino.

La Suprema Corte pur non escludendo che - come sostenuto dalla difesa dell'indagato - i campioni di Dna prelevati possano aver subito un grave deterioramento, ha comunque considerato che questa prova consiste in un "accertamento tecnico irripetibile" ed è stato condotto in maniera legittima nel febbraio del 2011 quando si procedeva ancora contro ignoti e quindi non era possibile darne avviso ai legali di Bossetti che venne indagato ed entrò in questa vicenda solo nel 2014.

Non è tutto, perché a ottobre scorso il riesame ha affermato che "non solo è perfettamente valida la complessa serie di attività compiute dal reparto specializzato dell'Arma dei carabinieri, ma anche ne restano utilizzabili integralmente gli esiti, compendiati nella relazione conclusiva".

Bossetti rinviato a giudizio sarà processato il 3 luglio

Aggiornamento del 27 aprile 2015, ore 16.40

Massimo Bossetti è stato rinviato a giudizio. A deciderlo è stato il gup di Bergamo, Ciro Iacomino, accogliendo la richiesta del pm Ruggeri. Il muratore, arrestato il 16 giugno con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, sarà processato il 3 luglio davanti ai giudici della Corte d'Assise di Bergamo. E' accusato di omicidio aggravato dalle sevizie e crudeltà, dalla minorata difesa della vittima, e di calunnia.

Durante l'udienza preliminare i difensori di Bossetti avevano chiesto la ripetizione, con la formula dell'incidente probatorio, dell'esame del Dna. Il gup ha però respinto la richiesta. E non è tutto, sono stati rispinti anche altre richieste della difesa, tra cui la nullità o l' inutilizzabilità degli accertamenti biologici compiuti dal Ris e la nullità del capo di imputazione in quanto presentava un doppio luogo di commissione del delitto: Brembate di Sopra e Chignolo D'Isola.

(v.r)

Non esistono numeri segreti, la sim era del padre

Aggiornamento del 23 aprile 2015, ore 13.00

Sembra essere un’altra bolla di sapone, quella relativa alla rubrica segreta nascosta nella Sim di Yara. Fonti dei Ros dei carabinieri hanno confermato a "Chi l'ha visto?" che la scheda telefonica inserita nel cellulare (mai ritrovato) in uso a Yara Gambirasio era in precedenza utilizzata dal padre della ragazza. Ecco quindi che una prima spiegazione potrebbe far cadere l’ennesimo mistero.

I numeri memorizzati, ai quali si accede attraverso un codice pin, si riferivano a contatti memorizzati quindi dal papà. I controlli sugli intestatari delle utenze, effettuati a suo tempo dagli investigatori, non evidenziarono alcuna situazione anomala o sospetta. Non esiste quindi un elenco di persone che Yara frequentava all’oscuro della sua famiglia e ancora una volta l’unico sospettato resta Massimo Bossetti. La difesa non potrà usare quindi nuove argomentazioni in tribunale.

(v.r)

Scoperti 79 numeri segreti nel telefono della ragazzina

Aggiornamento del 22 aprile 2015, ore 09.48

Sempre più misterioso il caso di Yara Gambirasio. Dopo anni dalla sua morte si scopre che la ragazzina di Brembate aveva una rubrica segreta nella sua Sim del cellulare: la memoria del telefono custodiva solo 9 numeri, ma ce n’erano altri 79 nella scheda, protetti da un codice d’accesso del quale i genitori non sapevano l’esistenza.

A scoprirlo sono stati gli inquirenti analizzando prima i tabulati e poi la Sim trovata in una tasca del giubbotto di Yara assieme alla batteria del suo telefono. Molti dei titolari di queste 79 utenze, interrogati, hanno dichiarato di non conoscere Yara. Probabilmente prima di Yara, la scheda è stata utilizzata da un’altra persona.

A rivelare l’indiscrezione è il settimanale Oggi, che racconta che i genitori di Yara ovviamente di questo non sapevano nulla e che la difesa di Massimo Bossetti, ora, punterà molto sul nuovo dato.

(v.r)

La moglie di Bossetti: "Non ho mai saputo cosa hai fatto quella sera"

Aggiornamento del 13 aprile 2015, ore 15.03

Il caso di Yara Gambirasio continua a essere un puzzle senza fine. Secondo quanto riferisce il settimanale Giallo, Marita Comi, moglie Massimo Bossetti in carcere dallo scorso giugno con l’accusa di aver ucciso la ragazzina di Brembate, avrebbe smentito l'alibi fornito all'uomo.

Non ho mai saputo cosa hai fatto quella sera. Non ne abbiamo mai parlato. Non mi ricordo all'ora che se venuto, non mi ricordo neanche cosa hai fatto. Perché io ricordo che eravamo arrabbiati. Su questo sono sicura.

Queste le parole della donna intercettata durante una visita in carcere. Sembrerebbe quindi che durante la settimana del delitto la coppia non si parlasse, fosse in crisi. Non a caso non risultano messaggi e telefonate tra i coniugi. Intervista però da Luca Telese a Matrix, avrebbe dichiarato:

Sono sicura che era a casa quella sera.

(v.r)

Bossetti e Yara si conoscevano, la ragazzina non è stata sequestrata

Aggiornamento del 24 marzo 2015, ore 09.27

È stata depositata la richiesta di rinvio a giudizio dalla procura di Bergamo ed è emerso un dato molto interessante: Massimo Bossetti, accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, e la ragazzina di Brembate si conoscevano. Non a caso negli atti si dice che Yara è salita di sua spontanea volontà nel furgone di Massimo Bossetti, nei confronti del quale il sostituto procuratore Letizia Ruggeri chiede il processo per due capi di imputazione: omicidio pluriaggravato e calunnia. Manca quindi il sequestro di persona.

Secondo i Ros, Bossetti e la vittima si conoscevano, seppur in modo superficiale. Il rapporto tra di loro, assolutamente innocente (nessuno può stabilire tra l’altro se ci fosse una seppur minima frequentazione) sarebbe iniziato almeno tre mesi prima della scomparsa, quando una testimone racconta di averli visti appartati nella macchina ferma al parcheggio davanti la palestra. La testimone, per gli inquirenti, è credibile.

(v.r)

Bossetti avrebbe confessato a un detenuto di aver ucciso Yara

Aggiornamento del 23 marzo 2015, ore 16.03

Non è una confessione in pieno stile, ma è la testimonianza di un detenuto, riportata dalla Trasmissione Quarto Grado, complica ulteriormente la posizione di Massimo Bossetti, che è in carcere allo scorso giugno con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio:

Bossetti mi ha detto di aver ucciso Yara Gambirasio. Mi ha detto: Le ho fatto 'cose', ma non l’ho violentata. Quando siamo arrivati a Chignolo l'ho presa in spalla come un sacco di cemento, il mio complice mi faceva da palo.

Sarà vero? Bisognerà attendere il processo. Intanto, la Procura di Bergamo ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio. L’uomo muratore dovrà rispondere anche di calunnia ai danni di un collega. In uno degli interrogatori, il muratore di Mapello, secondo l’accusa, avrebbe cercato di sviare i sospetti su di lui.

(v.r)

Bossetti verso il rito abbreviato

Aggiornamento del 15 marzo 2015, ore 09.43

Netto cambio di strategia per il legale di Massimo Bossetti, che sembra essere intenzionato ad accettare il rito abbreviato che permettere di avere uno sconto della pena di circa un terzo: da 24 anni a 16. L’avvocato Claudio Salvagni all'agenzia Ansa ha dichiarato:

"Quello che mi sento di escludere è una richiesta di giudizio abbreviato secco. L'abbreviato condizionato è una possibilità che potremmo prendere in considerazione dopo aver studiato le carte".

Bossetti, infatti, con il rito ordinario rischia l’ergastolo con isolamento diurno per un paio d'anni, con l'abbreviato, c'è uno sconto di pena. Ovviamente la riduzione di un terzo dipende da molti fattori, tra cui la decisione di Bossetti di confessare. Attualmente il muratore di Mapello continua a professarsi innocente.

(v.r)

Negata per la quinta volta la scarcerazione a Bossetti

Aggiornamento del 13 marzo 2015, ore 14.53

Un altro no per Massimo Bossetti. I giudici del Riesame di Brescia hanno respinto, ancora una volta, l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa. Si tratta della quinta volta che Bossetti si vede negare la libertà. L’istanza era stata discussa martedì scorso e per la prima volta il muratore di Mapello ha parlato in auto, sostenendo di non conoscere Yara personalmente e di essere solo un padre di famiglia. Il legale di Bossetti, Claudio Salvagni, aveva chiesto la scarcerazione del muratore sulla scorta di presunte discrepanze tra l’esito degli accertamenti sul Dna mitocondriale (che non riconduceva all’ indagato) e l’esito delle analisi sul Dna nucleare che, invece, secondo le consulenze della Procura, è certamente di Bossetti.

(v.r)


Bossetti al fratello: "Non patteggio, rischio l'ergastolo"

Aggiornamento del 10 marzo 2015, ore 13.41

Bossetti ancora una volta intercettato in galera, rilascia dichiarazioni sorprendenti. Le parole del principale accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio stavolta sono state estrapolate da una conversazione del 23 dicembre con il fratello Fabio Bossetti e la cognata Monica Esposito.

"La Procura vuole farmi patteggiare il meno che dà, 16 anni. Io siccome continuo a dire che sono innocente, e lo dirò fino alla fine, prendo quella strada qua. Lo so che rischio grosso, rischio l'ergastolo lo so".

E non è tutto, ha anche aggiunto:

Se mi arriverà, se mi daranno la condanna io la faccio finita giuro, perché non è giusto che un innocente deve finire in carcere.

Oggi, inoltre, comparirà per la seconda volta davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Brescia che già una volta hanno bocciato la sua richiesta di scarcerazione.

(v.r)

Aggiornamento del 2 marzo 2015, ore 13.41

È Massimo Bossetti il killer di Yara Gambirasio? Sono sempre più numerosi gli indizi a carico dell’accusato, dal Dna alle intercettazioni telefoniche e con microspie. Molto interessante la conversazione avuta con la moglie in carcere, dieci giorni dopo l’arresto. È stato il primo colloquio tra i due. Il muratore di Mapello accusa Marita Comi di non aver risposto correttamente alle domande, di non avergli fornito un alibi. Molto sospetta anche la conversazione sulle armi, in cui Bossetti invita la Comi a buttare sia un coltello grosso, da Rambo, sia altri due piccolini che teneva in una scatola chiusa.

Molto complessa la comunicazione tra i coniugi del 4 dicembre: secondo indiscrezioni giornalistiche, sono emersi altri "profili telefonici" all'interno dei quali sarebbero stati trovati contatti con Yara.

La moglie: " Prima dicevano che la conoscevi così, poi che ti è venuto un raptus, che l'hai presa così, e l'hai portata via (...) lei non ci stava ed è degenerato nel... ".
Bossetti: "C'è qualcuno che mi ha visto? "
La moglie: "Loro c'hanno le prove"
B: "Eh? Tirino fuori le prove, glielo dirò anch'io".

(v.r)

La moglie di Bossetti dubita dell'innocenza del marito

Aggiornamento del 27 febbraio 2015, ore 16.28

Dopo mesi a sostenere l’innocenza del marito, ora Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, sembra avere dei dubbi. Come racconta il Corriere della Sera, la donna sembra non essere più così convinta che Bossetti sia stato incastrato e durante un colloquio avrebbe gridato:

Tu eri lì. Non puoi girare lì tre quarti d’ora, a meno che non aspettavi qualcuno.

Sul caso, inoltre, emergono nuove indiscrezioni. Sembrerebbe che l’uomo alcuni giorni dopo il rapimento della ragazza avrebbe prelevato dei soldi al bancomat di fronte a casa Gambirasio. Gli inquirenti interpretano il gesto, come il desiderio di controllare la situazione personalmente. Intanto, il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha chiuso l’inchiesta sull’omicidio e gli contesta due reati l’omicidio volontario aggravato e la calunnia.

(v.r)

La Cassazione conferma carcere per Bossetti

Aggiornamento del 26 febbraio 2015, ore 09.06

Anche la Cassazione ha confermato il carcere per Bossetti, respingendo il ricorso della difesa che ne chiedeva la scarcerazione. Dopo circa 3 ore e mezza di camera di consiglio, i Supremi giudici hanno confermata l'ordinanza con la quale lo scorso 14 ottobre, il tribunale della Libertà di Brescia ordinava la custodia cautelare decisa dal Gip il 15 settembre. L’ avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, ha commentato:

"Il Pg della Cassazione ha svolto un discorso molto articolato e anche se ha chiesto il rigetto del nostro ricorso, ha però sottolineato come fosse condivisibile l'eccezione procedurale da noi avanzata sulla inutilizzabilità dell'accertamento del Ris sulle tracce del Dna trovate sui leggins di Yara. Parlerò con Massimo Bossetti non prima di venerdì, domani".

(v.r)

Bossetti intercettato in cella: "Non confesso per la mia famiglia"

Aggiornamento del 23 febbraio 2015, ore 13.12

Massimo Giuseppe Bossetti è stato intercettato in carcere e sono emerse conversazioni interessanti.

“Se confessi ti danno uno sconto di pena. Altrimenti fai l’ergastolo”

Il muratore, in carcere con l’accusa di aver ucciso la tredicenne di Brembate, avrebbe risposto:

“Rischio l’ergastolo, ma non confesso per la mia famiglia”.

Frasi che ovviamente lasciano senza parole e che secondo il pm Letizia Ruggeri, tali presunte ammissioni di Bossetti sono interessanti ai fini investigativi. La loro raccolta è stata possibile grazie alle cimici piazzate negli ambienti del carcere e in funzione finché altri detenuti non le hanno notate. Ovviamente, l’avvocato di Bossetti è convinto che la confessione non ci sia perché non ha nulla da confessare.

(v.r)

Nuova richiesta di scarcerazione per Bossetti

Aggiornamento del 20 febbraio 2015, ore 13.49

Il legale di Bossetti continua la sua corsa contro il tempo: ha scelto di depositare, ancora una volta, istanza di scarcerazione per il muratore arrestato il 16 giugno scorso con l’accusa di essere il killer di Yara Gambirasio. La richiesta fa seguito al rigetto della istanza di scarcerazione da parte del gip di Bergamo, Ezio Maccora, che nei giorni scorsi ha confermato la galera fino al processo per Bossetti. Il 25 febbraio della vicenda dovrà occuparsi anche la Cassazione. Gli indizi a carico del muratore iniziano a essere numerosi: sono 60 mila le pagine dedicate all’uomo su un’inchiesta di 60 mila (contenute in 50 faldoni). Da discutere in aula c’è molto e ovviamente il finale è ancora una sorpresa, anche se oggi oltre alla prova del dna sugli slip, si sono aggiunti i fili di tessuti del furgone Iveco di Bossetti sui leggings di Yara.

(v.r)

I genitori di Yara: “Bossetti dica la verità”

Aggiornamento del 20 febbraio 2015, ore 13.20

L’ultimo indizio a carico di Bossetti potrebbe essere la prova decisiva: alcuni fili del tessuto
dei sedili del suo furgone del muratore di Mapello sono stati ritrovati sui leggings della tredicenne uccisa a Brembate. Nonostante tutto, Bossetti continua a sostenere di essere innocente, di essere stato incastrato da una giustizia “contro” per partito preso. I genitori di Yara, riporta La Stampa, gli chiedono di confessare, di raccontare tutta la verità. Maria e Fulvio Gambirasio non sono soliti a rilasciare dichiarazioni, a raccontare ed esibire il loro dolore. Chiedono però giustizia e chi li conosce bene, arrivati a questo punto, sa che desiderano solo Bossetti dica finalmente la verità.

(v.r)

I fili trovati sui leggings della ragazzina sono gli stessi del furgone di Bossetti

Aggiornamento del 17 febbraio 2015, ore 09.08

I dubbi sembrano essere sempre meno, dopo l’ultima novità emersa dalle indagini dei Ris. Si cerca il movente, si cerca l’arma del delitto, si cerca una prova che Massimo Bossetti sia realmente l’assassino di Yara Gambirasio. Sui leggings della ragazzina sono stati ritrovati fili del sedile del camioncino del suo presunto assassino. La comparazione scientifica ha dimostrato che proprio quei fili di stoffa, sottilissimi, rinvenuti sulla parte esterna dei leggings della ragazzina appartengono proprio al tessuto delle poltroncine dell’Iveco Daily di Bossetti. Secondo i Ris, è il medesimo materiale. E questo potrebbe essere il tassello mancante, quello che conferma tutte l’indagine svolta fino a oggi.

(v.r)

Via | LaStampa

Perizia informatica sul pc di Bossetti: ossessionato dalle ragazzini di 13 anni

Aggiornamento del 12 febbraio 2015, ore 14.04

Novità sui risultati della perizia informatica sul pc di Bossetti. Secondo quanto emerge e riferisce il Tgcom, il muratore di Mapello sembra ossessionato dalle "ragazzine rosse tredicenni, vergini”. I tecnici della procura hanno messo ai raggi x il suo computer e hanno trovato, non senza fatica visto che Bossetti cercava di non lasciare tracce, le ricerche web fatte dall'indagato. Sono emerse visite a siti porno per trovare bambine molto simili a Yara. La navigazione era fatta con una certa consapevolezza, faceva infatti di tutto per non lasciare tracce sul suo portatile quando andava su Google. Al termine, infatti, lo "ripuliva" evitando di far trovare in cache qualcosa di compromettente.

(v.r)

Il gip boccia per la terza volta l'istanza di scarcerazione

Aggiornamento del 11 febbraio 2015, ore 09.58

Ancora una volta è stata bocciata l’istanza di scarcerazione. Massimo Bossetti, in galera dal 16 giugno, si è visto respingere per la terza volta la richiesta. Il gip bergamasco Ezia Maccora è convinta che non ci siano dubbi sull'attendibilità della prova del dna trovato sul corpo della ragazza. L'accusa ha fatto valere due elementi, considerati gravi indizi: le ricerche a sfondo sessuale nel computer di Bossetti riguardanti ragazze minori fino al maggio 2014 e la testimonianza d'una donna che sostiene di averlo visto con una ragazzina fuori dalla palestra. Ha testimone ha detto che l’uomo cercava contatti intimi. Si teme quindi, ancora, a distanza di mesi, il “pericolo di reiterazione del reato".

(v.r)

La difesa chiede la scarcerazione di Bossetti

Aggiornamento del 9 febbraio 2015, ore 11.52

Il legale di Massimo Bossetti hanno deciso di presentare al gip la richiesta di scarcerazione per la seconda volta. Il motivo? Ovviamente la svolta sui risultati del dna. Come abbiamo raccontato, il dna mitocondriale di Ignoto 1 non coincide con quello di Bossetti, mentre il dna nucleare sembra non dare alcuna prova di dubbio. Resta il fatto che la difesa ha visto in questi nuovi esisti una strada non solo verso la scarcerazione, ma anche la dichiarazione di innocenza dell’assisto. L’avvocato Claudio Salvagni ha dichiarato:

Se non c'è questa corrispondenza, da qualche parte c'è un errore e di fronte al dubbio che tutto possa aver preso una piega strana, secondo me Bossetti deve essere rimesso in libertà, per rispetto ai cardini del nostro diritto: la presunzione di innocenza.

(v.r)

Il dna mitocondriale di Bossetti non è quello di Ignoto 1. E' innocente?

Aggiornamento del 28 gennaio 2015, ore 09.47

Si continua a discutere sul Dna di Bossetti. Come abbiamo già accennato il Dna mitocondriale (ovvero il il Dna dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, che viene trasmesso dalla madre a tutti i figli) del muratore di Mapello non combacia con quello dell’assassino, mentre il Dna nucleare non lascia alcun tipo di dubbio (corrisponde al 99,99999987% con quello dell’assassino). Questa è un’anomalia che sta sollevando molte polemiche e gli esperti non sanno come spiegarlo.

Si è pensato che il Dna mitocondriale ritrovato fosse quello di Yara, in realtà secondo la relazione firmata da Carlo Previderè, ricercatore responsabile del laboratorio di genetica forense dell'Università di Pavia e incaricato dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri si certifica che mista alla traccia biologica della vittima c'è quella di uno sconosciuto che non è Bossetti. Previderè ha quindi tentato di dare la seguente spiegazione:

Ci può essere un numero di mitocondri diverso nelle cellule delle due componenti (vittima e indagato), nel caso in cui queste provengano dallo stesso tessuto biologico (per esempio sangue della vittima e sangue dell’indagato). In parole povere, il profilo mitocondriale di Yara potrebbe aver «coperto» quello di 'Ignoto 1'.

Esisterebbe un ignoto 2. La difesa ha già annunciato che desidera chiedere istanza immediata di scarcerazione perché l’assistito è innocente. Ovviamente, noi non sappiamo come stiano le cose, ma leggendo questo dato da un altro punto di vista si potrebbe pensare che Ignoto 1 non abbia agito da solo. La presenza di un complice non è più un semplice sospetto, ma con questa nuova traccia di Dna potrebbe diventare una certezza.

Durante gli esami sembra essere stato commesso, tra l’altro, un grave errore. A raccontarlo è Giorgio Portera, consulente della famiglia Gambirasio:

Si è sbagliato confrontando il dna delle 532 donne che avevano lasciato la Valle Seriana con il dna di Yara e non con quello di “Ignoto 1”. L’errore è stato scoperto grazie a noi, quando abbiamo chiesto l’analisi dei peli ritrovati sul corpo di Yara. Ma proprio grazie alle nuove analisi del dna mitocondriale si è arrivati all’individuazione di Ester Arzuffi e da lei al figlio Massimo Bossetti.

Questo errore ha causato una riduzione della traccia (inizialmente molto abbondante), poiché pare essersi realizzata un'inversione delle proporzioni dei campioni misti dei Dna di vittima e 'Ignoto 1'.

Ci sono poi delle altre anomalie. Si è sempre sostenuto che l'esame sulla traccia 'abbondante' trovata sugli slip della vittima sia ripetibile, ora sembra non essere più tale. I campioni estratti sembrano essere esauriti. Si tratta quindi di un gravissimo problema, che mette in discussione la permanenza di Bossetti in carcere.

(v.r)

Via | Adnkronos

L'avvocato Salvagni: "Il Dna mitocondriale non è di Bossetti"

Aggiornamento del 26 gennaio 2015, ore 09.43

Potrebbe esserci una svolta nelle indagini sulla morte di Yara. Massimo Bossetti è in carcere da giugno con l’accusa di essere il presunto omicida perché sugli abiti della ragazzina è stato trovato il suo Dna. Secondo l’avvocato del muratore di Mapello, il "dna mitocondriale" esaminato non sarebbe quello del suo assistito, per il quale chiederà la scarcerazione immediata. La condanna preventiva nei confronti del carpentiere si fonda appunto su questa prova.

Il Dna mitocondriale (di derivazione materna) di Bossetti non coincide con il dna mitocondriale nel profilo genetico che “Ignoto 1”, sempre secondo la difesa. È invece perfettamente sovrapponibile quello nucleare, che invece ha condotto le forze dell’ordine da Bossetti senza alcun ombra di dubbio e che gli inquirenti anche alla luce di questa novità sostengono sia valido. Che cosa ci sia di vero e di attendibile è molto complesso da capire. Durante questa indagine ci sono stati gravi errori e grandi colpi di scena, ma non c’è ancora la prova schiacciante o almeno non è stata divulgata l’informazione.

A questa novità spunta anche un fantomatico uomo, un muratore 23enne, romeno, di cui si conosce il nome ma che in questo momento non è stato rivelato alla stampa e soprattutto non è stato ancora rintracciato. Secondo la ricostruzione dell’avvocato Claudio Salvagni e del criminologo Ezio Denti, che sta lavorando come consulente della difesa, potrebbe essere un potenziale fidanzatino di Yara. Anche se è davvero molto strano che questo dettaglio venga alla luce solo ora. Potrebbe essere lui l’assassino? Ovviamente tutto questo dovrà essere dimostrato durante il processo.

Via | Il Tempo, Tgcom, Il Giorno

Per la difesa un operaio romeno è coinvolto nella morte della bambina

Aggiornamento del 20 gennaio 2015, ore 11.10

Sulla morte di Yara Gambirasio ci sono davvero ancora tante zone d’ombra. L’ultima novità, riportata da Il Giorno, e attualmente in fase di verifica, riguarda la presenza nella vita di Yara Gambirasio di un operaio romeno sparito. Secondo il criminologo Ezio Denti, consulente della difesa di Massimo Giuseppe Bossetti (intervistato da Telelombardia), il 26 novembre del 2010 (il giorno della scomparsa di Yara) l’operaio avrebbe cercato ospitalità vicino a Brembate: era in viaggio verso casa perché doveva tornare dalla madre malata. Si è fermato però in provincia di Bergamo per incontrare Yara.

Alcuni giorni dopo la donna (testimone a favore di Bossetti cui l’operario romeno ha chiesto ospitalità) riceve una chiamata da parte dell’operaio che dice di essere arrivato a destinazione. Quando il caso della scomparsa di Yara diventa nazionale, la donna collega la vicenda all’operaio. A quel punto prova a telefonargli ma da quel momento il cellulare dell’operaio risulta spento. Dalla nostra testimone abbiamo ricevuto ben due lettere. Io l’ho personalmente incontrata almeno venti volte. Noi, al momento, stiamo verificando dove si trovi effettivamente oggi quell’operaio e se la Yara di cui si parlava sia veramente Yara Gambirasio.

Ha raccontato Denti. Sembra inoltre esserci un altro strano dettaglio emerso nelle ultime ore. Un cellulare di Bossetti sembra essere finito in Marocco. Le domande aperte sono numerose: come mai?

(v.r)

Aggiornamento del 19 gennaio 2015, ore 10.25

La trasmissione Quarto Grado ha rivelato un nuovo dettaglio importante: esiste una testimone, valutata attendibile dagli inquirenti, che avrebbe avvistato Yara in macchina con Bossetti proprio nel parcheggio di fronte alla palestra di Brembate. La donna avrebbe anche raccontato di aver rincontrato casualmente il muratore di Mapello mentre stava comprando birre per il pranzo in un piccolo supermarket di Brembate, proprio alcuni giorni dopo.

L’avvistamento con Yara invece è avvenuto mentre la signora stava accompagnando la figlia a un corso di ciclismo proprio nel centro sportivo frequentato anche dalla bambina di Brembate. Attraversando il parcheggio su via Locatelli, la testimone ha notato una macchina ferma. L’auto assomiglia a quella di Bossetti: una familiare grigia e ovviamente al suo interno un uomo biondo con la bambina. Stavano parlando in modo fitto e il presunto Bossetti impediva alla piccola di scendere dall’auto.

Questa testimonianza, raccolta spontaneamente per la donna si è presentata di propria volontà in commissariato, è attualmente a verbale e potrebbe essere molto rilevante in fase di processo, nonostante non possa essere considerata una prova sufficiente.

(v.r)

Nuovo testimone in difesa di Bossetti

Aggiornamento del 9 gennaio 2015, ore 09.35

La situazione di Bossetti non si sblocca o forse dei nuovi elementi potrebbero essere un punto importante a favore della difesa. Gli attrezzi da lavoro e il telefonino che il muratore di Mapello aveva con sé la sera della scomparsa della bambina di Brembate risultano puliti. Sono stati analizzati a lungo dai carabinieri del laboratorio di Parma, senza trovare, però, alcun elemento che riconduca Bossetti a quell'omicidio.

Nulla è stato lasciato al caso, ovviamente. I Ris hanno svolto i loro controlli in modo approfondito. Pure il predellino del furgone è stato analizzato millimetro per millimetro alla ricerca di un traccia di Yara, così come quel telone che copriva i sedili dell'Iveco Daily. C’è da dire che sono passati diversi anni e che gli inquirenti si aspettano di non trovare nulla. È strano però che non ci sia neanche un indizio, seppur debole.

Attualmente l’accusa ha da la sua solo le tracce di dna e le immagini delle telecamere intorno al centro sportivo proprio la sera in cui Yara è stata rapita. Ora la difesa ha annunciato un testimone: Claudio Salvagni, intervistato durante La Vita in diretta, detto:

Esiste una testimonianza che potrebbe consentire di scrivere tutta un’altra storia, in favore di Bossetti. Stiamo verificando la veridicità di alcune parole che ci sono state riferite da un testimone. Se tutto venisse confermato e fosse riscontrato ci rivolgeremmo direttamente alla procura della Repubblica di Bergamo.

(v.r)

Massimo Bossetti: "Non confesso un delitto che non ho commesso"

Aggiornamento del 7 gennaio 2015, ore 09.50

Bossetti da ormai da 200 giorni vive sospeso nel limbo. È in carcere con l’accusa di essere l’assassino di Yara Gambirasio. A suo carico solo le tracce di dna trovate sugli slip della ragazzina. Non ci sono altri elementi emersi da giugno a oggi che possono dimostrare che sia stato lui a uccidere la ragazzina di Brembate. In un’intervista a Repubblica, ha raccontato.

Non confesso un delitto che non ho commesso. Il killer di Yara non sono io, lo dimostrerò in aula, davanti ai giudici. Però vorrei un processo giusto. Anche nei tempi. Sono stato dipinto come un mostro, accusato di un reato orribile. Ma io con la morte di quella povera ragazzina non c’entro niente. In carcere le rivolgo ogni giorno un pensiero. Spero che al processo venga fuori la verità, hanno fatto indagini in un’unica direzione, è come se l’opinione pubblica, i media, mi avessero già condannato.

Come giustifica la presenza del suo Dna sugli slip?

Deve essere stato fatto un errore. Non ho mai conosciuto né visto Yara. Dopo la Cassazione con il mio avvocato chiederemo eventualmente la ripetizione dell’esame del dna, ammesso sia davvero mia, quella traccia potrebbe essere finita lì, come ho detto ai magistrati, a causa dell’epistassi di cui soffro da sempre.

(v.r)

";i:2;s:7760:"

Yara, ultimo notizie: dicembre 2014

Richiesta di processo entro aprile

Aggiornamento del 31 dicembre, ore 14.21

Massimo Bossetti è l’assassino di Yara Gambirasio oppure no? Non esiste ancora una risposta a questa domanda, intanto il muratore di Mapello è in carcere da metà giugno con questa accusa pesante. I 180 giorni dal fermo entro i quali il pm avrebbe potuto chiedere il giudizio immediato, che fa saltare l’udienza preliminare, sono scaduti. Quando si terrà il processo? Probabilmente dopo l’estate e non si preannuncia lungo. L’udienza di scarcerazione è fissata per il 25 febbraio, richiesta di rinvio a giudizio tra la metà e la fine di febbraio, udienza preliminare tra aprile e marzo. Insomma, non manca ancora molto. Si arriverà alla sentenza per il 2015? Potrebbe essere.

(v.r)

Una fotografia ritrarrebbe Bossetti con Yara secondo Giallo

Aggiornamento del 23 dicembre, ore 14.06

Nuovi dettagli sull’omicidio di Yara Gambirasio. Secondo quanto riporta il settimana Giallo esisterebbe una foto di Massimo Bossetti con la ragazzina. Perché questa novità è importante? Prima di tutto perché la difesa non ha smentito la notizia e poi perché questa sarebbe la controprova che Bossetti conosceva Yara. La fotografia dovrebbe essere archiviata in uno dei telefoni di Bossetti, nelle mani degli inquirenti.

Fosse così la situazione per il muratore di Mapello si aggraverebbe notevolmente e l’avvocato Claudio Salvagni potrebbe anche decidere di dimettersi: qualche settimana fa al Corriere, infatti, aveva detto di credere nell’innocenza del suo assistito e sarebbe disposto a rinunciare all’incarico se dovesse scoprire di non aver di essere stato ingannato.

Intanto sembra essere sfumata l’ipotesi del giudizio immediato: secondo alcune interpretazioni, nel computo dei 180 giorni bisognerebbe considerare anche i 45 giorni di sospensione feriale dei termini (il periodo dal primo agosto al 15 settembre) in cui la macchina della giustizia si ferma. In questo caso, il pm Ruggeri avrebbe tempo fino a gennaio per mandare a giudizio Bossetti per le vie più brevi. La Corte di Cassazione ha fissato la data in cui verrà discussa la richiesta di scarcerazione: si tratta del 25 febbraio.

(v.r)

Le telecamere di Brembate hanno ripreso il furgone di Bossetti vicino la palestra

Aggiornamento del 17 dicembre, ore 09.45

Ancora un altro dettaglio importante per ricostruire i movimenti di Bossetti la sera che Yara Gambirasio è stata uccisa. Le telecamere di Brembate hanno ripreso l’Iveco furgonato del muratore di Mapello mentre girava intorno all’abitazione di Yara Gambirasio in via Rampinelli per circa un’ora la sera del 26 novembre 2010. Ora si scopre che hanno registrato l’allontanamento del mezzo appena dopo l’uscita della bambina dalla palestra.

Non è tutto. Quel giorno Bossetti non aveva alcun motivo di trovarsi a Brembate perché non era andato a lavorare nel cantiere del cognato, da cui si era allontanato alle due del pomeriggio. Tutti dettagli che fanno sospettare dell’uomo, ma che non sono ancora sufficienti a dimostrarne la colpevolezza. I controlli effettuati subito dopo la sparizione della ragazzina consentono di affermare che le tracce di Yara si perdono alle 18,47 quando riceve un sms da una sua amica al quale non risponde.

Sempre analizzando le celle, si evince che il telefonino di Bossetti aggancia quella di zona circa un’ora prima, alle 17,45 per parlare con il cognato. Bossetti ha dichiarato di averlo fatto mentre rientrava a casa, ma i filmati registrati da più postazioni che dimostrano che in realtà il muratore rimase nella zona fino all’uscita di Yara dalla palestra, intorno alle 18,45. La coincidenza più rilevante è proprio questo nuovo dettaglio: dopo l’uscita di Yara dalla palestra, il furgone di Bossetti sparisce dalle telecamere di zona.

(v.r)

Nessuna traccia della bambina sull’auto e sul furgone di Bossetti

Aggiornamento del 12 dicembre, ore 10.18

È stato esaminato cm per cm il furgone Iveco Daily di Massimo Bossetti. Stesso trattamento anche per la sua Volvo V40, gli abiti e gli oggetti sequestrati nella casa alla Piana di Mapello. Il risultato? Nessuna traccia di Yara Gambirasio. Gli investigatori non si aspettavano di trovare tracce della bambina a distanza di tre anni e mezzo dal delitto, sui mezzi e sugli oggetti a cui Bossetti avrebbe potuto mettere mano. Certo, gli accertamenti dovevano essere fatti e la speranza di raccogliere le prove ovviamente non è mancata.

Ora mancano le relazioni sui telefonini e sui due computer, uno portatile e uno fisso, del carpentiere. Sicuramente se anche su questi oggetti non dovesse emergere alcun indizio riconducibile alla bambina, sarebbe un punto a favore della difesa. Per Bossetti, l’unica prova a carico, ricordiamo, è la traccia del suo Dna sugli slip della ragazzina.

(v.r)

Lascia uno dei legali di Bossetti. Claudio Salvagni: "Se ha mentito, mi dimetto anch'io"

Aggiornamento del 9 dicembre, ore 10.18

E’ stato un lungo weekend di passione per i difensori di Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di essere il probabile killer di Yara Gambirasio. A meno di un mese dalla chiusura definitiva dell’inchiesta l’avvocato Silvia Gazzetti ha deciso improvvisamente di rinunciare al mandato. Il motivo? Sembrano esserci delle divergenze insanabili (così le ha definite l’altro avvocato Claudio Salvagni).

Quali sono queste divergenze? Nessuno ovviamente lo sa. Si crede che ci possa essere un cambio di strategia (quindi una richiesta di patteggiamento, con conseguente confessione) per avere una riduzione della pena. L’avvocato Claudio Salvagni, intervistato, dal Corriere della Sera, ha ribadito il suo no comment sulla questione. Ha comunque precisato che è pronto a dimettersi in qualsiasi momento, se emergesse che il suo assistito ha mentito:

Ne chiederei conto a Bossetti e se non mi fornisse una spiegazione convincente non avrei problemi a rimettere il mandato. Faccio un esempio: mi ha sempre detto che non conosceva la bambina; se dal suo cellulare spuntasse un’inequivocabile foto di loro due insieme, avrei la prova che mi ha mentito.

(v.r)

I familiari di Bossetti non rispondono alle domande dei pm

Aggiornamento del 3 dicembre, ore 14.12

Continuano le indagini e continuano gli interrogatori: venerdì scorso sono stati convocati la moglie Marita Comi di Massimo Bossetti, il fratello di quest’ultima, Agostino, con la moglie, e il fratello di Massimo, Fabio Bossetti con la consorte. Hanno scelto di non rispondere all’interrogatorio tutti tranne la cognata di Bossetti. Questo tipo di comportamento non è previsto per le «persone informate sui fatti», ma solo per gli indagati. Si tratta quindi di un atteggiamento non collaborativo che sta esasperando gli inquirenti.

A difendere Massimo e la sua famiglia, ovviamente, gli avvocati Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti:

«A che serve parlare, se poi la procura usa contro Bossetti tutto quello che viene detto?»

Sembra essere molto vicino ormai il processo: fonti vicine a chi indaga spiegano che le indagini sono sostanzialmente chiuse, manca però ancora il deposito formale delle diverse consulenze chieste dal magistrato.

(v.r)

";i:3;s:10111:"

Yara, ultimo notizie: novembre 2014

Aggiornamento del 26 novembre, ore 10.08

La speranza di aver giustizia non è mai svanita in questi lunghi anni di indagini. La famiglia Gambirasio è un esempio, davvero per tutti, di dignità e coraggio. Da quanto Massimo Bossetti è in carcere, ovviamente, è cresciuto il desiderio di mettere la parola fine a questa triste vicenda e poter piangere, privatamente, la loro bambina. Purtroppo le indagini sono ferme e hanno fatto sapere, attraverso il loro avvocato Enrico Pelillo e il consulente genetista forense, Giorgio Portera che non vogliono un colpevole per forza, ma solo il colpevole quello vero. La giustizia fine a se stessa non fa bene a Yara, ai Gambirasio e probabilmente anche al Paese.

Abbiamo sempre rispettato il lavoro di tutti e atteso l’esito degli accertamenti, ora aspettiamo il processo, la sede opportuna in cui si assumono le prove. Speriamo si celebri velocemente, per accertare se l’indagato è il colpevole.

Inoltre, l’avvocato ha aggiunto:

Il primo giorno che li ho incontrati sono rimasto sbalordito per quanto fossero brave persone e in questo c’è tutto, dalla forza al decoro senza mai sbandierare il loro dolore. Le volte successive ho avuto la conferma, così come il giorno in cui siamo sentiti al telefono perché era stato fermato Bossetti.

Ora c’è tanta attesa per il processo e il Dna, che al momento è l’unica vera prova a carico di Bossetti, è il pilastro portante. Il genetista Portera, infatti, al Corriere ha dichiarato:

Quel Dna colloca l’indagato sulla scena del crimine. La validità non può essere messa in discussione, poi è stato l’indagato a uccidere Yara lo accerterà il processo. È giusto che chi assiste una parte provi a fornire interpretazioni alternative. Nel momento in cui trovano fondamento, aprono nuovi scenari, altrimenti vanno a validare la prima ipotesi. Ma è giusto che le interpretazioni si basino su dati scientifici veri e vengano lette da persone con specifiche competenze.

(v.r)

Aggiornamento del 25 novembre, ore 11.07

Vodafone ha fatto chiarezza sull’uso del telefonino di Bossetti la sera della scomparsa di Yara. Tra gli elementi di presunta colpevolezza c’è quello che il 26 novembre 2010, il muratore di Mapello ha spento il cellulare alle 17.45, proprio nel momento in cui agganciava la stessa cella telefonica di Mapello cui si collegava il cellulare di Yara. Sembra non essere realmente così.

Vodafone a distanza di 4 anni ha infatti spiegato che Bossetti non ha spento il telefonino, ma
semplicemente ha smesso di usarlo fino alle 7.34 del mattino dopo. E poiché il muratore a Mapello ci abita, insomma, non sarebbe accaduto nulla di strano. A questo dato si aggiunge che l’ultima cella alla quale si è collegato il telefonino di Bossetti non era la stessa di Yara, perché (a certificarlo è sempre la Vodafone) la vittima, con l’ultimo sms spedito alle 18.49 e poi con lo spegnimento alle 18.55, si collega non con il ripetitore di Mapello ma con quello di Brembate. Tutte novità che possono quindi mettere ulteriormente in dubbio la colpevolezza di Bossetti.

(v.r)

Nuovo testimone riconosce Bossetti, i difensori: "Pressioni inaccettabili affinché confessi"

Aggiornamento del 24 novembre, ore 12.12

Un nuovo testimone ha dichiarato di aver visto Massimo Bossetti, il 26 novembre 2010, pochi istanti prima della scomparsa di Yara, proprio vicino alla casa della ragazzina, in via Rampinelli. A darne notizia è Oggi, che cita un verbale risalente ai primi di novembre. Secondo quanto riportato dal settimanale, a fornire agli inquirenti un tassello fondamentale nell’accusa al muratore arrestato nel giugno scorso, è stata una donna, M. A., 54 anni, la cui testimonianza è nel fascicolo dell’inchiesta fin dai primissimi giorni delle indagini.

La signora è quindi un testimone chiave. Stava passeggiando nella via con i suoi cani, proprio nella stradina che porta alla villa della famiglia Gambirasio, quando vide una coppia di persone sconosciute appostata oltre un arbusto. La signore, inoltre, ha anche detto di aver avuto uno scambio di battute con uno dei due uomini, quello più basso e tarchiato. Tra questi due signori, c’era anche Bossetti, che dichiara aver riconosciuto: indossava un cappellino di lana. A questo punto la domanda è la seguente: Bossetti, in carcere con l’accusa di essere il presunto assassino, aveva un complice. Chi è?

Intanto Massimo Bossetti continua a essere in galera e i suoi avvocati stanno cercando di trovare un alibi per scagionarlo. Sostengono che siano state fatte "inaccettabili pressioni" per spingerlo a confessare "anche da coloro a cui è affidata la sua custodia. Hanno infatti così commentato:

A fronte di un atteggiamento inaccettabile dalla Procura, il signor Bossetti ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. È stato rifiutato di vedere il suo consulente criminologo Ezio Denti.

Questo è stata l’ultima rivelzione. È vero che il pm Ruggeri abbia voluto risentire l’unico accusato a seguito della testimonianza di cui abbiamo anticipato prima.

(v.r)

Gli avvocati difensori: "Chi ha ferito Yara è mancino e Bossetti non lo è"

Aggiornamento del 19 novembre, ore 09.15

Chi è l’assassino di Yara Gambirasio e soprattutto quante persone hanno partecipato al suo sequestro? Sono queste le domande cui stanno cercando di rispondere i difensori di Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di omicidio da giugno. Secondo gli avvocati del muratore di Mapello, Yara è stata ferita da un mancino. E Bossetti non lo è. Questo quanto hanno riferito al settimane Oggi durante un’intervista.

Chi ha ferito Yara con quel taglio che corre dalla zona lombare al gluteo è un mancino. Impugnava il coltello con la mano sinistra. Ma Bossetti è destrorso. Gli altri tagli invece sembrano provocati da un’arma impugnata con la mano destra. Anche se la relazione medico-legale non lo specifica. Si limita a sottolineare che un colpo è stato inferto dal basso verso l’alto. E anche questa è una conferma che gli assassini siano stati almeno due.

I legali quindi mettono ancora una volta in dubbio la perizia legale, che secondo loro non fornisce risposte sufficienti per incriminare Bossetti.

(v.r)

Il criminologo Ezio Denti smentisce la tesi dei tre coltelli: "Non l'ho mai detto"

Aggiornamento del 14 novembre, ore 11.00

Continua a esserci molta confusione sulla morte di Yara Gambirasio e anche quelle che sembrano certezze, spesso vengono messe in discussione con l’obiettivo di trovare il killer. Per questo motivo la coppia di legali che si sta occupando della difesa di Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di essere il presunto assassino, si sta avvalendo della collaborazione di Enzio Denti, un criminologo, al fine di ricostruire la vicenda, mettendo in luce nuove realtà. Il settimanale Oggi ha riportato che esiste una nuova tesi: Yara dovrebbe essere stata uccisa da almeno un paio di persone e probabilmente con tre armi diverse.

Ezio Denti ha smentito questa tesi, intervenendo prima con un comunicato stampa a Pomeriggio5 e poi telefonando in diretta a “Storie vere”, la trasmissione condotta da Eleonora Daniele:

“Sono notizie false, non ho mai dichiarato una cosa del genere. Nella mia perizia è specificato che le ferite sul corpo di Yara sono da ricondurre a un’arma, simile, per forma e lama, a tre tipologie di coltelli”.

Per i legali di Bossetti le armi del delitto sono 3 coltelli

Aggiornamento del 11 novembre, ore 10.14

La difesa di Massimo Bossetti sta cercando di ricostruire la dinamica dell’omicidio per scagionare il muratore di Mapello, attualmente però non ci sono alibi in grado di dimostrare la sua innocenza. Si stanno quindi avvalendo di alcuni esperti, tra cui il criminologo Ezio Denti e hanno diffuso la tesi che Yara si stata uccisa da più di una persona e non nel campo di Chignolo d’Isola. Ora aggiungono che sarebbe stata aggredita con tre tipi di coltelli (un cutter, un coltello a serramanico e uno con la punta a scalpello) e prima di morire potrebbe aver avuto le braccia legate col filo di ferro.

Come sono arrivati a questa ricostruzione? Che alla ragazzina abbia avuto le mani legate – riporta il settimanale Oggi - lo farebbero pensare le due ferite cutanee nella parte interna dei polsi, troppo regolari, troppo precise per profondità e lunghezza.

(v.r)

I legali di Bossetti chiedono l'incidente probatorio sul Dna

Aggiornamento del 07 novembre, ore 09.34

Bossetti non è più in isolamento. È stato spostato in una cella con altri tre detenuti e i suoi legali e la sua famiglia temono per la sua incolumità. In un'intervista alla trasmissione 'Iceberg' di Telelombardia, Claudio Salvagni, il legale del muratore di Mapello, ha parlato della linea difensiva:

Ci stiamo preparando a chiedere l'incidente probatorio sul Dna prelevato dagli slip di Yara. La richiesta verrà presentata probabilmente la settimana prossima. E ovviamente se il Dna dovesse confermare il profilo di Bossetti, non cambierebbe nulla per noi, io non conosco nessuna sentenza italiana per cui una persona è stata condannata per il solo Dna.

(v.r)

";i:4;s:16100:"

Yara, ultimo notizie: ottobre 2014

Revocato l'isolamento per Massimo Bossetti

Aggiornamento del 30 ottobre, ore 12.25

È stato revocato l’isolamento a Massimo Bossetti. A prendere questa decisione è stato il pm Letizia Ruggeri. La situazione in cui si trovava il muratore di Mapello non era una misura punitiva ma, al contrario, una forma di protezione, viste le conseguenze che il codice dei carcerati prevede per chi viene arrestato per reati legati ai bambini. Dove sarà spostato ora il presunto killer? Probabilmente sarà trasferito tra i detenuti accusati di reati sessuali di vario tipo (dalla pedofilia allo stupro).

L’ordinanza sarà effettiva da martedì prossimo. Si prospetta una condizione molto difficile e delicata: Bossetti è stato più volte minacciato, infatti fuori dalla sua cella c’è una guardia fissa e un’altra lo segue durante l’ora d’aria. Intanto, i difensori hanno confermato di presentare ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Brescia che ha confermato il carcere.

(v.r)

Per la difesa non è stata uccisa nel campo di Chignolo d'Isola

Aggiornamento del 30 ottobre, ore 09.44

Continuano le indagini sulla morte di Yara Gambirasio e il primo accurato è sempre Massimo Bossetti, il muratore di Mapello in carcere con l’accusa di avere ucciso la ragazzina dal 16 giugno. A suo carico, la prova del Dna: il materiale genetico trovato sugli abiti di Yara corrisponde a quello di Bossetti. Gli avvocati di Bossetti stanno facendo di tutto per farlo uscire di galera. Hanno anche assunto come consulente il criminologo Ezio Denti, che sostiene che Yara non sia stata uccisa nel campo di Chignolo d’Isola dove è stata trovata senza vita il 26 febbraio 2011 e a infierire sul suo corpo è stata più di una persona.

Tesi che si contrappone a quella dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha eseguito l’autopsia sul corpo della ragazzina uccisa, escludendo la possibilità che la ragazzina sia stata uccisa altrove e poi trasportata e abbandonata nel campo. A sostegno della nuova teoria difensiva, c’è anche la testimonianza del pilota di elicotteri Iro Rovatti, che sorvolò il campo di Chignolo varie volte nei giorni della scomparsa di Yara, senza mai vederne il corpo.

Ovviamente, non si può escludere nulla e gli avvocati di Bossetti stanno cercando le prove per scagionare il loro assistito. Ricordiamo però che Cristina Cattaneo è un medico legale stimatissimo, l’ anatomopatologa più famosa d’Italia perché grazie al suo meticoloso lavoro ha contributo alla risoluzione di molti casi di cronaca nera.

Nuova perizia sui peli trovati nel furgone, intanto Bossetti incontra i figli in carcere

Aggiornamento del 29 ottobre, ore 10.30

Nuovi esami sul furgone di Massimo Bossetti. L’obiettivo è cercare un’altra prova, oltre al Dna sugli abiti della ragazzina, per confermare la colpevolezza del muratore di Mapello, in carcere da giugno. Il pm Letizia Ruggeri ha affidato a Carlo Previderè, responsabile del laboratorio di genetica forense dell’università di Pavia, e a Pierangela Grignani, l’esame dei peli trovati sul furgone cassonato Iveco Daily. Gli esperti si sono occupati anche ei 200 peli trovati sul corpo di Yara (ricordiamo che sono state isolate alcune tracce umane, ma nessuna di Bossetti).

Intanto il muratore, che proprio ieri ha compiuto 44 anni, ha potuto riabbracciare i tre figli e la moglie Marita Comi, in mattinata, sono poi seguite le visite dei genitori, Ester Arzuffi e Giovanni Bossetti, e della sorella gemella Laura.

(v.r)

Trovato un fazzolettino intriso di sangue vicino a Yara

Aggiornamento del 25 ottobre, ore 09.41

Ricostruire la vicenda che ha portato alla morte di Yara Gambirasio sembra essere impossibile. È un puzzle in cui mancano troppi pezzi. A Pomeriggio Cinque si è parlato di una novità: sembra essere stato trovato un fazzoletto intriso di sangue a pochi metri dal corpo di Yara. Purtroppo però le analisi non sono in grado di dare risultati certi, perché il materiale è molto deteriorato. Fosse il sangue di Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di omicidio, si potrebbe parlare finalmente di una prova.

Sul tema si sono ovviamente già aperte numerose polemiche: come hanno fatto a non accorgersene, può essere attendibile della carta, è davvero collegato a Yara? Intanto la situazione di Bossetti non migliora, perché anche il tribunale di Brescia ha bocciato la scarcerazione. Una cosa però sembra essere evidente ai giudici: Bossetti e la ragazzina di Brembate non si conoscevano:

Si impone quindi la deduzione che il contatto tra i due - comprovato dalle citate tracce biologiche - si sia verificato dopo la scomparsa dell’offesa, avvenuta il 26 novembre 2010.

(v.r)

Bossetti resta in carcere

Aggiornamento del 20 ottobre, ore 14.26

Incassa un altro duro colpo Massimo Giuseppe Bossetti. Il Tribunale del Riesame di Brescia ha confermato il carcere al muratore arrestato per l’omicidio di Yara Gambirasio. Lo hanno confermato i suoi legali all’Ansa. I giudici avevano tempo fino a domani per esprimersi e i difensori avevano chiesto oltre i domiciliari con il braccialetto elettronico, al fine di poter monitorare gli spostamenti dell’uomo. La richiesta era già stata bocciata dal Tribunale di Bergamo per gravi indizi di colpevolezza e rischio di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.

(v.r)

Dieci peli umani sul corpo della ragazzina, nessuno di Bossetti

Aggiornamento del 17 ottobre, ore 10.18

Le indagini sull’omicidio di Yara sembrano essere a un punto morto. Sono state analizzate le 200 tracce pilifere trovate sul corpo della ragazzina di Brembate e nessuna di queste appartiene a Giuseppe Bossetti, in carcere da giugno con l’accusa di omicidio. Tra l’altro solo 10 peli appartengono al genere umano e 2 di questi sono della stessa persona, che non si sa se uomo e donna. Un dato interessante? Anche questo non si può dire. I peli possono essere lì per puro caso, perché il corpo è stato abbandonato nel campo e quindi esposto a qualsiasi contaminazione.

Sicuramente il risultato potrebbe diventare importante se si scoprisse la presenza di un complice e ci fosse corrispondenza tra il dna del presunto killer numero 2 e i peli ritrovati. La relazione non è stata ancora completata, ma dalle prime indiscrezioni non dovrebbero esserci modifiche. Ora la domanda è la seguente: si può risalire al complice o all’assassino attraverso il Dna dei peli? C’è già stato un confronto con quelle delle 500 donne (raccolto quando si cercava la mamma di ignoto 1), mentre non ci può essere un confronto con i 21mila Dna raccolti più di 3 anni fa.

L’unico nome resta quindi quello di Bossetti, del quale stanno analizzando i 4 cellulari sequestrati. Inoltre, secondo il settimanale Giallo, il muratore di Mapello avrebbe cercato informazioni su internet, attraverso il suo pc, su Yara, inserendo parole terrificanti (v.r)

I legali di Bossetti chiedono l'annullamento della relazione del Ris sul Dna

Aggiornamento del 14 ottobre, ore 15.48

Si è conclusa verso le 14 l’udienza al Tribunale del Riesame di Brescia, cui ha partecipato personalmente anche Massimo Bossetti. Gli avvocati del muratore di Mapello hanno chiesto la nullità della relazione del Ris relativa al Dna. Si tratta dell’unica prova reale (anche se considerata solo un indizio) sul coinvolgimento di Bossetti nell’omicidio di Yara. I giudici hanno tempo fino al 21 ottobre per esprimersi. Sarà quindi scarcerato in attesa del processo? (v.r)

Bossetti davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Brescia per chiedere la scarcerazione

Aggiornamento del 14 ottobre, ore 11.02

Tra circa un’ora, al Tribuna del riesame di Brescia, si deciderà sull’istanza di scarcerazione di Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. L’uomo, per la prima volta, compare davanti a giudici, accompagnato dai suoi legali Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni. La prima domanda è stata rigettata, per un vizio di forma, dal gip di Bergamo Ezia Maccora. A pronunciarsi è un collegio con tre giudici (v.r).

Gli investigatori cercano un cutter di Bossetti, forse è l'arma del delitto

Aggiornamento del 10 ottobre, ore 16.32

Potrebbe aggravarsi la situazione di Massimo Bossetti perché, secondo le indiscrezioni del settimanale Giallo, qualche giorno prima della scomparsa di Yara, il muratore di Mapello avrebbe acquistato un cutter in titanio, un coltello da carpentiere con caratteristiche identiche a quelle dell'arma usata per il delitto della 13enne di Brembate. L’acquisto ha trovato riscontro bei movimenti economici fatti con la carta di credito.

Il cutter non è stato ancora ritrovato, nonostante le numerose perquisizioni a casa del sospettato. I tagli riportati sui vestiti della ragazzina sono compatibili con la lama di questo coltello. E nonostante i gravi indizi di colpevolezza, la moglie Marita Comi continua a credere Bossetti innocente, tanto che ha partecipato alla trasmissione Matrix per dirlo pubblicamente.

Sono sicura dell'innocenza di mio marito. La nostra vita è stata stravolta ma la cosa che mi fa male è sapere che il killer di Yara è ancora libero. Capisco però il dolore della famiglia Gambirasio. Al momento dell’arresto era sconvolto. Lui è muratore, stava gettando la soletta, era nel bitume fresco, non poteva scappare. L'hanno ammanettato subito e gli hanno detto: non parlare, non dir niente, non guardarci in faccia. Era sconvolto, non sapeva dove guardare, non era lui.

(v.r)

Massimo Bossetti minacciato con una lettera anonima prima dell'arresto

Aggiornamento del 8 ottobre, ore 10.37

Sono tante le cose ancora da spiegare sul caso di Yara Gambirasio e soprattutto sul presunto assassino Massimo Bossetti. Per esempio, è stata trovata una lettera anonima, sequestrata dai Carabinieri insieme ad altri 33 reperti, in cui si leggono minacce del tipo "Ti impicco", "la pagherai cara". Le frasi sono state composte con ritagli di giornale. La domanda ora è la seguente: perché Bossetti viene minacciato di morte? Un altro elemento che fa credere che Bossetti sia colpevole è lo strano silenzio in cui si è chiuso quando è stata resa pubblica prima la scomparsa e poi la morte della ragazzina, che abitava a pochi chilometri da casa sua.

Perché gli investigatori hanno definito "anomalo" il silenzio del muratore? Perché durante un colloquio ha dichiarato di essere stato molto colpito dalla scomparsa di Yara e poi perché ha raccontato di aver incontrato Fulvio Gambirasio, ma non è mai fatto accenno alla moglie. Esce poi oggi in edicola su Oggi la nuova strategia difensiva degli avvocati di Bossetti, che sostengono che Yara sia stata rapita da un gruppo di persone

È possibile che la ragazza sia stata spogliata, ferita e rivestita nel buio del campo di Chignolo, sotto la pioggia, nel fango, fra le sterpaglie che rendevano difficilissimo anche solo camminarci sopra? O dopo la scomparsa Yara è stata tenuta in un altro posto? In questo caso sarebbe stato un rapimento organizzato e preparato da più di una persona.

(v.r)

I genitori di Yara replicano ai legali di Bossetti: "Tutte illazioni"

Aggiornamento del 3 ottobre, ore 11.44
I genitori di Yara Gambirasio sono noti per il riservo e per non aver mai voluto commentare le indagini, ma dopo le ultime dichiarazioni dell'avvocato Claudio Salvagni, uno dei difensori di Massimo Bossetti, che ieri sera in una trasmissione tv sarebbe tornato sulla pista della vendetta familiare, ha scelto di replicare. Fulvio e Maura Gambirasio lo hanno fatto sempre attraverso i loro legali:

“La famiglia Gambirasio ha sofferto fin troppo per dover anche sopportare sospetti ed illazioni fondate sul nulla. Siamo da sempre convinti che i processi debbano essere celebrati nelle aule dei Tribunali e non nei salotti televisivi. Per questa ragione ci guardiamo bene dal partecipare ai dibattiti televisivi sul tragico caso di Yara. Usciamo, però, oggi dall'abituale riserbo per dire che è del tutto inaccettabile che uno dei difensori del signor Massimo Bossetti, nel corso dell'ennesima trasmissione televisiva, abbia evocato nuovamente l'ipotesi di una presunta vendetta ritorsiva nei confronti della famiglia Gambirasio”.

E hanno anche invitato i legali di Bossetti a portare le prove:

"Se il difensore del signor Bossetti ha degli elementi concreti che vanno in quella direzione, li porti non in televisione, ma in Tribunale ed in quella sede ci confronteremo. Se invece non li ha, e siamo convinti che sia così, si astenga dal rilasciare simili dichiarazioni".

Bossetti intanto ha incontrato in carcere il figlio più grande, mentre il Tg5, proprio oggi, oltre ad aver dato la notizia che pure il fratello più piccolo del muratore di Mapello è risultato essere un figlio illegittimo di Bossetti (il padre resta ignoto e non è Guerinoni), ha svelato un’indiscrezione: il presunto killer al momento dell’arresto avrebbe tentato la fuga (v.r).

La mamma di Bossetti mente su tutto: illegittimo anche il terzo figlio

Aggiornamento del 3 ottobre, ore 11.44
La credibilità di Ester Arzuffi, la mamma di Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, sta vacillando. Si legge su La Stampa, che anche il terzo fratello Bossetti, Fabio di 39 anni, è un figlio illegittimo. Il padre però non è Giovanni Guerinoni, l’autista di Gorno padre dell’Ignoto 1. A dimostrarlo è il test del Dna.

Nonostante le analisi, Ester Arzuffi, 67 anni, continua a sostenere di non aver tradito il marito. Questo terzo test del Dna, al fine di scoprire il killer di Yara non ha ovviamente alcuna rilevanza, fa però mettere in discussione la testimonianza della mamma del presunto assassino, che a questo punto – secondo gli investigatori – continuerebbe a mentire. Il sospetto – tutto da dimostrare – che Ester sappia se Massimo ha ucciso o meno la bambina di Brembate, perché intratteneva spesso conversazioni telefoniche. I tabulati indicano una conversazione anche il 19.05 del 26 febbraio 2011, poco dopo il ritrovamento del corpo di Yara (v.r).

Fissata il 14 ottobre a Brescia l'udienza per l'istanza di scarcerazione di Bossetti

Aggiornamento del 2 ottobre, ore 14.44 Massimo Bossetti continua a dichiararsi innocente e i suoi legali sono convinti di poterlo scagionare. È stata fissata per il 14 ottobre, davanti ai giudici del Tribunale della Libertà di Brescia, l'udienza durante la quale sarà discussa l'istanza di scarcerazione. I due avvocati hanno deciso di ricorrere contro l'ordinanza del gip di Bergamo con la quale era stata respinta una prima richiesta.

Intanto, da Brescia arriva una seconda novità: la Corte d'appello ha accolto l'istanza di risarcimento per ingiusta detenzione presentata dai legali di Mohamed Fikri stabilendo per lui un risarcimento di 9 mila euro. Ricordiamo che Fikri era stato arrestato nel dicembre 2010 perché ritenuto il responsabile della morte di Yara Gambirasio. La detenzione durò un paio di giorni (v.r).

";i:5;s:14758:"

Yara, ultimo notizie: settembre 2014

Smentito l'ultimo alibi: non è andato dal meccanico il giorno della scomparsa di Yara

Aggiornamento del 26 settembre, ore 13.31 Si sta aggravando il quadro per Massimo Bossetti. Anche il suo ultimo alibi sembra essere stato smentito. Secondo quanto dichiarato dal muratore di Mapello, il pomeriggio del 26 novembre del 2010, il giorno dell’omicidio di Yara, non è andato a lavorare per portare il furgone dal meccanico. Questa visita in officina non risulta da nessuna parte. E c’è di più perché dal registro delle fatture dell’officina, le riparazioni al furgone che ha indicato risultano effettuate un mese prima.

A questo si aggiunge un altro dubbio. Oltre al meccanico, sempre nello stesso pomeriggio, aveva segnalato di essere andato dal falegname. Non risulta neanche questa visita, così come la sosta dal commercialista (già smentita mesi fa) e dal fratello (v.r).

Il furgone davanti a casa di Yara era di Bossetti, lo confermano i Ros

Aggiornamento del 26 settembre, ore 09.25Ora ne sono sicuri. Il furgone davanti a casa di Yara Gambirasio il giorno della sua scomparsa era proprio Iveco Daily cassonato di Massimo Bossetti. Per dimostrarlo, i carabinieti del Ros hanno raccolto le registrazioni delle telecamere di zona e sono ricorsi alla alla consulenza di personale della Iveco addetto alla progettazione e realizzazione del Daily. Ricordiamo che l’autocarro di Bossetti aveva delle caratteristiche particolari, tra cui una fascia catarifrangente rossa.

Perché questo dettaglio è importante? È utile per ricostruire gli spostamenti del muratore e per confermare o smentire le sue dichiarazioni. Negli ultimi giorni sono già emersi alcuni elementi importanti: la crisi con la moglie, la sua presenza al Campo di Chignolo d’Isola, la sua assenza dal lavoro il giorno della scomparsa, ecc (v.r).

Bossetti e la moglie erano in crisi quando è stata uccisa Yara

Aggiornamento del 25 settembre, ore 09.39Scavare nella vita di Bossetti non è un gioco morboso, ma un modo per cercare di ricostruire sia la personalità dell’uomo, in carcere da metà giugno con l’accusa di aver ucciso Yara, sia trovare le prove che possono scagionare e incastrare definitivamente il presunto killer. Il muratore di Mapello per tre mesi ha descritto la sua famiglia come normale: una vita coniugale serena e ripetitiva. Sembra questa testimonianza, confermata anche dalla moglie, fare acqua da tutte le parti. Dalle analisi dei Ros dei tabulati è emerso che nei 10 giorni prima il delitto e nei sei giorni successivi non ha mai avuto un contatto telefonico con sua moglie.

In 16 giorni quindi mai una chiamata, mai un sms, per un saluto o per avvisarla che stava rientrando o aveva un impegno. Consideriamo che in questo periodo c’è stato anche il ricovero della suocera di Bossetti. Questa situazione fa ovviamente pensare che tra Bossetti e Marita Comi ci fosse una crisi, crisi confermata anche da due uomini che hanno dichiarato di essere stati gli amanti della signora.

Gli avvocati di Bossetti sono comunque al lavoro per scagionare il muratore. Oggi Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni ricorreranno al Tribunale della Libertà di Brescia, dopo che il gip di Bergamo Ezia Maccora ha respinto la richiesta di scarcerazione dell’indagato. Sono stati anche eliminati del tutto i dubbi sulle analisi dei Ris sul Dna, perché il genetista Emiliano Giardina, professore all’Università romana di Tor Vergata, ha confermato che di Dna è sicuramente di Bossetti (v.r).

Bossetti andò nel campo di Chignolo d’Isola due settimane dopo la scomparsa

Aggiornamento del 24 settembre, ore 10.08Un’altra smentita per Massimo Bossetti. Secondo le ultime indagini il muratore di Mapello in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio è stato nel Campo di Chignolo d’Isola, dove è stato ritrovato il corpo della ragazzina, 15 giorni dopo la sua scomparsa. La prova è una fattura rintracciata dai carabinieri del Ros durante l'analisi della contabilità del muratore. Aveva dichiarato di essere stato in un cantiere lì vicino per portare della sabbia, ma le verifiche hanno smentito questa teoria, secondo quanto riporta il "Corriere della Sera”.

Il 9 dicembre 2010, però, Bossetti non è andato a lavorare nel cantiere. Inoltre, nella bolla allegata alla fattura si legge un quantitativo di sabbia pari a un metro cubo. La domanda che ora si stanno chiedendo è la seguente: a che cosa sarebbe servita questa sabbia? (v.r).

Secondo i Ris non è possibile una diagnosi certa sulle tracce di dna trovate su Yara

Aggiornamento del 23 settembre, ore 10.03 Gli avvocati di Massimo Bossetti si stanno muovendo per presentare al tribunale del Riesame una nuova analisi sul Dna trovato sugli abiti di Yara Gambirasio. Dalla loro c’è un passaggio della prima relazione del Ris di Parma alla procura di Bergamo, datata 2011:

Una logica prettamente scientifica, che tenga conto dei non pochi parametri che si è tentato di sviscerare in questa sede, non consente di diagnosticare in maniera inequivoca le tracce lasciate da ignoto 1 sui vestiti di Yara.

Attenzione, però, perché la relazione citata risale al 2011. Da quel momento all’analisi del Dna non hanno lavorato solo i Ris, ma anche La relazione del Ris citata dai legali, però, è del 2011 (v.r).

Bossetti ammette: "E' vero guardavo siti per adulti con mia moglie"

Aggiornamento del 22 settembre, ore 11.30Si torna a focalizzare l’attenzione sulle ricerche nel computer di Massimo Bossetti. La cronologia dimostra che ha letto articoli di casi di adulti indagati, processati o condannati per molestie e abusi su minorenni. Questo è quanto ha svelato la trasmissione Quarto Grado in anteprima. Su questo tema, c’è un'altra novità. È arrivato alla stampa anche il verbale di uno degli interrogatori (quello del 6 agosto) durante cui il pm Letizia Ruggieri ha cercato di farsi raccontare la verità da Bossetti sulle ricerche pornografiche su Google.

Può essere che io e mia moglie abbiamo guardato dei siti porno, tipo YouPorn, questo sì. Ma video con minori, mai.

E ha aggiunto però di non aver mai avuto fantasie su minorenni o di aver cercato la parola tredicenni. Gli investigatori ora stanno lavorando per capire chi abbia fatto queste ricerche e la data precisa anche se al momento si sa che risalirebbero a dopo l’omicidio.

Al complesso caso, si aggiunge una nuova testimonianza spontanea, di un uomo che ha sorvolato il Campo di Chignolo d’Isola nei giorni della scomparsa di Yara con un elicottero. Sostiene di non aver mai notato il corpo: potrebbe essere stata uccisa da un’altra parte? Potrebbe essere stata nascosta tra le sterpaglie? Gli avvocati di Bossetti continuano la loro difesa e soprattutto a credere il loro assistito innocente: il killer della ragazzina non è in carcere. Intanto, la sorella gemella è stata aggredita e picchiata da un gruppo di uomini, dopo aver ripetute minacce (v.r).

I legali di Bossetti faranno ricorso a Brescia per l'istanza di scarcerazione

Aggiornamento del 18 settembre, ore 09.30 La situazione per Massimo Bossetti non migliora e non peggiora. Di tornare a casa, però, non se ne parla. Il Gip ha deciso di confermare il fermo, respingendo l’istanza di scarcerazione. I legali del Muratore di Mapello hanno quindi deciso di far ricorso al Tribunale della libertà di Brescia (hanno dieci giorni di tempo) e stanno pensando di chiedere la riestrazione del Dna per ripetere il test su materiale "vergine".

Il motivo? Secondo Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni nella richiesta di custodia cautelare per il loro assistito non sarebbero stati inseriti tutti gli atti che avrebbero potuto favorire la scarcerazione dell'artigiano. Questa notizia emerge proprio nell'istanza di scarcerazione, nelle quali si legge:

E’ convincimento degli scriventi che le determinazioni maturate dal gip siano, in significativa parte, conseguenza della mancata rappresentazione, come in premessa anticipato, nella richiesta di applicazione del fermo/custodia avanzata dal Pubblico Ministero, di importanti (e oggettivi) elementi la cui valutazione avrebbe condotto il Giudicante a differenti conclusioni.

Ieri Bossetti ha ricevuto la visita della moglie Marita Comi, mentre il fratello della donna Agostino Comi, ha rilasciato una testimonianza che potrebbe pesare contro il cognato, che non è ancora stato in grado di far chiarezza sulle parole del parente. Agostino Comi ha infatti raccontato che il muratore di Mapello gli aveva confidato di essere passato vicino alla casa dei Gambirasio il giorno della sua scomparsa e di aver notato «la presenza delle forze dell’ordine».

Cosa c’è di strano in questo dettaglio? I Carabinieri sono arrivati in zona solo dopo le 19.30, per cominciare le ricerche di Yara, non prima e a quell’ora Bossetti avrebbe già dovuto essere a casa, secondo quanto raccontano lui e la moglie. Il gip Ezia Maccora, considerato Bossetti incoerente e temendo che possa compiere di nuovo un delitto simile, ha scritto:

È significativa la circostanza che l’indagato non è riuscito a chiarire agli inquirenti le affermazioni del cognato Agostino Comi che ha dichiarato di aver appreso direttamente dall’indagato la circostanza...

(v.r)

Il Gip respinge la richiesta di scarcerazione per pericolo di reiterazione

Aggiornamento del 16 settembre, ore 09.22 Bossetti non uscirà di galera e non per un vizio di forma, ma per disposizione del Gip che ha respinto l’istanza presentata dai suoi avvocati. Come mai? A suo carico ci sono gravi indizi di colpevolezza e secondo il giudice delle indagini preliminare è pericoloso perché potrebbe reiterare il reato.

Nelle motivazioni del gip rimane “gravità intrinseca del fatto, connotato da efferata violenza e dalla personalità” di Bossetti “dimostratosi capace di azioni di tale ferocia posta in essere nei confronti di una giovane ed inerme adolescente”. Su questo punto hanno insistito molto anche i legali dei genitori di Yara, che ovviamente si sono opposti alla scarcerazione.

Sono ancora sospetti gli spostamenti del muratore di Mapello, perché ci sono delle inconcruenza tra le sue dichiarazioni, le registrazioni delle telecamere e le testimonianze raccolte. La Corte di cassazione "raccomanda una valutazione globale e organica degli indizi, e non separata, proprio per apprezzarne la gravità". Insomma, c’è la paura che Bossetti, se dimostrata la sospetta colpevolezza, possa rifarlo (v.r).

Bossetti sostiene di aver portato il furgone dal meccanico il giorno della scomparsa di Yara

Aggiornamento del 12 settembre, ore 16.22 Nessuna bugia, a detta dei legali di Massimo Bossetti. Il muratore il pomeriggio del 26 novembre 2010 non era in cantiere, mentre la mattina sì. L’uomo ha infatti raccontato di aver fatto controllare il furgone da un meccanico, di essere stato poi da un falegname, dal suo commercialista e infine a casa. Un percorso che prevede un passaggio davanti alla palestra di Yara. L’avvocato Claudio Salvagni ha così commentato:

Se davvero i tabulati dovessero dimostrare che Bossetti quel pomeriggio, non era al cantiere, dove era stato in mattinata, ma altrove il suo racconto sarebbe ancor più confermato.

(v.r)

Bossetti non andò in cantiere il giorno della scomparsa di Yara

Aggiornamento del 12 settembre, ore 10.07Mentre gli avvocati devono ripresentare correttamente la richiesta di scarcerazione, arriva un dettaglio importante. Il giorno della scomparsa di Yara, Bossetti non andò a lavorare. E non è tutto, prima che la ragazzina fosse portata via, il suo furgone girava intorno alla palestra. Questa novità è importante per la ricostruzione dei fatti e se non prova che il muratore di Mapello è l’assassino, sicuramente smentisce le sue dichiarazioni. In un interrogatorio, infatti, aveva detto che il 26 novembre 2010 era passato nella zona del centro sportivo perché rientrava dal cantiere per andare a casa.

A ricostruire gli spostamenti sono state le forze dell’ordine e la prova della sua assenza è arrivata incrociando le testimoniane dei colleghi, che hanno confermato che quel pomeriggio non era in cantiere. Tutto, ovviamente, è contro provato dalle telecamere di zona (v.r).

Negata la scarcerazione a Bossetti, i legali devono ripresentare l'istanza

Aggiornamento del 11 settembre, ore 17.30 Bossetti non uscirà dal carcere. Il gip di Bergamo Ezia Maccora ha dichiarato inammissibile l'istanza di scarcerazione perché non è stata notificata dai proponenti (i legali del carpentiere di Mapello) agli avvocati della parte offesa, come previsto dalle modifiche introdotte l'anno scorso all'articolo 299 del Codice di procedura penale. Un problema burocratico, non di sostanza, ma che per Massimo Bossetti fa una differenza sostanziale. Intanto, gli avvocati hanno chiesto anche un nuovo prelievo del Dna.

I legali di Bossetti ora dovranno notificare l’istanza agli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta. Il gip, a quel punto, regolarizzerà l’istanza. La parte offesa avrà poi due giorni di tempo per depositare eventuali osservazioni. (v.r).

I legali di Bossetti domani presenteranno istanza di scarcerazione

Aggiornamento del 9 settembre, ore 10.45Proprio domani gli avvocati di Massimo Bossetti presenteranno istanza di scarcerazione per il muratore di Mapello in carcere da metà giugno con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Il 6 settembre è circolata inoltre la voce che Bossetti avrebbe chiesto la macchina della verità: l’indiscrezione è stata diffusa dalla trasmissione televisiva Quarto Grado e gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni che si stanno occupando della difesa hanno smentito la notizia:

Siamo convinti che vi siano gli elementi in virtù dei quali il nostro assistito, che ha trascorso ottanta giorni in cella d’isolamento, possa essere scarcerato.

Quali siano questi elementi? Non si sa ancora nulla. Quello che attualmente è noto è solo l’indizio del Dna, unico dato a carico di Bossetti e che per gli avvocati non può essere sufficiente (v.r).

";i:6;s:67330:"

Yara, ultimo notizie: agosto 2014

Nel computer di Bossetti ricerche pedopornografiche, i legali negano

Aggiornamento del 23 agosto, ore 15.17Alcune indiscrezioni, già durante il mese di luglio, avevano svelato che con il computer di Massimo Bossetti erano state fatte due ricerche sospette: una di carattere per pedopornografico e una sulla storia di Yara. Due ricerche che viaggiano su binari totalmente distaccati. Secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, le ricerche fatte da Bossetti girano attorno alla parola tredicenni. Le perizie, che non sono ancora terminate, attestano che il muratore avrebbe fatto questo tipo di ricerche almeno cinque volte, l’ultima il maggio scorso, prima dell’arresto.

Dopo le rivelazioni, sono intervenuti i legali che hanno smentito la notizia. Ha commentato così l’avvocato Claudio Salvagni:

Non ci sono stati accessi a siti pedopornografici. Poiché sono esami ripetibili verificheremo la circostanza con i nostri consulenti. Per ora non posso commentare in quanto sono indiscrezioni imprecise. Comunque il tutto deve essere contestualizzato e non sappiamo, qualora quegli accessi siano davvero stati fatti, quando sono stati fatti.

(v.r)

Due uomini dichiarano di essere gli amanti della moglie di Bossetti

Aggiornamento del 20 agosto, ore 15.30Al centro delle indagini per trovare l’assassino di Yara Gambirasio è finito anche il rapporto tra Bossetti e sua moglie. Marita Comi è stata chiamata dai pm per chiarire la sua posizione su due presunte relazioni extraconiugali. Fatti negati dalla donna, che attraverso il suo legale ha ribadito di "non aver mai avuto amanti". Ricordiamo che durante l’ultimo interrogatorio la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Secondo quanto racconta il Tgcom, la coppia però aveva diversi problemi: due uomini sembrano aver confermato agli inquirenti di aver avuto una relazione con la Comi, una di queste storie risale proprio al 2009.

Gli avvocati di Bossetti chiederanno la scarcerazione

Aggiornamento del 19 agosto, ore 18.00 Sono passati ben due mesi. Due mesi di carcere, due mesi di ipotesi e di analisi e all’apparenza nulla è cambiato per Massimo Bossetti, in galera con l’accuso di aver ucciso Yara Gambirasio. Il legali dell’uomo, come raccontano gli stessi avvocati Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, hanno deciso di presentare al gip di Bergamo un'istanza di scarcerazione per il loro assistito. La richiesta verrà presentata, probabilmente nei primi giorni di settembre. Come mai questa piccola attesa?

Aspettiamo gli esiti degli accertamenti tecnici (sull'auto e sul furgone di Bossetti e se questi, come sembra da indiscrezioni, daranno risultati negativi, chiederemo la scarcerazione.

Come annunciato precedentemente, i Ris stanno analizzando gli ultimi oggetti sequestrati. I risultati delle analisi scientifiche confluiranno in un'unica relazione nella quale saranno illustrati anche quelli dei test svolti sulla Volvo di Bossetti e sul suo autocarro. Secondo indiscrezioni sui veicoli del muratore non sarebbero state trovate tracce di Yara (v.r).

Nuove analisi dei Ris sul materiale di Bossetti

Aggiornamento del 19 agosto, ore 13.15 Si cercano ancora le prove. I Ris di Parma stanno facendo nuovi accertamenti sugli oggetti sequestrati il 24 luglio scorso. Ora all’analisi ci sono un giubbotto, un paio di scarponi e un aspirapolvere, prelevati, come gli altri oggetti già esaminati, in casa di Bossetti, nella sua auto e nel suo furgone. Domani incontro in carcere tra Bossetti e la difesa. Insieme ai suoi avvocati dovranno fare il punto della situazione e probabilmente decidere quale strategia: non sono stati ancora richiesti né il riesame del test del Dna né istanza di scarcerazione (v.r).

La moglie di Bossetti nei suoi diari racconta: "Ho paura per i miei figli"

Aggiornamento del 16 agosto, ore 11.35 La moglie e la suocera di Bossetti sono state interrogate. Nulla però sembra cambiare per Massimo Bossetti, ancora in carcere con una accusa di omicidio. L’altro ieri però Marita Comi ha scelto di non rispondere alle domande, perché non ha potuto avere a fianco il suo marito. È preoccupata per i suoi figli e per il processo. Il Giornale ha pubblicato parte dei suoi memoriali:


Da quel momento (il processo di settembre ndr) saranno senza lo schermo familiare che con apprensione abbiamo costruito attorno a loro e che pare reggere. Ora mi sembrano sereni, anche se capisco che certi aggettivi stridono con la nostra situazione..., forse è meglio dire tranquilli. Loro non fanno più domande.

E racconta anche di suo suocera, la mamma di Massimo:

In realtà, credo di averle detto che se Massimo non era figlio di Giovanni Bossetti ma di Guerinoni sarebbe stato bene ammetterlo subito piuttosto che scoprirlo così. Che altro potevo dirle? Ora mi rendo conto che forse non aveva alcun senso. Se lei giura che non è vero che ha avuto rapporti con Guerinoni, che il Dna dà un risultato sbagliato, cosa avrebbe dovuto dirci prima? Come poteva raccontarci quella che lei ritiene una storia non vera? Non ci ha detto niente perché dal suo punto di vista non c'era niente da dire... A questa cosa ci penso, ma non sono arrivata a una conclusione né a una convinzione. Io non sono una biologa. E se Ester giura che c'è un errore penso che potrebbe essere davvero così.

(v.r)

Interrogata di nuovo la moglie di Bossetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere

Aggiornamento del 15 agosto, ore 11.00 Dopo la suocera, è stata convocata nuovamente la moglie di Massimo Bossetti a colloquio con il pm. Marta Comi si è avvalsa, però, della facoltà di non rispondere. E’ la terza volta che la donna viene ascoltata come testimone: una prima volta quando il consorte è stato indagato, poi nuovamente nei giorni successivi. L’incontro è durato meno di un’ora. Il legale, che ha accompagnato la testimone, ha raccontato:

Era già stata interrogata il 23 giugno alla mia presenza e non si capisce per quale motivo questa volta io non sia stato ammesso. L’interrogatorio dunque non c’è stato e non è stata rivolta alcuna domanda.

Probabilmente l’interrogatorio è dipeso anche dall’intervista rilasciata a Gente in cui ha dichiarato che suo marito è innocente. Durante il suo racconto al settimanale sono emersi dei dettagli che in teoria sembra avere dimenticato (v.r).

Interrogata anche la suocera di Bossetti

Aggiornamento del 14 agosto, ore 09.20Massimo Bossetti continua a essere l’indiziato numero uno e le indagini non stanno trascurando nessun dettaglio. È stata interrogata Adelina Bolis, madre di Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti. La suocera, considerata persona informata sui fatti, ha dovuto raccontare delle abitudini del genero e soprattutto sui rapporti tra Bossetti e i suoi familiari. L'avvocato Claudio Salvagni ha spiegato che la donna, pur potendo avvalersi della facoltà di non rispondere, ha risposto a tutte le domande.

Nonostante la situazione di Bossetti sembra essere a un punto fermo, perché non è emerso nessun dettaglio che abbia peggiorato o migliorato la sua posizione. La suocera abita nello stesso edificio in cui risiede la famiglia della figlia e potrebbe quindi aver chiarito meglio comportamenti e usanze di Bossetti (v.r).

La moglie di Bossetti difende il marito: “Massimo non ha ucciso perché era a casa con la sua famiglia”

Aggiornamento del 11 agosto, ore 09.50Torna di nuovo a parlare la moglie di Massimo Bossetti, sempre fedele, sempre al fianco del suo adorato marito. Hanno messo in discussione la sua relazione; il pm nell’ultimo interrogatorio ha dubitato che tra loro ci fosse un vero e proprio legame. E così Marita Comi, 40 anni il 29 agosto, al settimanale Gente ha deciso di raccontare la sua verità.

Da quando è rinchiuso l’ho incontrato sei volte. Ci guardiamo, lui piange spesso, dice che gli manca tutto e si chiede perché. Mi sono entrati in casa all’improvviso, erano almeno 20 carabinieri, erano sulle scale, in cucina, ovunque. Non capivo, loro parlavano, io pensavo solo a mandare via i bambini. In casa quella parola, assassino, non l’abbiamo mai pronunciata. Così come quell’altra parola, carcere. Se i ragazzi chiedono: il papà dove sta? Sta con i carabinieri, rispondiamo. Perché è coinvolto nella storia di Yara, basta.

Sugli indizi, invece che fanno sospettare che Massimo Bossetti sia il killer?

Sono state scritte tante illazioni e bugie, lui è un bonaccione. Hanno detto che quel pizzetto biondo gli dà una faccia da vizioso. Ma quale vizioso! Lui è biondo così. Ha la faccia di uno che lavora duro, si fa i fatti suoi, ha una faccia da buon padre. Anche la storia delle lampade: ne avrà fatta qualcuna, che male c’è, ma non tutte quelle che raccontano. Se Yara fosse stata uccisa al mattino o al pomeriggio, forse non potrei giurare sull’innocenza di mio marito. Ma quella bambina è morta dopo le 19, forse dopo le 22. Massimo non poteva essere là fuori a uccidere, perché era a casa. Mi dicono: come fai a esserne certa? Perché ogni giorno per noi è identico all’altro, da sempre. Ecco perché posso sostenere: io so che non è lui, io gli credo. La banalità felice della nostra esistenza è il nostro alibi, la mia sicurezza.

(v.r)

Bossetti fa chiarezza sulla sua vita privata: "Il rapporto con mia moglie è splendido"

Aggiornamento del 7 agosto, ore 10.00 Massimo Bossetti ha dovuto dare spiegazione sulla sua vita privata, durante l’interrogatorio che si è tenuto ieri mattina con il pm. Durante l’ultima perquisizione a casa sono stati sottratti diverse cose, tra cui un bigliettino di San Valentino, un paio di scarponi da lavoro, un suo giubbotto nero, un aspirapolvere, un dvd con immagini familiari e una fotografia di famiglia. C’è il sospetti che i legame con la moglie sia fragile.

I rapporti con mia moglie sono sempre stati ottimi, con gli alti e bassi di tutte le coppie. A volte c’erano screzi per motivi economici, per esempio quando i datori di lavoro non mi pagavano.

Bossetti ha risposto a tutte le domande, continuano a dichiararsi estraneo alla vicenda e ovviamente innocente (v.r).

E' durato 3 ore il colloquio tra Bossetti e il pm

Aggiornamento del 6 agosto, ore 15.01 È durato circa tre l’interrogatorio di Massimo Bossetti, in carcere da metà giugno con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Il colloquio con il pm si è concluso verso l’ora di pranzo e secondo alcune indiscrezioni, il magistrato avrebbe sottoposto a Bossetti, che continua a professarsi innocente, nuovi elementi d'accusa. La salute di Bossetti, invece, è in ripresa: ogni mattina viene visitato dai medici.

Nuovo interrogatorio questa mattina per Bossetti

Aggiornamento del 6 agosto, ore 09.12Massimo Giuseppe Bossetti sarà sentito un’altra volta: proprio questa mattina è fissato il nuovo interrogatorio, che si terrà verso le 10 in un'aula del penitenziario di via Gleno a Bergamo alla presenza del pm Letizia Ruggeri. Non si sa ancora quale sia all’argomento nello specifico, ma si presume che forse ci siano nuovi indizi legati al Dna e alle analisi dei Ris e che il pm stia cercando di fare chiarezza. Bossetti, infatti, continua a dichiararsi innocente e l’unica prova a suo carico è ancora il test del Dna (v.r).

I genitori di Bossetti in carcere: "Nostro figlio è innocente"

Aggiornamento del 3 agosto, ore 09.05Bossetti ha visto i genitori e soprattutto mamma e papà hanno confermato al figlio che credono nella sua innocenza. Durante l’incontro ha partecipato anche Laura, la sorella gemella di Massimo. Entrambi i figli, secondo le analisi del Dna, sono nati da una relazione clandestina della mamma con Giuseppe Guerinoni. Di conseguenza Giovanni Bossetti non è il padre naturale. L’uomo fino a pochi giorni fa era ricoverato all’ospedale Papa Giovannni di Bergamo perché gravemente malato. Mamma Ester continua a negare e alla vigilia dell’incontro ha dichiarato:

Voglio dire a mio figlio che è figlio legittimo, mio e di mio marito. Voglio dirgli che l’uomo che l’ha allevato è il suo vero padre. Voglio dirgli che credo nella sua innocenza e che deve essere forte.

(v.r)

Domani Bossetti incontrerà i genitori

Aggiornamento del Primo agosto, ore 11.05 Domani, Massimo Bossetti riceverà la visita dei genitori in carcere, dove si trova dal 16 giugno. Nelle settimane passate aveva chiesto più volte di poter incontrare la madre, Ester Arzuffi, e Giovanni Bossetti, che a scoperto non essere il padre biologico. Ester continua a smentire però la tesi che il padre sia Giuseppe Guerinoni, nonostante il test del Dna confermi il contrario. Come mai è passato più di un mese e mezzo senza in contrare i genitori? Si dice che in casa ci siano numerose tensioni a causa della paternità e poi Giovanni Bossetti, gravemente malato, fino a pochi giorni fa era ricoverato all'ospedale Papa Giovanni di Bergamo (v.r).

Yara, ultimo notizie: luglio 2014

Dopo l'ultima perquisizione, la famiglia di Bossetti potrà rientrare a casa

Aggiornamento del 30 luglio, ore 09.10 È stata perquisita ancora una volta la casa di Massimo Bossetti. L’obiettivo è sempre lo stesso, trovare una prova o qualcosa che sia almeno un indizio a conferma del test del Dna. Sono stati sequestrati alcuni oggetti personali come un’aspirapolvere, un giubbotto di colore nero, degli scarponi da lavoro ed infine una foto di famiglia insieme a molte fatture contabili. La casa è stata inoltre dissequestrata e forse tra qualche giorno la moglie e i figli potrebbero rientrare.

La famiglia farà visita a Bossetti

Aggiornamento del 26 luglio, ore 11.51 La famiglia di origine di Massimo Giuseppe Bossetti vuole andare a trovarlo in carcere. La data non è stata ancora fissata. Andranno mamma Ester, papà Giovanni e la sorella gemella insieme. Queste decisione dovrebbe servire a mettere a tacere le dicerie che vogliono una crisi familiare a causa della paternità scoperta durante le indagini. Intanto, oltre a Sarah Gino e a Monica Omedei, consulenti genetiste che stanno partecipando agli esami del Ris sulla Volvo e il furgone Fiat Daily di Bossetti, gli avvocati si stanno avvalendo di altri esperti per passare al setaccio tutti gli indizi raccolti (v.r).

Nuova perquisizione a casa di Bossetti

Aggiornamento del 25 luglio, ore 09.11 Una nuova perquisizione è stata effettuata a casa di Massimo Bossetti. Gli investigatori hanno guardato ovunque, tra i diari di scuola dei figli, nelle scatole dei loro giochi. Non si sa ancora che cosa sia emerso. Si sa però che abbiano sequestrato una foto di famiglia, un biglietto d’amore che la moglie Marita Comi gli ha scritto per San Valentino, un giubbotto, delle fatture e dei biglietti da visita. In realtà i nuovi reperti sono 34. Intanto Bossetti resta in carcere e i legami con la sua famiglia sono estremamente fragili: ricordiamo che il padre malato ha scoperto di non essere il papà biologico. La mamma Ester ha ottenuto il permesso per andare a trovare il figlio in carcere, ma non gli ha ancora fatto visita (v.r).

yara gambirasio

Anche i genitori di Yara assumono due legali per il processo

Aggiornamento del 24 luglio, ore 09.45I genitori di Yara Gambirasio sono persone gentili che in questi anni hanno atteso con pazienza che giustizia fosse fatta. Si sono sempre tenuti lontani dalla stampa, non hanno rilasciato dichiarazioni e sono stati fiduciosi. Ora, però, è il momento di agire e hanno nominato in secondo legale, che affiancherà il loro avvocato di fiducia, Enrico Pelillo, in vista del processo.

È stata una decisione presa in totale armonia fra di noi e con i genitori di Yara visto che andiamo verso un processo che avrà una sua complessità, anche soltanto per l’enorme mole di atti che ci troveremo a studiare quando saranno concluse le indagini preliminari della Procura.

I genitori hanno scelto quindi di avere un legale giascuno: Pezzotta tutela Maura Panarese, mentre Pelillo Fulvio Gambirasi, perché al contrario di quanto avviene per un indagato che può avvalersi di un collegio difensivo, ciascuna parte offesa può avere un solo avvocato. Hanno spiegato i due esperti (v.r).

Gli avvocati di Bossetti: "Se i Ris non trovano nulla, chiederemo la scarcerazione"

Aggiornamento del 23 luglio, ore 10.33 Ris continuano ad analizzare i veicoli di Bossetti. Si tratta di un lavoro molto lungo e complesso, che però al momento non ha portato indizi rilevanti. Gli avvocati difensori Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti hanno già annunciato che se non dovessero risultare tracce di Dna della bambina da nessuna parte, chiederanno la scarcerazione. Massimo Bossetti si trova in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari, Ezia Maccora, che ha accolto la richiesta del pm Letizia Ruggeri, in quanto il suo Dna coincide con quello dell’«Ignoto 1», il killer che ha lasciato traccia sugli slip e sui leggings Yara Gambirasio (v.r).

Nessuna traccia di Yara nell'auto e nel furgone di Bossetti

Aggiornamento del 22 luglio, ore 09.25 Sembra non aver portato a nulla anche l’analisi del furgone e della macchina. Secondo quando riporta Il Secolo XIX, gli accertamenti dei Ris non hanno trovato tracce o materiale biologico riconducibili a Yara Gambirasio. Per questo motivo i legali di Massimo Bossetti stanno valutando di presentare istanza di scarcerazione. La relazione sul materiale rinvenuto sull’auto e sul furgone del muratore di Mapello sarà depositata ufficialmente solo nelle prossime settimane, così come quella dei peli trovati sul corpo della ragazzina (v.r).

Bossetti non fu convocato per il test del Dna nel 2011

Aggiornamento del 21 luglio, ore 16.21Trovare l’assassino di Yara Gambirasio è un’operazione enorme, cui lavorano ormai da circa 4 anni tantissimi esperti. È subentrato il dubbio, secondo le ultime novità riportate dal Corriere della Sera, che si sia commesso qualche errore. Massimo Giuseppe Bossetti non è mai stato convocato per il prelievo del Dna, a differenza del cognato e di moltissime altre persone. Da quanto il muratore di Mapello ha raccontato al giudice delle indagini preliminari Ezia Maccora si aspetta di essere convocato dai carabinieri per il prelievo della saliva.

I carabinieri, infatti, oltre al cognato hanno chiamato decine di persone che il 26 novembre avevano utilizzato il telefonino agganciando una cella di Brembate Sopra, oppure di Ponte San Pietro e Mapello. Come mai Bossetti è sfuggito a questa procedura e si è arrivati a lui attraverso la pista del padre illegittimo 4 anni dopo? Il problema sembra essere stato l’affollamento dell’indagini e la rivalità tra i vari organismi investigativi di polizia e carabinieri (v.r).

Bossetti: "Incontrai Fulvio Gambirasio in cantiere, ma non parlammo"

Aggiornamento del 21 luglio, ore 14.02 Massimo Giuseppe Bossetti durante l’ultimo interrogatorio aveva raccontato di aver incontrato, sul lavoro, il papà di Yara Gambirasio, incontro di cui non ha mai accennato nulla alla moglie. Dai verbali, come riporta L’Eco di Bergamo, emergono nuovi dettagli:

Sì, il papà di Yara sarà venuto due o tre volte sul cantiere di Palazzago di mio cognato Osvaldo Mazzoleni, sarà stato il mese di dicembre del 2010. Ricordo che parlava proprio con mio cognato Osvaldo, penso che si conoscessero già da prima, e diceva che sua figlia era scomparsa. Io e gli altri operai eravamo lì, ma siamo andati avanti a lavorare. Non abbiamo avuto il coraggio di avvicinarci e dire a quell’uomo “fatti forza”, non siamo entrati nel merito, lavoravamo e basta, perché si capiva che lui non ne voleva parlare.

Bossetti racconta ogni dettaglio, senza indugiare. I dubbi però sono tanti: come mai non ha mai detto nulla alla moglie? I colleghi lo hanno descritto come “impassibile davanti a Fulvio Gambirasio”, quasi come a nascondere qualcosa. Ovviamente, sono solo supposizioni perché Bossetti resta solo un sospettato (v.r).

I peli sugli abiti della bambina non sono di Bossetti

Aggiornamento del 21 luglio, ore 08.35 Non sono di Massimo Giuseppe Bossetti peli trovati sul corpo di Yara. Purtroppo sulla base dei dati scientifici raccolti non si può ancora sapere a chi possano appartenere, anche perché molti di questi peli sono senza bulbo ed è possibile isolare solo il Dna mitocondriale e non quello nucleare. Perché questo dettaglio è importante? Perché il primo infatti permette di risalire a un gruppo familiare (partendo dalla mamma), il secondo a una persona. Sembra quindi non esserci compatibilità con il dna delle 500 donne raccolto mentre non si può paragonare con quello dei 21mila campioni.

Questo almeno quello che è stata in grado di ricostruire la stampa, perché molto è celato dal segreto istruttorio. La perizia deve ancora essere messa per iscritto e consegnata ufficialmente, questo quanto il genetista Previderè, che si è occupato del lavoro, ha anticipato al pm Letizia Ruggeri (v.r).

I killer erano due? Si cerca un altro uomo

Aggiornamento del 18 luglio, ore 15.00 Il killer di Yara potrebbe non aver agito da solo. Gli investigatori hanno il sospetto che dietro l’omicidio della piccola ginnasta di Brembate ci siano ben due persone. Non si sa che ruolo abbia avuto questo sospettato: potrebbe aver collaborato all’omicidio o semplicemente al rapimento. Non esiste ancora un nome o un volto, questo almeno quello che rivela il Tgcom. Per adesso l’unico sospettato è Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere per essere il presunto killer di Yara da oltre un mese. A suo carico, ad oggi, solo il Dna trovato sugli indumenti della ragazzina: non esistono prove, movente e armi del delitto che possano dimostrarne la colpevolezza (v.r).

Immagini per adulti nel computer di Bossetti

Aggiornamento del 18 luglio, ore 09.55 Gli esperti sono al lavoro sul computer di Bossetti, in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Nel suo pc sono state trovate immagini pornografiche, ma non ritraggono minorenni. Quello che sicuramente vacilla è l’immagine di papà attento solo esclusivamente alla moglie e ai suoi tre figli, come si è sempre dichiarato e dipinto. Bisogna inoltre considerare che il pc è assemblato con parti di vecchi computer e di conseguenza non è da escludere che nella memoria ci sia materiale non appartenente al Bossetti(v.r).

Il sangue del killer su Yara? Deve aver lottato con la bambina

Aggiornamento del 17 luglio, ore 11.03 Non ci sono novità rivelanti a carico di Bossetti, ma ogni giorno si leggono nuovi dettagli sulle indagini. Sembrerebbe, da come si legge nella perizia consegnata alla procura, che le tracce di sangue trovate sul corpo di Yara siano della bambina e del suo assassino, che probabilmente deve essersi tagliato durante la colluttazione con la piccola. Laura Ruggieri, pm che sta seguendo il caso, ha dichiarato:

E’ verosimile pensare che l’assassino, nel maneggiare uno strumento da punta e taglio, con una lama di almeno due centimetri di lunghezza e due millimetri di spessore e con una possibile copertura di titanio, si sia ferito.

Questa tesi farebbe cadere la teoria di Bossetti sugli attrezzi rubati. Intanto un nuovo teste, a quanto racconta Agron Xhanaj, legale dell'associazione "Vite Sospese”, ha confermato la tesi di Bossetti: Yara è stata uccisa per una vendetta contro il padre.


Si tratta di sommarie informazioni rilasciate da una persona del vicentino che riferisce di circostanze apprese a una settimana di distanza dalla scomparsa di Yara, informazioni che coincidono con la motivazione della vendetta che l'indagato Bossetti ha fornito al pubblico ministero. La riservatezza non mi consente di rivelare altro, neppure se si tratta di un uomo o di una donna . Posso solo dire che nei giorni successivi alla scomparsa di Yara questa persona era nella zona, non per motivi di lavoro, e che è venuta a conoscenza di circostanze avvalorate anche da altre persone.


(v.r)

Nuove tracce di Dna sui leggings di Yara, forse la prova decisiva

Aggiornamento del 16 luglio, ore 08.59

Sono state trovate nuove tracce di Dna sui leggings di Yara e ora i Ris di Roma stanno cercando di analizzare il materiale genetico per verificare se ci sia corrispondenza con quello di Bossetti o se forse ci sia la possibilità di trovare anche un eventuale complice, un secondo uomo. È inoltre saltata fuori una nuova data importante. Si tratta del 20 novembre, sei giorni prima dell’omicidio di Yara. Durante gli interrogatori a Bossetti e alla moglie Marita è stato chiesto che cosa sia accaduto quel sabato? Nessuna risposta, un mistero.

Secondo gli investigatori potrebbe esserci proprio in quel giorno la causa scatenante della morte di Yara. Si dice che sia stato anche solo test per verificare le capacità di ricordare della coppia o che magari quel dì ci fu una furiosa litigata tra i coniugi (v.r).

La moglie di Bossetti: "Mio marito non mi ha mai detto di aver incontrato il papà di Yara"

Aggiornamento del 15 luglio, ore 12.12 Nuova dichiarazione per Marita Comi, la moglie di Massimo Giuseppe Bossetti, che stavolta racconta di essere all’oscuro dell’incontro con il papà di Yara. Il muratore di Mapello durante l’interrogatorio di martedì scorso aveva raccontato di aver visto Fulvio Gambirasio una volta e che in cantiere si diceva che la bambina fosse stata uccisa per una vendetta.

Mio marito non mi ha mai riferito di aver incontrato Fulvio Gambirasio. Può capitare che io vada al mercato settimanale di Brembate Sopra, che si tiene il giovedì mattina e ci vado da sola o in compagnia di mia madre. Non ricordo di aver mai incontrato Fulvio Gambirasio o la moglie, anche perché non li conosco di persona ma solo dalle televisioni, né mio marito mi ha mai riferito di averlo incrociato.

Riporta L’Eco di Bergamo. Ora la domanda è la seguente, perché nascose un tale dettaglio alla moglie? Gli inquirenti stanno cercando la risposta (v.r).

Il giudice De Cataldo: "Il Dna non è sufficiente a incriminare Bossetti"

Aggiornamento del 14 luglio, ore 09.23 Si può incriminare un uomo solo sulla base del Dna? Questa è la domanda che si sta facendo l’Italia intera da quando Massimo Giuseppe Bossetti è stato arrestato con l’accusa di omicidio, perché il suo materiale genetico è stato ritrovato sugli indumenti della piccola Yara. Giancarlo De Cataldo, giudice di Corte d'Assise a Roma, a L'espresso ha dichiarato:

La prova del Dna che gli inquirenti hanno in mano contro Massimo Giuseppe Bossetti non può bastare a risolvere il caso della 13enne di Brembate Sopra.

Di Cataldo ricorda che prima di affermare che quell’impronta genetica appartiene con certezza a Ignoto 1 occorre sapere come è stata raccolta ed escludere il rischio di contaminazioni accidentali. Intanto Bossetti ha chiesto di vedere i suoi figli, chiuso in carcere da quasi un mese (il 16 giugno scorso). Sono tre ragazzini, il più grande ha 13 anni, che in questo momento vivono un momento delicato. Non a caso, i difensori stanno valutando con cautela, anche confrontandosi con uno psicologo. I due avvocati sono molto concentrati sul lavoro e non sembrano preoccupati delle nuove dichiarazioni: i colleghi di Bossetti avrebbero smentito il racconto del muratore che ha parlato di sparizioni di attrezzi dal cantiere di Palazzago (v.r).

Massimo Bossetti a Chignolo per lavoro, ma non esistono fatture

Aggiornamento del 11 luglio, ore 12.44

C’è un altro dettaglio che non torna. Si trova a Chignolo, Massimo Bossetti, il 6 dicembre 2010. Durante gli interrogatori aveva ammesso di essere stato a Chignolo per motivi di lavoro per acquistare materiale. Peccato, che analizzando le fatture, dal 2008 al 2013, la data del 6 dicembre 2010 non c’è. Non solo, due giorni prima, il 4, è la prima volta dal 26 novembre che il cellulare di Bossetti aggancia la cella telefonica che copre anche la zona del campo di via Bedeschi. Yara è stata ritrovata in quell’area, ovvero al campo, il 26 novembre 2011 (v.r).

un furgone simile a quelli di Bossetti ripreso vicino alla palestra e alla casa di Yara

Aggiornamento del 11 luglio, ore 11.06 Secondo le indagini ci sono dei dettagli, che incrociati, potrebbero incastrare Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Il video, di cui si parla molto in questi giorni, avrebbe ripreso un furgone, simile a quello di Bossetti, alle 18.01 dal benzinaio in via Locatelli a Brembate di sopra, la via della palestra di Yara. In quel momento la cella di zona ha agganciato il telefono di Bossetti, che poi si è spento fino al mattino successivo. Lo stesso furgone, un Iveco Daily di colore chiaro, passa in via Morlotti angolo via Rampinelli dove Yara abitava, alle 18.12.

Le telecamere non hanno ripreso chi stava guidando, si vede solo il furgone con un catarinfrangente non di serie simile a quello di Bossetti. Non esiste una prova, ma sono dettagli importanti che dovranno essere incrociati con le analisi dei peli e dei capelli trovati sul corpo della ragazzina (v.r).

Il Dna di Bossetti non è stato contaminato

Aggiornamento del 10 luglio, ore 10.08 L’inchiesta per trovare il killer di Yara Gambirasio è molto complicata, ma gli inquirenti stanno ricomponendo il puzzle un pezzo alla volta. Intervistato da Radio 24, il genetista Giuseppe Novelli, dell’Università di Tor Vergata, ha fatto chiarezza sul Dna di Bossetti, trovato sugli indumenti della ragazzina: non è stato contaminato e corrisponde senza dubbio a Massimo Bossetti. Ovviamente, il Dna non spiega come sia finito in quel posto, è necessario dimostrarlo. Una cosa è sicura, quel profilo genetico è chiaro.

Ieri inoltre il Tgcom aveva annunciato la presenza di alcuni filmati in cui si vedeva chiaramente Bossetti nei luoghi frequentati da Yara: il presunto killer è stato filmato da nuova telecamera montata su una stazione di servizio che ha ripreso il suo furgone a pochi metri dalla palestra dove Yara si trovava quel pomeriggio del 26 novembre 2010, quando è scomparsa. Questo potrebbe essere un indizio molto pesante a carico dell’accusato.

Massimo Bossetti non si arrende e continua a professarsi innocente. Durante l’interrogatorio con il pm ha detto di perdere spesso sangue dal naso, sostenendo cdi aver macchiato degli attrezzi, in un secondo momento rubati, utilizzati per uccidere Yara. Ha fatto quindi due nome: non due colpevoli, ma due colleghi che dovrebbero confermare la tesi. Nessuno dei due, ha però mai riferito di movimenti sospetti, durante la costruzione delle villette, o addirittura di furti di materiale o di attrezzi di qualsiasi tipo (v.r).

Bossetti forse incastrato da una telecamera, l'esclusiva di Tgcom24

Aggiornamento del 9 luglio, ore 12.24

Secondo quanto riportato dal Tgcom, esistono dei filmati che incastrerebbero Bossetti. Dovrebbe essere stato ripreso da alcune telecamere di sorveglianza, in questo momento all’esame dalle forze dell’Ordine. Gli inquirenti ancora non si sbilanciano, ma il presunto assassino è stato filmato proprio nei luoghi frequentati da Yara. Questo nuovo dato, incrociato alle celle telefoniche agganciate dal suo telefono, che non consentono la localizzazione esatta, costituiscono un nuovo indizio a favore dell’accusa (v.r).

Bossetti: "Il Dna sugli attrezzi rubati? Perdo sangue dal naso"

Aggiornamento del 9 luglio, ore 09.26 Continuano le indiscrezioni sull’interrogatorio di ieri durato ben tre ore. Secondo la versione di Bossetti, ci sono solo delle coincidenze che hanno portato a lui, la prima è il Dna. È suo, ma non perché sia l’assassino.

Ci penso da settimane a questa cosa... Posso spiegarlo: lo sanno tutti che perdo spesso sangue dal naso. È capitato che mi macchiassi e che macchiassi i miei attrezzi da lavoro. Già una volta mi sono stati rubati....

Ovviamente, sono già al lavoro i periti per verificare quanto sia possibile questa tesi. E sul telefonino, spento nel momento del delitto e che prima ha agganciato la cella in zona, ha invece detto:

Mi ricordo che quello che usavo allora aveva la batteria che si scaricava presto perché era vecchia. Quando sono arrivato a casa dal cantiere l’ho messo in carica e non l’ho più guardato fino al mattino dopo quando alle 7 e 30 ho fatto la prima chiamata.

(v.r)


Bossetti interrogato per 3 ore conferma la sua versione

Aggiornamento del 8 luglio, ore 15.00 È stato interrogato per 3 ore Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. Non ha fatto un nuovo nome, ha ribadito di essere innocente e ha cercato di spiegare come mai il suo Dna sia stato trovato sui vestiti della ragazzina uccisa. Purtroppo, secondo quanto riferiscono gli avvocati, la questione resta protetta dal segreto istruttorio.

Per il resto confermiamo che chiederemo la ripetizione dell’esame del Dna e aspettiamo la chiusura dell’indagine per conoscere a nostra volta in modo più approfondito le carte della procura.

Fanno sapere i legali, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni. Si dovesse procedere al rito immediato, che è già stato detto qualche settimana fa, la prima udienza sarà il 16 settembre. Non essendoci però nuove prove a suo carico, probabilmente si procederà con l’ordinario e probabilmente gli arresti domiciliari (v.r).

Bossetti ha un nome da fare

Aggiornamento del 8 luglio, ore 09.00

Sarà oggi l’interrogatorio con il pm. Massimo Giuseppe Bossetti si è detto pronto a collaborare: non ha nessuna intenzione di ammettere la sua colpevolezza, sostenendo di essere innocente, ma ha un “nome da fare”. È stata questa l’espressione utilizzata dalla polizia penitenziaria al telefono con la procura. Ovviamente, ora ci sono molte aspettative e anche molta confusione: se non è stato lui, che nome può fare? Forse invece ha un complice e desidera smascherarlo? Gli avvocati di Bossetti negano che ci possano essere delle rivelazioni (“perché lui non sa nulla”) e il pm non ha voluto commentare. L’appuntamento è fissato alle 10.30 (v.r).

Gli avvocati chiederanno il riesame del Dna

Aggiornamento del 7 luglio, ore 09.28 Massimo Giuseppe Bossetti continua a professarsi innocente, ma la sua posizione non si aggrava né migliore. Gli inquirenti stanno cercando qualsiasi altra prova, oltre alla corrispondenza del Dna (che è considerato solo un indizio) che possa incastrare il presunto killer, ma è proprio questo Dna – almeno secondo la linea difensiva – che non può essere l’unico elemento per incriminare per omicidio l’uomo. Un altro personaggio chiave è Ester Arzuffi, la mamma, che nei prossimi giorni andrà a trovare il figlio in carcere e che sostiene di non aver mai avuto una relazione con Giuseppe Guerinoni. Si sta dunque pensando di chiedere il riesame.


Chiederemo che venga ripetuto l’esame del Dna a partire dall’estrapolazione degli indumenti della vittima. Se anche venisse confermato che è lo stesso di Bossetti, si tratta di un indizio e non di una prova.

Domani Bossetti ha inoltre appuntamento con il pubblico ministero Letizia Ruggeri, durante cui si sa già non ci sarà alcuna confessione. Secondo l’avvocato Claudio Salvagni, va visto come un gesto di collaborazione per aiutare le forze dell’ordine a trovare il vero assassino. Una cosa è sicura, in quel campo Bossetti è passato, per sua ammissione:

Il campo di Chignolo d’Isola dove hanno trovato Yara? Ci sono passato, una sola volta con mia moglie, deviando il percorso per un’altra destinazione. Ma chi, della zona, non c’è andato?

(v.r)

I peli su Yara potrebbero non essere di Bossetti

Aggiornamento del 4 luglio, ore 08.5o Nulla è ancora sicuro e chi dà Massimo Giuseppe Bossetti come sicuro assassino potrebbe restare deluso. Le prove a suo carico sono solo le tracce di Dna, perché secondo le ultime indiscrezioni non esiste corrispondenza tra i peli trovati su Yara e il patrimonio genetico di Bossetti. Le analisi, da oltre un anno, sono condotte dal dottor Carlo Previderà dell’Università di Pavia, non ha ancora finito. Il presunto killer sostiene che il suo sangue sia finito sui leggins della ragazzina solo perchè qualcuno deve avere usato un suo attrezzo di lavoro con cui si era ferito e che gli avevano rubato (v.r).

Sequestrati i 10 telefonini di Bossetti, mancano 5 sim

Aggiornamento del 3 luglio, ore 09.15

Tra le stranezze su cui gli inquirenti stanno cercando di far chiarezza, ci sono i famosi telefoni cellulari di Bossetti: ne sono stati sequestrati 10, ma le sim ritrovate sono 5. Ora la squadra mobile di Bergamo sta cercando di capire se queste schede siano esistite e se possono essere rilevanti per l’indagine. L’obiettivo è quello di tracciare i contatti di Bossetti per poter verificare correttamente i suoi spostamenti: agganciare una cella non significa trovarsi esattamente sulla scena del crimine. Per quanto riguarda le analisi della macchina e del furgone, dalle prime indiscrezioni emerge che I ris non abbiano trovato tracce organiche evidenti (v.r).

I Ris cercano nuove prove, passati al luminol macchina e furgone di Bossetti

Aggiornamento del 2 luglio, ore 10.00

I Ris sono al lavoro sull’auto di Bossetti, per verificare se ci siano tracce di Dna di Yara Gambirasio o peli che possano confermare la tesi che il muratore di Mapello sia l’assassino della ragazzina di Brembate. Gli esperti hanno raccolto piccoli frammenti sui sedili, sui tappetini e in ogni angolo della famosa volvo grigia. E hanno usato anche il luminol per cercare macchie di sangue: ricordiamo infatti che Yara è stata accoltellata.

La stessa procedura è stata applicata anche al furgone. Sono accertamenti molto delicati e irrepetibili e l’attenzione sulla macchina, usata da tutta la famiglia Bossetti quindi molto inquinata, dipende dalla testimonianza del fratellino, che aveva comunicato che Yara aveva paura di un uomo con la macchina grigia (v.r).

Yara, ultimo notizie: giugno 2014

I legali di Bossetti non chiedono il riesame: "Non prendiamo scorciatoie"

Aggiornamento del 30 giugno, ore 14.20Svelata la strategia difensiva degli avvocati di Massimo Giuseppe Bossetti, che hanno deciso non ricorrere al riesame. I legali Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni hanno commentato così:

Abbiamo scelto di non prendere alcuna scorciatoia ma di dimostrare in dibattimento quelle che sono le spiegazioni alternative date dal nostro assistito. Pur in presenza di un quadro probatorio che sembra portare la sua firma, noi crediamo all’innocenza di Bossetti e cercheremo di dimostrarla in un dibattimento.

Per adesso l’unico indizio veramente a carico di Bossetti è il Dna. Si attende l’analisi dei peli e gli investigatori stanno indagando sulla vita dell’uomo, mentre i Ris hanno in esame la macchina e anche due coltelli di piccola dimensione, trovati tra gli attrezzi del muratore di Mapello (v.r).

I Ris analizzano due coltelli sospetti tra gli attrezzi di Bossetti

Aggiornamento del 30 giugno, ore 09.22

I Ris di Roma stanno analizzando due coltellini, abbastanza corti, che fanno parte degli attrezzi di Massimo Bossetti e che potrebbero essere le armi del delitto. Secondo l’anatomopatologa Cristina Cattaneo potrebbero essere compatibili con le lame utilizzate per uccidere Yara, perché la ragazzina è stata uccisa con punte affilate dello spessore minimo di 0,2 millimetri e una lunghezza di almeno due centimetri. Continua a essere controversa invece la questione peli. Sul corpo di Yara oltre a dei fluidi corporei sono stati trovati dei peli.

Il professore Fabio Buzzi, direttore del Dipartimento di medicina legale dell’Università di Pavia, ha rilasciato un’intervista sostenendo che anche i peli fossero di Bossetti, prova che rafforzerebbe la tesi che il figlio illegittimo di Guerinoni sia l’assassino. Tuttavia, dopo l’intervista, gli inquirenti bergamaschi hanno dichiarato che a loro “non risultano” dei risultati sulla comparazione di peli. Notizia confermata dal laboratorio di genetica forense dell'Università di Pavia che sostiene che le analisi "sono ancora in corso e, conclusi gli accertamenti, depositeremo una relazione" (v.r).

Si cercano riscontri nella vita privata di Bossetti

Aggiornamento del 29 giugno, ore 10.19 Gli inquirenti continuano a scavare nella vita di Bossetti, per ricostruire un profilo psicologico attendibile e soprattutto per scovare le prove che possa confermare il sospetto che proprio lui sia il killer di Yara. Dalle analisi del pc è emerso che Bossetti cercava con continuità notizie sulla morte dalla ragazzina. Gli investigatori hanno anche sentito i colleghi: alcuni lo avevano soprannominato il caciabale, perché spesso mentiva dicendo che andava dal medico e invece spariva. Probabilmente domani gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni presenteranno l'istanza per far uscire di cella il muratore di Mapello (v.r).

la moglie incontra Bossetti: "C’è il Dna, tenta di spiegare"

Aggiornamento del 27 giugno, ore 08.37

Marita Comi ha finalmente fatto visita a Massimo Bossetti nel carcere di Bergamo. Marito e moglie si sono potuti guardare in faccia e confrontare da quando Bossetti è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Un incontro lunghissimo, di ben 2 ore, in cui la signora Comi ha chiesto in modo esplicito:

C’è il Dna, tenta di spiegare. Io ti credo, ma tenta di spiegare... So che stai soffrendo. Io con tua madre non parlo più.

Ricostruire la sera del 26 novembre 2010 sembra molto complesso. Sono passati più di tre anni e i ricordi sono confusi. La moglie però in un ultimo interrogatorio aveva detto di aver cenato con il marito verso le 21.

Te lo giuro sui nostri figli che io non c’entro. Dì ai bambini che il loro papà tornerà presto a casa...

Intanto dall’ultimo interrogatorio della moglie di Bossetti si scopre che lei e il marito sono stati al campo dove hanno ritrovato Yara.

E' capitato in una circostanza, parecchio tempo dopo il ritrovamento di Yara. Transitando per andare a Capriate San Gervasio volevamo andare a vedere il luogo. Inizialmente non trovammo la strada, ma alla fine ci siamo arrivati. Che io sappia, mio marito non c'è mai andato.

Questo dettaglio si aggiunge a quello dell’analisi del traffico telefonico. Bossetti ha infatti con il cellulare agganciato la cella di Mapello ma non lascia traccia a Chignolo d'Isola, nel campo. Come mai? Una cella è un’area geografica, di dimensioni più o meno estese, è molto complesso localizzare esattamente l’apparecchio. Si sa però che l’ultima chiamata di Bossetti durò solo 20 secondi. Si sta anche indagando sulla possibilità che il killer non abbia agito da solo, ma ci sia un secondo uomo, un complice.(v.r)

La moglie di Bossetti: "Quel giorno cenai con mio marito alle nove di sera"

Aggiornamento del 26 giugno, ore 15.26 La nebbia è passata e sembra ricordare che cosa ha fatto la sera del 26 novembre 2010. Marita Comi, la moglie di Massimo Giuseppe Bossetti, è riuscita a tornare indietro e ripescare nella memoria un dettaglio importante:

Sì quel giorno cenai con mio marito alle nove di sera.

È un punto importante per Bossetti, che ora ha un (quasi) alibi. Consideriamo che Yara esce dalla palestra alle 18,25, quando un testimone chiacchiere con delle amiche. Il suo telefono smette di funzionare circa 20 minuti dopo. Alle 19,30 i genitori chiamano i carabinieri e avvertono della scomparsa. È quindi possibile che Bossetti fosse rientrato per la cena alle 21. La moglie continua a non ricordare chi stava usando il pc in casa (v.r).

Via | Il Fatto quotidiano

Massimo Bossetti: "Cercate ovunque, ma non troverete nulla"

Aggiornamento del 26 giugno, ore 08.45

Continuano le indagini: martedì i Ris di Parma analizzeranno la Volvo V40 grigia e il furgone cassonato Iveco, che alcuni testimoni hanno visto sotto casa di Yara diverse volte. Si sta cercando di capire quale sia la storia di questo mezzo: alcune immagini registrate dalle telecamere di una banca a Brembate ne ritraggono uno simile: è stato forse modificato? Al setaccio anche i computer, ma Massimo Bossetti non ha paura di affermare con convinzione:

Possono cercare ovunque, tra i computer, i telefonini. Possono guardare dove vogliono. Non troveranno nulla. Non ho ucciso io la povera Yara

Intanto, la famiglia si sta stringendo attorno al presunto assassino. Oggi probabilmente la moglie riuscirà a fargli visita in carcere. Marita Comi ha lasciato la sua casa, attualmente sotto sequestro, con i figli e si è trasferita dal fratello (v.r).

Massimo Bossetti autorizzato a vedere la moglie

Aggiornamento del 25 giugno, ore 16.05

Massimo Bossetti si trova in carcere ma forse potrà vedere la moglie, Marita Comi, come aveva chiesto, proprio oggi. E' arrivata l'autorizzazione. La donna, molto confusa per quanto accaduto, ha scelto di stare accanto al marito, di credere alla sua verità. Una verità attualmente scomoda e tutta da dimostrare, ma fondamentale per il benessere dei loro figli. E proprio per i figli, i legali della coppia hanno divulgato un comunicato stampa chiedendo il silenzio stampa a tutela dei minori. L’avvocato Claudio Salvagni, al Corsera, ha commentato:

Ha una moglie, tre figli ed è accusato di un crimine orrendo, anzi è un crimine infamante, una cosa inaudita . Chiaro che è triste, che piange, ma parla e continua a ripetere di essere innocente. Anzi, spera che la giustizia possa dimostrare la sua innocenza. Non possiamo lavorare a questo caso dando retta al clamore mediatico. Cercheremo elementi per dimostrare che Massimo Bossetti non c’entra nulla con quell’omicidio. Gli crediamo.

(v.r)

Il furgone di Bossetti filmato vicino a casa Gambirasio la sera della scomparsa

Aggiornamento del 25 giugno, ore 14.25 È sempre più compromessa la situazione di Massimo Bossetti. Sembra non esserci più la prova del Dna a metter in discussione la sua estraneità ai fatti. Da come leggiamo su IlFattoQuotidiano, esiste un filmato che riprendere il furgone del muratore che si aggira vicino a via Rampinelli, dove abita la famiglia Gambirasio. Il filmato in questione riporta la data del 26 novembre 2010, il giorno Yara è scomparsa dopo essere uscita dalla palestra.

È però importante considerare questa nuova prova va anche a confermare le dichiarazioni di Bossetti. L’uomo ha, infatti, confermato che a novembre 2010 lavorava in cantiere a Palazzago e per tornare a casa doveva passare vicino alla palestra. Quello che però non si spiega come mai sia passato in via Rampinelli in un orario compatibile con quello della scomparsa della bambina (il terzo indizio è data dalla cella che il suo cellulare ha agganciato intorno alle 17.45).

C’è ancora molto da scoprire su questo caso, considerato che un vicino di casa dei Gambirasio aveva dichiarato di averla vista in compagnia di due uomini. E’ salita quindi a bordo volontariamente? Conosceva Bossetti e se sì, quando l’ha incontrato? Chi era il secondo uomo? (v.r)

Bossetti: "Il mio di Dna sulla bambina? Due anni fa mi sono stati rubati gli attrezzi"

Aggiornamento del 25 giugno, ore 11.40

Come mai il Dna di Massimo Bossetti è stato ritrovato sugli indumenti di Yara? La spiegazione la dà il presunto assassino, durante un colloquio con Claudio Salvagni, il legale comasco che da lunedì affianca l’avvocato Silvia Gazzetti. Tra la strategia difensiva, c’è anche l’ipotesi che potrebbero aver rubato gli attrezzi di Bossetti e poi sono stati utilizzati da ignoti come arma per ferire Yara. Risulta che Bossetti due anni fa si presentò ai carabinieri per sporgere proprio denuncia di furto (v.r).

L'ex fidanzata di Bossetti: "In passato ha avuto atteggiamenti irruenti"

Aggiornamento del 25 giugno, ore 11.00 E'stata sentita anche la ex fidanzata di Bossetti, che dà dell’uomo un ritratto diverso. La donna, Claudia, che vive a Ponte San Pietro, ha raccontato all'emittente Milanow, la rete all news di Telelombardia, che Bossetti, dopo la fine della loro relazione, non sopportava di essere stato lasciato e aveva avuto atteggiamenti irruenti. Insomma, questa dichiarazione fa sospettare che non sia mite quanto lo descrive la famiglia (v.r.).

La moglie di Bossetti: "Mio marito non è un assassino"

Aggiornamento del 24 giugno, ore 12.00

Marita Comi è la moglie di Massimo Giuseppe Bossetti ed è la madre dei suoi tre figli. Una vita semplice, tranquilla, casa, lavoro e famiglia che all’improvviso, dal nulla, sembra essersi trasformata in un incubo. Non ha confermato l’alibi del marito, ma ha deciso di credergli e stargli accanto, anche davanti alla proposta del procuratore di Bergamo, Francesco Dettori, di andare a giudizio immediato.

Gli credo, mio marito non è un assassino. Non è un pedofilo. Non avevo notato nulla di strano, nessuno sbalzo d’umore, nessun atteggiamento diverso dal solito. Era quello di sempre, il marito dedito alla famiglia, ai figli, al suo lavoro. Ha un giro ristretto di amici, esce poco, non va al centro estetico a fare le lampade perché il sole lo prende in cantiere.

Eppure di quella sera non ricorda nulla:

Massimo faceva sempre le stesse cose, ma se tardava non ci facevo caso, perché se aveva dei lavoretti extra rincasava anche alle 9 di sera.

(v.r)

La madre di Bossetti intercettata sospettava del figlio

Aggiornamento del 23 giugno, ore 17.45 La madre sapeva tutto, a differenza di quanto ha sempre dichiarato. Questo è il sospetto e il motivo per cui gli inquirenti hanno intercettato il telefono della famiglia per mesi, come si legge sul Tgcom che dà per primo la notizia. Ester Arzuffi aveva capito che il figlio di Guerinoni era proprio il suo Massimo Giuseppe Bossetti e si era confrontata con lui sul da farsi. L’identikit tracciato dai genetisti era chiaro: un uomo tra i 40 e i 45 anni. Quando gli investigatori hanno capito che Bossetti sapeva che stavano per arrivare a lui lo hanno fermato, a questo punto il magistrato ha chiesto la custodia cautelare in carcere. A questo punto il presunto assassino starebbe mentendo anche sulla paternità sconosciuta (v.r).

Altre tracce di Dna sui vestiti della bambina. Possibile nuovo test

Aggiornamento del 23 giugno

Sul corpo di Yara ci sono altri residui lasciati da Ignoto 1. È questa la novità ed è questo dettaglio che potrebbe portare a nuovi test. Tra i reperti archiviati dal Ris dei carabinieri a Parma, durante l’ispezione effettuata dopo il ritrovamento del corpo, ci sono altre tracce oltre al fluido che ha consentito di estrarre il Dna del killer. Il materiale è ovviamente pochissimo e meno puro rispetto a quello analizzato nel 2011, ma gli esperti sono convinti che sia sufficiente per effettuare nuovi test e ovviamente avere una contro-prova.

In mattinata si riunirà un pool investigativo a Bergamo e decideranno come agire. È in corso anche l’analisi dei 5 computer sequestrati a casa di Bossetti, i filmati sequestrati dopo la scomparsa di Yara a Brembate, Mapello e Chignolo d’Isola. A cosa servono? Ovviamente a verificare il passaggio o la presenza della Volvo V40 di Bossetti o del furgone Iveco. Il termine del riesame deve essere presentato entra lunedì 30 giugno.

Gli inquirenti hanno passato al Luminol la casa della famiglia Bossetti, alla ricerca di tracce di sangue: si cerca l’arma del delitto che dovrebbe essere un coltello. Intanto, la moglie e il fratello non hanno fornito al presunto assassino un alibi:

Vado a Brembate da mio fratello Fabio e dal mio commercialista.

Ha raccontato Bossetti, peccato che entrambi interrogati hanno risposto:

Con mio fratello ci vediamo di rado perché lui è un tipo solitario. Veniva pochissime volte, io non sono mai andato a casa sua.

E il commercialista:

Sarà venuto una volta al mese, quando mi portava le fatture da registrare.

Ieri sera Bossetti, che continua a proclamarsi innocente, si è sentito male a causa di leggera tachicardia, probabilmente causata dal forte stress di questi giorni (v.r).

La bambina era spaventata da un uomo con la barbetta e una macchina lunga e grigia

Aggiornamento del 21 giugno

Il mistero che avvolge da anni la morte di Yara sta scomparendo grazie alle indagini. Come abbiamo detto qualche giorno fa, Yara aveva confessato al fratellino di avere paura di un uomo che la osserva. Ora è emerso un altro indizio importante. L’uomo che “la guardava male quando lei andava in palestra e tornava a casa" era un signore "che aveva una barbettina come fosse appena tagliata" e "una macchina grigia lunga". Massimo Giuseppe Bossetti ha una volvo grigia, attualmente sotto sequestro, e frequenta centri estetici per mantenere l’abbronzatura e probabilmente per curare il suo aspetto: barbetta ossigenata. Il fratello però sostiene che l’uomo fosse cicciottello e non ha riconosciuto Bossetti (v.r).

Il procuratore: "Non ci sono contraddizioni nel percorso investigativo"

Aggiornamento del 20 giugno

Massimo Giuseppe Bossetti è in carcere e sono in molti a polemizzare sul suo caso, su come sia stata data la notizia alla stampa e soprattutto su come siano state condotte le indagini. Per questo motivo è intervenuto il procuratore di Bergamo, Francesco Dettori, sostenendo:

E’ una persona che andava tutelata prima di un confronto con il gip. Non ci sono state contraddizioni nel percorso investigativo basato su una linea operativa strettamente scientifica, dall'individuazione della madre del presunto autore fino all'individuazione della persona che conoscete.

La madre di Bossetti continua a sostenere che ci sia stato un errore: suo figlio non è stato concepito con Guerinoni e non può essere il killer. Non ha però dubbi il pm titolare delle indagini, Letizia Ruggeri, che ha seguito il caso con dedizione e professionalità:

Dopo aver riesumato il cadavere di Guerinoni, non abbiamo avuto più nessun dubbio sul fatto che fosse il padre del soggetto che stavamo cercando. E' partita un'indagine pazzesca per ritrovare la madre, anche pedinando e intercettando i Guerinoni. Attraverso un'indagine anagrafica, negli anni siamo arrivati alla madre Ester Arzuffi, che condivide nel Dna un allele molto raro e particolare. Una volta individuata la madre il percorso è stato in discesa.

Per Massimo Giuseppe Bossetti potrebbe essere richiesto il giudizio immediato (v.r).

La madre di Massimo Bossetti: "Il Dna ha sbagliato, è figlio di mio marito"

Aggiornamento del 20 giugno, ore 09.45

Massimo Giuseppe Bossetti non sarebbe il figlio di Giuseppe Guerinoni, almeno stando a quando afferma la madre del presunto killer di Yara Gambirasio. A parlare in una lunga intervista al Corriere della Sera è proprio Ester Arzuffi, 67 anni, mamma del presunto assassino di Yara Gambirasio Massimo Giuseppe Bossetti, attualmente ancora in prigione con l'accusa pesante di aver ucciso la giovane ragazza. Secondo le parole della madre, Massimo Bossetti non sarebbe Ignoto 1, come sottolineano invece i test del dna e di conseguenza anche gli investigatori che lo hanno fermato e arrestato: la madre è sicura che lui sia figlio di suo marito, dal momento che afferma di non aver mai avuto una relazione con Giuseppe Guerinoni. Secondo le sue dichiarazioni, Guerinoni era solo un conoscente e nulla di più e la scienza, quindi, starebbe clamorosamente sbagliando.

La mamma di Massimo Giuseppe Bosetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, non ha dubbi e difende suo figlio: nello studio degli avvocati Benedetto Maria Bonomo, Jacopo Bonomo e Sara Scarpellini a Bergamo, la donna sottolinea di non avere nulla da nascondere e di voler raccontare la verità, la sua verità, che contrasta nettamente con quanto sottolineato dagli investigatori, che accusano il figlio dell'assasinio della ragazza di Brembate Sopra, con prove che dovrebbero essere schiaccianti, come quella del Dna compatibile.

La donna racconta di aver conosciuto Giuseppe Guerinoni, dal momento che viveva come lui a Ponte Selva: era solo una conoscenza, però, con lui non c'è stata nessuna relazione. Qualche tempo dopo il trasferimento a Brembate Sopra, dove viveva Yara Gambirasio con la famiglia, ma non per scappare da un possibile scandalo di una gravidanza extraconiugale, ma perché il marito della donna voleva cambiare lavoro e lo aveva trovato proprio in quella città.

All'epoca del trasferimento non era ancora incinta dei due gemelli, dal momento che si sono trasferiti nel 1969 e i figli sono nati a ottobre del 1970. Lei sottolinea di aver interrotto i rapporti con il Guerinoni e con la città dove prima abitavano.

Nonostante il Dna dica che Massimo non sia figlio di suo marito, ecco cosa sostiene la donna:

Allora che cosa facciamo? La risposta è quella di prima. Sono consapevole di che cosa indica il Dna, ma dico che non è vero

(p.c.)

Yara Gambirasio, fermato l’assassino: il Gip dispone la custodia cautelare

Aggiornamento del 20 giugno 2014, ore 09.10

Massimo Giuseppe Bossetti deve restare in carcere. È questa la disposizione del gip di Bergamo, che però non ha confermato il fermo, perché non c’ è la paura che possa fuggire. La misura cautelare è stata invece convalidata perché sussistono indizi di colpevolezza (v.r).

La gemella di Bossetti: "Mio fratello è innocente. Non sapevamo di aver un altro padre"


Aggiornamento del 19 giugno 2014

Giuseppe Massimo Bossetti non è l’unico figlio illegittimo dell’autista di Gorno. Ha una sorella gemella, Laura Letizia Bossetti, totalmente sconvolta da quanto accaduto. Durante un’intervista a Matrix ha infatti dichiarato:

Mio fratello è sangue del mio sangue, io lo conosco, lui è innocente. Non sapevo di avere un altro padre ma per me mio padre è quello che mi ha cresciuta. Qui in famiglia stiamo male, è una tragedia, ma ci sentiamo vicini ai genitori di Yara Gambirasio.

Una situazione altrettanto drammatica è quella di papà Bossetti, che ha scoperto di non essere il padre naturale dei gemelli e per Fabio, il fratellino minore: i suoi due fratelli sono in realtà fratellastri e uno di loro potrebbe essere un violento assassino (v.r).

Bossetti si dichiara innocente: "Quella sera ero a casa"

Aggiornamento del 19 giugno 2014, ore 12.20

A parlare finalmente è lui, Massimo Giuseppe Bossetti, l’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, il cui dna combacia perfettamente con quello del killer. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere, al momento dell’arresto, la sua avvocata Silvia Gazzetti ha dichiarato che l’uomo ha raccontato la sua versione dei fatti alle autorità: sostiene di non conoscere Yara di persona e che il 26 novembre 2010, quando scomparve la tredicenne, si trovava a casa con i propri familiari. Bossetti ha anche confermato di avere incrociato un’unica volta il padre di Yara, Fulvio Gambirasio, in un cantiere, dopo il delitto. Lo ha riconosciuto dalle foto dei giornali. Si dichiara quindi innocente. E c’è di più: non sapeva di essere il figlio illegittimo di Guerinoni.

Quello che però non si spiega è come il suo Dna possa essere finito sugli abiti della ragazzina trovata morta, mentre ha dichiarato che il suo cellulare fosse spento semplicemente perché scarico. Accanto al dramma di Yara, si consuma un altro dramma famigliare. La madre di Giuseppe Bossetti dopo due giorni ha ammesso di aver avuto due figli illegittimi (gemelli) dall’autista di Gorno. Il marito è totalmente sconvolto, perché dopo più di 40 anni ha scoperto così la verità. Intanto la moglie di Bossetti, interrogata dalle forze dell’ordine, non ha confermato l’alibi del marito, perché non ricorda nulla di quella sera (v.r).

Yara aveva paura, lo aveva confidato al fratellino

Aggiornamento del 18 giugno 2014

Finalmente il puzzle si sta ricomponendo e quel famoso 26 novembre 2010, quando Yara scomparve all’uscita dalla palestra sta diventando un po’ meno misterioso. Secondo le indagini, Massimo Giuseppe Bossetti, accusato di averla uccisa, sembra possa aver «puntato» la ragazzina, qualche settimana prima della morte. Yara aveva confidato al fratellino di aver notato un uomo davanti al centro sportivo di Brembate che l’aveva puntata. Aveva paura.

Questo dettaglio sembra aver trovato riscontro anche nelle persone interrogate nell’ultime ore. I residenti della zona, infatti, ricordano di aver notato un uomo che si aggirava proprio in quel periodo. In un centro estetico, raccontano di non vederlo più da circa 3 anni ed era un cliente affezionato (2 lampade a settimana). E poi c’è un altro elemento importante, che sta aiutando a ricomporre quanto sia accaduto quella sera: Massimo Giuseppe Bossetti non ha un alibi. Sua moglie Marita Comi, madre dei suoi tre figli, non ricorda neanche se hanno cenato insieme (v.r).

Yara Gambirasio, arrestato l'assassino: ecco come si è arrivati a lui

Aggiornamento del 17 giugno 2014, ore 10: Si chiama Massimo Giuseppe Bossetti, vive vicino a Mapello, ha tre figli ed è sposato. Secondo il test del Dna è l’assassino di Yara Gambirasio e il figlio illegittimo dell’autista di Gorno, Giuseppe Guerinoni. È stato identificato grazie alle analisi del materiale genetico, che il killer ha lasciato sul corpo della vittima. Le indagini sono state lunghe e faticose, ma finalmente ieri c’è stata la svolta. Bossetti è stato fermato con la scusa di un controllo stradale durante cui è stato sottoposto all’etilometro, un espediente usato dai carabinieri per estrarre il Dna e confrontarlo: combacia al 100 percento. Il presunto killer durante l’interrogatorio con i Carabinieri si è avvalso della facoltà di non rispondere. È stata convocata in caserma anche la moglie del presunto assassino, titolare di una piccola impresa edile, ed è stata sequestrata la loro macchina, al fine di reperire qualche altra prova. (v.r)

Fermato il Killer: ha 44 anni e 3 figli

Aggiornamento del 16 giugno 2014

E’ stato finalmente preso. Ha 44 anni e 3 figli e vive a Clusone, in provincia di Bergamo. È questo l’identikit dell’uomo accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, fermato dai Ros nella sua abitazione. E ora in caserma per l’interrogatorio. Il suo Dna è sovrapponibile a quello dell’autista di Gorno, Giuseppe Guerinoni e ciò fa pensare che sia il famoso ignoto 1. (v.r)

";i:7;s:4703:"

Yara, ultimo notizie: maggio 2014

Archiviata l'ipotesi Saviano, non esistono legami con la criminalità organizzata

Aggiornamento del 21 maggio 2014, ore 10.30

È stata chiesta l’archiviazione anche per lo scrittore Roberto Saviano che nel suo libro ZeroZeroZero aveva sostenuto che potesse esserci un collegamento tra la morte di Yara Gambirasio, la criminalità organizzata e la Lopav, azienda fallita di Ponte San Pietro. Secondo Saviano, accusato di diffamazione, ha scritto che Fulvio Gambirasio avrebbe testimoniato a Napoli contro Pasquale Claudio Locatelli, in carcere in Spagna con l’accusa di trafficare droga, e quest’ultimo avrebbe avuto ottimi motivi di ritorsione contro la famiglia della piccola Yara. Il papà Fulvio ha però ribadito di non aver mai testimoniato contro Locatelli (v.r).

Trovata la donna di 46 anni, non è la mamma del killer

5 maggio 2014, ore 10.30: La nuova pista è stata smontata. Negli ultimi giorni in Val Seriana si cercava una donna di 46 anni, potenziale madre del killer di Yara Gambirasio. È stata rintracciata a Clusone, ma il suo profilo genetico non è compatibile con la mamma dell’ignoto Uno. Purtroppo ancora una volta la speranza di trovare l’assassino è finita in niente: stavolta a riaccenderla era stata una segnalazione di una donna che a 17 anni nel 1985 avrebbe avuto una relazione con un conducente di autobus, da cui è nato un figlio. Tutto ha fatto presumere che quel conducente fosse Guerinoni, l’ex autista padre illegittimo del killer (v.r).

Il killer potrebbe avere meno di 30 anni: si cerca donna di 46 anni

2 maggio 2014, ore 11.15: C'è una nuova pista: forse l'assassino è un uomo giovane e la madre non è un'anziana signora. Il killer potrebbe essere del 1985, non avere ancora 30 anni. Come mai? È merito di una nuova testimonianza: un signore, il cui nome è ignoto alla stampa, ha denunciato ai Carabinieri che nel 1985 una ragazza di 17 anni della Val Seriana che frequentava un istituto superiore di Clusone era rimasta incinta da un autista di autobus. Guerinoni? Non si sa, potrebbe. A questo punto la mamma dell’ignoto 1 potrebbe avere solo 46 anni (v.r).

Yara, ultimo notizie: aprile 2014

L'identikit della madre del killer secondo gli amici di Guerinoni

29 aprile 2014, ore 10.10: È stato prelevato il campione di saliva di una donna di 80 che potrebbe essere la mamma del killer di Yara. Come si è arrivati a questa donna? Molte informazioni sono top secret, si sa però che gli amici di Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 e padre illegittimo dell’Ignoto Uno, stanno aiutando gli inquirenti nel costruire l’identikit della potenziale mamma. Dovrebbe essere una donna italiana, di San Lorenzo di Rovetta, all’epoca concapelli corti, che lavorava in un bar (v.r).

Intanto si è scoperta una strana coincidenza: l’ex colf dei Gambirasio, Aurora Zanni, è la cognata di Giuseppe Guerinoni. Il figlio della donna, nipote di primo grado dell’autista, non ha nulla a che vedere con l’omicidio. La signora però ha rilasciato qualche dichiarazione alla stampa:

Spero che il calvario della mia famiglia sia utile a trovare l'assassino.

Prelevato di Dna da una donna di 80 anni, forse la madre del killer

27 aprile 2014, ore 10.30: È stato raccolto un campione di saliva da una donna di 80 anni di Clusone. I Ris di Parma si stanno occupando del confronto con il Dna dell’Ignoto Uno, quello che dovrebbe essere il killer della piccola Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate Sopra uccisa ormai tre anni fa. a darne notizia è stata la trasmissione 'Quarto Grado': alla donna si è arrivati indagando sulle frequentazioni (potenziali fidanzate) avute dal padre dell’Ignoto Uno, Giuseppe Guerinoni, negli anni Sessanta (v.r).

Il killer è figlio di Giuseppe Guerinoni, compatibilità del test del Dna quasi al 100%

10 aprile 2014, ore 11.30: il test del Dna non lascia adito a dubbi. Il killer di Yara Gamabirasio è figlio di Giuseppe Guerinoni. Il dna dell'autista di Gorno, morto nel 1999 a 61 anni, è stato prelevato dopo la riesumazione e le verifiche hanno scoperto che ha una compatibilità del 99,99999987 con la macchia di sangue trovata sul corpo della tredicenne di Brembate di Sopra uccisa il 26 novembre del 2010. Cristina Cattaneo ha eseguito un raffronto sui due Dna che non lascia più campo a dubbi sul fatto che il killer, ancora sconosciuto, sia il famoso figlio segreto di Guerinoni.

";i:8;s:571:"

Yara, ultimo notizie: marzo 2014

Richiesto il dna di Isaia Schena

13 marzo ore 17h: Potrebbe esserci una nuova pista per arrivare all’assassino di Yara Gambirasio. Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri ha chiesto che il dna di Isaia Schena, il camionista di 37 anni accusato di aver ucciso la romena Madalina Palade, venga messo a confronto con quello di 'Ignoto 1', il killer di Yara Gambirasio. La modalità dell’omicidio è differente, ma per scrupolo il pm vuole battere tutte le strade e non lasciare nulla al caso (v.r).

";i:9;s:1324:"

Yara, ultimo notizie: gennaio 2014

Ancora 500 Dna da analizzare nella speranza di trovare il killer

22 gennaio 2014 :Mancano solamente 500 Dna per finire di analizzare gli oltre 18mila campioni prelevati nella speranza di poter trovare l'assassino di Yara Gambirasio. Scaduti i due anni di inchiesta (il corpo di Yara verrà ritrovato il 26 febbraio di tre anni fa), non sono possibili ulteriori prelievi, ma è comunque possibile continuare con gli accertamenti attualmente in corso. Se emergessero dei legittimi sospetti dalle ultime analisi, il magistrato potrebbe senza dubbio riaprire le indagini.

Finora tutti i confronti hanno dato esito negativo, solo uno dei Dna analizzati ha indirizzato gli inquirenti verso una pista quella di Gorno: è il Dna di un 30enne che frequentava la discoteca Sabbie Mobili, che oggi ha cambiato nome. Proprio lì vicino venne ritrovato il corpo di Yara: il suo Dna avrebbe avuto qualche punto in contatto con quello del killer, ma non abbastanza per coinvolgerlo nelle indagini. Anche i suoi parenti sono stati sottoposti a rilievo, fino ad arrivare a due cugini, i figli di Giuseppe Guarinoni.

Ora mancano solo 500 Dna: l'assassino di Yara si nasconde proprio tra questi?

(p.c.)

";i:10;s:5416:"

Yara, ultimo notizie: novembre 2013

Parla la mamma di Yara: "Abbiamo paura che il killer colpisca ancora"

30 novembre ore 16:45 Parla Maura Panarese, la mamma di Yara Gambirasio, a tre anni dalla morte della sua bambina. In questo lungo periodo di lutto e di indagini, la famiglia Gambirasio ha sempre scelto il silenzio, ma questa volta la signora ha deciso di fare un appello, affinché l’assassino non colpisca nuovamente.

Viviamo in attesa di un dettaglio, di una telefonata, che ci permetta tra l’altro di dare risposte concrete agli altri nostri figli. Viviamo nella speranza che anche dopo tre anni chi ha visto, ha sentito o è venuto a conoscenza di qualcosa, anche un particolare che ritiene irrilevante si faccia avanti senza paura. Io e mio marito viviamo sospesi nella paura che ciò che è successo a Yara possa ripetersi per mezzo della stessa mano.

La donna che ha sottolineato che, dopo quest’appello fatto anche a nome del marito, tornerà nel silenzio, ha concluso dicendo:

Abbiamo fiducia nella giustizia umana oltre che in quella divina e attendiamo con ansia che il responsabile di questo atroce gesto, che ci ha provocato il più terribile dei lutti, venga finalmente assicurato alla stessa e messo in condizione di non nuocere più (v.r).

Forse un nuovo testimone e nuovi indizi biologici

28 novembre ore 10:30

Potrebbe esserci un nuovo testimone sul casoYara Gambirasio. Si tratta di un albergatore della zona, che ad oggi non è mai stato sentito dagli investigatori e che non si è mai sottoposto al test del Dna. L’uomo, secondo quanto ha annunciato la trasmissione Quarto Grado, ha conoscenti che lavorano nel centro commerciale di Mapello e alcuni dei suoi amici sono stati invece chiamati per il confronto del Dna con quello del famoso Ignoto 1. Non è tutto, esistono poi dei nuovi reperti trovati sul corpo della ragazzina da analizzare: peli e capelli che non appartengono ad animali né a Yara (v.r).

A 3 anni dalla scomparsa non esiste ancora un colpevole

27 novembre ore 10:15

Sono passati tre anni da quando la piccola Yara è sparita uscendo dalla palestra di Brembate di Sopra. Purtroppo le indagini sembrano a un punto morto. Si sta cercando il killer, chiamato ignoto 1, che dovrebbe essere un signore di circa 50 anni, cresciuto senza padre, di razza caucasica e probabilmente con capelli e occhi castani. È come dire un ago nel pagliaio. Le indagini si sono ancora fermate, oggi si punta tutto sul ritrovamento della mamma dell’assassino, ma il materiale genetico a disposizione della scientifica e soprattutto le tracce potrebbero non essere sufficienti. C’è davvero il rischio che questo caso resti impunito (v.r).

Il pedofilo di Padova chiede scusa alla famiglia della ragazzina

15 novembre ore 12:00

È stato accusato di essere il famoso ignoto 1, ma il pedofilo Lorenzo B. non ha ucciso la ragazzina di Brembate Sotto. A dimostrarlo c’è il test del Dna. Durante una lunga intervista alla stampa italiana ha mandato un messaggio alla famiglia Gambirasio, perché se è vero che non è il killer di Yara, è anche vero che per la piccola ha mostrato una certa morbosità.

Mamma Maura, papà Fulvio, io ho agito in un modo orribile e ho creato tanto dolore, ma l’ho fatto solo perché vostra figlia Yara possa un giorno trovare la pace. La vostra sofferenza è anche la mia. Perdonatemi. Ecco, dite questo alla famiglia Gambirasio, vi prego. Poi lasciatemi in pace… (v.r)

Parla il questore di Bergamo: "Ci deve essere almeno un testimone"

12 novembre ore 10:45

Non sono passate inosservate le dichiarazioni del questore di Bergamo Fortunato Finolli ai microfoni della trasmissione Quarto Grado, che in qualche modo si è fatto portavoce di un appello alla cittadinanza: qualcuno deve sapere qualcosa, non è possibile che non ci sia un testimone attendibile e che questo caso non venga risolto.

È impossibile che avvenga un fatto simile e nessuno sappia nulla. Qualcuno dall’altra parte del televisore deve sapere qualcosa. Vorremmo arrivare alla fine di questo tragico evento con la scoperta dell’assassino: servirebbe solamente un piccolo aiuto.

Esiste però una preoccupazione: se la mamma dell’ignoto 1 non parlasse non per amore del figlio, ma perché morta? La questione diventerebbe ancora più complicata (v.r).

Non sono tracce di sangue quelle trovate sui sassi a Chignola d’Isola

11 novembre ore 14:10 Ancora false speranze sul caso di Yara Gambirasio. Le famose macchie di sangue ritrovate circa due settimane in un campo di Chignola d’Isola (Bergamo) purtroppo non sono macchie di sangue e non costituiscono un indizio per trovare l’assassino della ragazzina di Brembate Sopra. A stabilire l’inesistenza di una prova scientifica sono stati i Ris di Parma, che hanno decretato che le tracce non sono neanche di natura organica. La rivelazione è avvenuta durante il programma di Retequattro "Quarto grado" (v.r).

";i:11;s:15202:"

Yara, ultimo notizie: ottobre 2013

Il Killer è il figlio dell'autista di Gorno: doppia conferma dal Dna

31 ottobre ore 10:00
Non è una novità assoluta per chi segue le indagini sull’omicidio si Yara Gambirasio, ma è una doppia conferma. Sono stati resi noti gli accertamenti sul corpo dell’autista di Gorno: è stato prelevato diversi mesi fa un campione del femore dell’uomo e messo a confronto con quelli trovati sugli indumenti della ragazzina. È sicuramente lui il papà dell’ignoto 1, ovvero il killer. Lo dimostra un piccolo frammento, ricavato da una traccia di sangue trovata sugli slip della ragazzina. Probabilmente l’assassino si è tagliato un dito, mentre tentava di tagliare a sua volta la biancheria intima di Yara. Questo è la vera chiave di tutto: è il sangue dell’omicida che è a sua volta figlio di Giuseppe Guerinoni (v.r).

All'analisi macchie sospette su un sasso trovato nel campo di Chignolo d'Isola

27 ottobre ore 9:40

Un nuovo indizio potrebbe aiutare a ricomporre il puzzle dell’omicidio di Yara Gambirasio. Sono state trovate tre macchie scure, una più grande e due più piccole, su una pietra conserva fra le porosità della sua superficie. I Ris di Parma stanno analizzando il materiale, perché la pietra in questione è stata rinvenuta a 300 metri dal punto il cui è stato scoperto il corpo della piccola Yara. La domanda ora è la seguente: potrebbe essere sangue della ragazzina o dell’assassino? Non si può dire e gli inquirenti non si fanno illusioni, ma nulla può essere lasciato al caso (v.r.).

L'assassino ha gli occhi castani. Lo rivela Quarto Grado

26 ottobre ore 19:00 Novità importante sull’identikit del killer. Il famoso ignoto 1 dovrebbe avere gli occhi castani. Questo è quanto si apprende dalla trasmissione "Quarto Grado", durante la puntata in onda ieri sera, venerdì 25 ottobre 2013. Gli altri elementi sono che sia maschio e di origine caucasica, ora si deve cercare di arrivare al colore dei capelli. Questa notizia lascia abbastanza perplessi, perché proprio questa settimana era stato comunicato che il materiale genetico dell’assassino era troppo poco e danneggiato per ricostruire un profilo attendibile (v.r).

Taglia per la cattura del killer. Il questore: "E' una cosa primitiva"

26 ottobre ore 11:30

Non sono tarde le polemiche, per l’iniziativa di Mirko Rosa, il titolare del negozio compro-oro «MirkOro», che ha offerto 100mila euro a chi troverà l’assassino di Yara. Il questore Dino Finolli, secondo quanto riporta l’Eco di Bergamo, non è per nulla d’accordo (v.r):

Una cosa primitiva. Davvero fuori luogo. Si calpesta un dovere civico che deve spingere la gente a farsi avanti, qualora sapesse qualcosa, per senso civico e non certo per la promessa di denaro. La vita di una persona non ha prezzo. È stato un omicidio, non un danno economico.

Negoziante offre 100mila euro a chi trova l'assassino di Yara

26 ottobre ore 10:20

C’è una taglia sulla testa dell’assassino di Tara. La catena di compro oro MirkOro, con sede in provincia di Varese, ha offerto 100mila euro per la cattura del killer. Non è la prima volta che il titolare di questo negozio offre una ricompensa: in passato avevo proposto una ricompensa anche per risolvere gli omicidi di Maria Angela Granomelli a Saronno (Varese) e di Silvia Gobbato a Udine. Settimana prossima si dovrebbero avvistare i primi camion pubblicitari con l’immagine della ragazzina di Brembate e l’offerta monetaria (v.r).

In una nota, l’azienda dichiara:

Tale somma verrà erogata a colui o coloro che consegneranno o che permetteranno la cattura da parte delle forze dell’ordine dell’assassino - si legge in una nota dell’azienda. Il titolare e l’azienda non intendono in alcun modo sostituirsi agli inquirenti, ritengono doveroso e sentono l’obbligo morale di intervenire la conclusione di un tragico episodio e invitano tutti alla collaborazione.

Yara Gambirasio, ultime notizie

Operaio vittima d'errore convocato due volte per il test del Dna

25 ottobre ore 09:40

Un’indagine importante come quella sulla morte di Yara Gambirasio porta spesso a falsi allarme. Mentre si cerca il killer e la madre dell’assassino, si scopre che un operaio di Almeno San Salvatore è stato convocato due volte per il test del Dna. L’uomo nel 2010, anno in cui è morta Yara, andava spesso in città per lavoro, passando per Brembate di Sopra e il suo telefonino si è quindi agganciato alla cella telefonica di zona. È stato quindi convocato sia in primavera sia settimana scorsa dai Carabinieri di Villa d’Almè. Questo quanto riporta il Giornale di Bergamo (v.r).

Impossibile scoprire il profilo genetico del killer

24 ottobre ore 11:00

Un’altra certezza sta per perdersi un bicchier d’acqua? Forse il Dna dell’Ignoto 1 non è sufficiente a trovare il killer di Yara Gambirasio, perché il materiale genetico non è sufficiente. Il Centro di genomica traslazionale e bioinformatica dell’ospedale San Raffaele di Milano, per stilare un vero e proprio profilo dell’assassino, avrebbe bisogno di più qualche gocciolina di sangue trovata sugli indumenti della bambina, campioni ormai degradato perché già stato analizzato da Ris di Parma. Il centro è un’eccellenza ed è perfettamente in grado di compiere questo genere di operazione, ma si rischia di compromettere il risultato delle indagini se non si riesce ad avere un pacchetto di informazioni da cui partire più ampio. Ad oggi si sa solo che il killer è maschio ed è caucasico. Le possibilità di risolvere il giallo sono sempre meno, ma gli inquirenti non si arrendono (v.r).

Test del Dna su 700 donne per trovare la madre del killer

24 ottobre ore 09:45

I test del Dna partiranno da 700 donne, perché probabilmente tra di loro potrebbe esserci la madre del famoso Ignoto 1, il figlio illegittimo dell’autista di Gorno morto nel 1999 e identificato come il killer di Yara Gambirasio. Sono donne bergamasche che, nel corso della loro vita, hanno soggiornato a Salice Terme per cure termali. Ricordiamo che le indagini hanno portato a Salice, perché proprio qui Guerinoni ogni anno prima di sposarsi ha trascorso un paio di settimane per approfittare dei benefici termali. È solo un’ipotesi, ma è una delle ultime tracce rimaste da confermare (v.r).

Ancora 3 mila campioni di Dna da analizzare

23 ottobre ore 10:00

Trovare l’assassino di Yara sembra essere una mission impossible. Dopo i risultati negati del test del Dna del pedofilo italiano detenuto in Francia, le indagini non si fermano. Ci sono altre 3 mila provette da analizzare, che vanno a completare una raccolta di 18 mila profili biologici raccolti dal giorno della morte della ragazzina di Brembate. Quanto ci vorrà per avere un quadro più chiaro? I Ris di Parma, così come gli esperti del Reparto investigazioni scientifiche dell'Arma, sono già al lavoro, ma ovviamente ci sono dei tempi burocratici e compare 3 mila profili biologici con quello dell’ignoto 1 non è cosa da poco (v.r).

Nuovi esami sulle ferite presenti sul corpo della ragazzina

17 ottobre ore 9:20

Si attende il responso dell’esame del Dna del pedofilo di Padova, detenuto nel carcere di Bourges. Dovrebbero mancare pochi giorni, intanto le indagini continuano. Secondo il settimanale Giallo, si stanno facendo delle nuove analisi sulle ferite sul corpo di Yara per verificare eventuali similitudini con quelle lasciate in altri delitti. È una sorta di confronto calligrafico, perché capire se può esistere la possibilità che l’assassino sia un killer seriale (v.r).

La Polizia indaga anche a Padova per confermare l'identikit del pedofilo

14 ottobre ore 9:40

Sono partite anche le indagini a Padova, per capire se esiste realmente il famigerato pedofilo, Lorenzo B. Uno screening attento della Polizia locale ha portato a una traccia compatibile: esiste un uomo di Padova, di circa 50 anni e con precedenti penali che corrisponde con l’identikit fornito dall’ultima testimonianza (la mamma di Laura). Ora si sta cercando di capire se questo signore è realmente in carcere in Francia e se l’uomo rinchiuso sia lo stesso pedofilo di Padova o ci sia stato uno scambio di identità. Intanto, la Mobile di Padova sembra aver individuato i parenti del presunto pedofilo e a breve dovranno essere interrogati (v.r).

Il pedofilo di Padova potrebbe avere un alibi e non essere il killer

12 ottobre ore 17:10

Crescono le aspettative che il killer di Yara possa essere veramente il famoso pedofilo di Padova, di cui ora si attende il test del Dna. Purtroppo, questa storia, seppur verosimile, potrebbe essere un altro specchietto per le allodole. Dalle indagini, infatti, l’uomo non era in Italia nel periodo della morte della ragazzina, ma in Francia. A dimostralo è il computer di Lorenzo B. E non è tutto, perché risulta anche poco credibile la storia dell’orfanotrofio, che in qualche modo lo ha collegato all’autista di Gorno, potenziale padre illegittimo. Si attende quindi non solo la conferma del materiale generico, ma anche quella dell’Interpol che deve verificare che l’uomo in carcere in Francia sia realmente il pedofilo di Padova (v.r).

Sarà sottoposto a test del Dna il pedofilo arrestato in Francia

11 ottobre ore 15:10

Continuano a emergere novità sul caso Yara. Secondo le ultime notizie, sembrerebbe che sia stata la mamma della ragazzina di Bremabate di Sopra a chiedere agli inquirenti di fare alcuni accertamenti sul pedofilo di Padova, che si trova in carcere in Francia dallo scorso febbraio. Secondo le ricostruzioni di un’altra mamma, che ha rilasciato un'importante testimonianza di cui abbiamo già dato notizia oggi, il pedofilo nel 2010 si era dimostrato ossessivo nel confronto di Yara. Gli agenti della questura di Bergamo andranno quindi in Francia per confronto del Dna, l'unica prova che può confermare la sua colpevolezza (v.r).

L'assassino è un pedofilo di Padova?

11 ottobre ore 10:00

Potrebbe esserci un nuovo sospettato. Secondo quanto scrive il settimanale Giallo, esistono delle coincidenze sospette tra la storia di una ragazzina di 12 anni molestata da un pedofilo di 50 anni di Padova e la morte di Yara. Simona, mamma di Laura, ha raccontato che l’uomo chattava con la figlia fingendosi suo coetaneo. L'uomo è ora agli arresti nel carcere francese di Bourges con l'accusa di pedofilia. Perché potrebbe essere il killer? È un amante della ginnastica ritmica ed atletica e nel 2010 era interessato a qualche ragazzina di Bergamo, almeno da quanto si legge nel settimanale. Nel 2012 Lorenzo (questo il nome dell’uomo) avrebbe clonato il profilo Facebook di Laura e avrebbe parlato della vittima di Brembate proprio attraverso il social network ed esisterebbe una relazione un anello di congiunzione con Giuseppe Guarinoni, il famoso autista di Gorno.(v.r).

Il sito Mainfatti, racconta che l'uomo sarebbe cresciuto in un orfanotrofio, abbandonato da piccolo. Per confermare l'ipotesi è necessario incrociare il Dna trovato sugli indumenti di Yara, quello di Guerinoni, che potrebbe quindi essere il padre illegittimo, e del pedofilo di Padova. Non è tutto, esiste anche una lettera, intitolata Incubo che, secondo quanto riporta l’Eco di Bergamo, recita così:

Anche stanotte sei tornata... Ti ho vista... Ti ho sentita. Quel freddo tutto attorno... E c'eri tu. E poi le grida, il tuo pianto. L'orrore. E poi.. Buio... Solo buio freddo... E silenzio. Ormai ogni notte è così. Ho paura di dormire, ho paura di sognare. Di rivedere, di rivivere, di sentire ancora tutto questo. Cosa posso fare... Cosa devo fare per farti trovare la pace, per cancellare tutta la sofferenza che hai dovuto subire... Per far tacere tutto questo gelido silenzio... Sto male...

Il killer potrebbe essere un operaio?

9 ottobre ore 10:45

Linea Gialla ha sollevato un vecchio dubbio: il killer potrebbe essere un operaio o qualcuno impiegato in un cantiere vicino a dove è stato trovato il corpo della piccola Yara? Torna quindi alla mente Mapello che per mesi, prima di diventare un centro commerciale, è stato sotto indagine e Flikri, prosciolto quest’estate. Il motivo? Secondo le indagini e soprattutto gli esami della scientifica, sul corpo della ragazzina sono stati trovati tagli e tracce di calce, ciò vuol dire che potrebbero essere stati utilizzati una coperta in feltro (tipica protezione utilizzata nei cantieri) e un taglierino (v.r).

Il killer di Lodi non è l'assassino, lo conferma il Dna

9 ottobre ore 09:45

Si chiude anche l’ipotesi del killer di Lodi. Andrea Pizzocolo, arrestato l’8 settembre scorso con l’accusa di aver ucciso una escort di 18 anni nel Lodigiano, non è l’assassino della piccola Yara Gambirasio. Il suo profilo genetico è stato messo a confronto con le tracce biologiche trovate sui legging e sugli slip della ragazzina di Brembate di Sopra e non c’è stata alcuna corrispondenza. Non si tratta quindi di un killer seriale e purtroppo gli inquirenti continuano a brancolare nel buio (v.r).

Gli indizi contro il killer di Lodi, manca la conferma del Dna

7 ottobre ore 09:45

È aperta la pista del killer di Lodi, perché sono molte le analogie tra l’assassinio di Lavinia Simona Ailoaiei, la 18enne strangolata e stuprata, e quello di Yara Gambirasio. Quali sono questi dettagli che possono far credere che Andrea Pizzocolo sia il killer? Prima di tutto il corpo delle ragazze è stato trovato in un campo con un lenzuolo. Lavinia è stata strangolata con una fascetta da elettricista, lo stesso tipo di fascetta è stato rivenuto anche vicino a Yara. Non si ha la sicurezza genetica per parlare di killer seriale, ma i sospetti iniziano a essere numerosi: in attesa di risultati test del Dna, le trasmissioni televisive investigative stanno cercando di raccogliere testimonianze di nuove donne addescate da Pizzocolo (v.r).

";i:12;s:1172:"

Yara, ultimo notizie: settembre 2013

Pronta una nuova lista con 500 sospettati

29 settembre 2013 ore 09:45
Non trova pace la piccola Yara e le ricerche continuano a caccia dell’assassino. In questo momento ci sono tre valide piste: il killer di Lodi, la pedofilia e la ricerca del figlio illegittimo dell’autista di Gorno o della mamma. Quest’ultima continua a essere la traccia più accreditata. A Gorno e nei paesi della Valle del Riso sono stati raccolti a oggi 18mila campioni di saliva da cui ricavare il dna e, dopo aver ascoltato 400 anziani, ora è pronta una lista di 500 nomi di persone che si sono allontanate e che possono essere coinvolte e potenzialmente imparentate con Guerinoni (v.r).

Il killer di Lodi potrebbe essere l'assassino

27 settembre 2013 ore 10:45

C’è una nuova pista nelle indagini sulla morte di Yara Gambirasio. Potrebbe esserci una relazione tra la morte della bambina di Brembate e quella di Lavinia Simona Aiolaiei, la prostituta romena di 18 anni uccisa dal ragioniere dalla doppia vita, Andrea Pizzocolo, detto anche il Killer di Lodi. In comune, o";}}

  • shares
  • Mail