Bellezza

Hunter Schafer smentisce la clamorosa teoria dei fan di Euphoria su Rue

Persona seduta davanti a uno specchio da camerino con luci, con un flacone di profumo sul tavolo Un momento intimo in camerino: tra luci di specchio e set, un profumo diventa memoria e identità.

Hunter Schafer, attrice di Euphoria e volto della linea Angel di Mugler dal 2023, ha raccontato in un’intervista a ELLE pubblicata nei giorni scorsi come vive il rapporto con i profumi, i ricordi e i nuovi progetti che la attendono tra cinema e televisione, da Blade Runner 2099 al film Cry to Heaven di Tom Ford: un colloquio usato anche per chiarire una teoria dei fan sul finale della serie HBO e per presentare il nuovo Angel Blush Eau de Parfum, di cui sarà testimonial.

Hunter Schafer, il profumo come memoria personale

Per Hunter Schafer l’odore non è un dettaglio di contorno, ma una traccia che riporta a momenti molto precisi. Parlando con ELLE, l’attrice ha spiegato che il primo amore ha per lei l’odore del deodorante usato da una ragazza conosciuta a 19 anni: un prodotto, ha detto, “molto profumato”, che ancora oggi, quando lo riconosce per caso, la rimanda a quei ricordi “guardati con affetto”.

C’è poi l’idea di casa, che per Schafer coincide con il New Jersey e con i primi anni dell’infanzia. Ha raccontato di essere tornata di recente nell’area dell’asilo della chiesa dove predicava suo padre e di aver ritrovato lo stesso odore di allora, forse quello di un sapone per le mani nei bagni; solo allora, ha ammesso, quei ricordi sono riemersi con forza. Anche la prima memoria olfattiva passa dalla famiglia: sua madre, oggi, usa Angel, ma già anni fa si preparava per la cena o per la chiesa indossando una fragranza che finiva per riempire tutto il bagno di casa.

Tra Angel Blush e l’idea di “femminilità divina”

Il legame con Mugler resta centrale nella fase attuale della carriera dell’attrice. Schafer è infatti il volto del nuovo Angel Blush Eau de Parfum, descritto da lei come una fragranza gourmand e legnosa, con note di latte di mandorla, muschio e sandalo, capace di tenere insieme registri femminili e maschili senza irrigidirsi in una definizione sola.

Nel colloquio, l’attrice ha allargato il discorso alla bellezza come modo per portare all’esterno ciò che si sente dentro. Il profumo, ha spiegato, permette di entrare in una versione di sé più presente, più consapevole del corpo; è qui che compare l’espressione, usata da lei stessa, di “divine femininity”, una femminilità percepita come innata e da esprimere anche “di fronte all’opposizione”. Non una formula astratta, piuttosto un orientamento personale, quasi fisico, che cerca di portare in ogni spazio e in ogni incontro.

Euphoria, il quadro di Rue e la teoria dei fan

Una parte dell’intervista è stata dedicata a Euphoria, serie che ha reso Schafer uno dei volti più riconoscibili della sua generazione. L’attrice ha chiarito un punto che negli ultimi tempi aveva alimentato discussioni online: il dipinto di Rue realizzato da Jules, con sfondo rosso, non era pensato come un’immagine “all’inferno”. “Volevo qualcosa di caldo, quasi celestiale”, ha detto, precisando che l’effetto doveva essere euforico, non associato alle fiamme.

Schafer ha anche spiegato come sono nati quei quadri sul set, smontando l’idea di un lavoro lungo giorni. Molte delle tele, ha raccontato, venivano dipinte in finestre da 10 o 20 minuti, con la macchina da presa lasciata girare da Sam Levinson mentre le scene venivano ripetute per diverse inquadrature; eppure, proprio questa velocità ha inciso sul risultato finale. L’unica opera su cui si è soffermata più a lungo è stata quella del picnic, completata durante un giorno libero perché doveva apparire più rifinita. Sul finale di Jules, invece, Schafer ha scelto un tono misurato: personaggio “complicato e sfumato”, ha confidato, e salutarlo non è stato semplice, anche se la direzione narrativa resta nelle mani degli autori.

I prossimi progetti: Blade Runner 2099 e Cry to Heaven

Sul fronte professionale, Hunter Schafer si prepara a una nuova fase. Tra i titoli già annunciati c’è Blade Runner 2099, serie ambientata nell’universo nato dal film di Ridley Scott e poi ampliato da Blade Runner 2049. L’attrice ha rivelato di aver visto il primo episodio e di esserne rimasta soddisfatta: “si sente ancora parte della famiglia di Blade Runner”, ha detto, pur trattandosi di un capitolo nuovo.

Accanto alla televisione c’è poi il cinema, con Cry to Heaven, prossimo film diretto da Tom Ford e tratto dal romanzo di Anne Rice pubblicato nel 1982, oltre al percorso già avviato con Mother Mary. È un momento fitto, questo sì, e lei stessa lo lascia intendere quando parla della poca disponibilità per gli appuntamenti e della vita che corre da un set all’altro. In quel passaggio affiora anche un altro odore-simbolo: quello della lacca per capelli nei trailer di trucco e parrucco, una presenza costante che per Schafer segna l’inizio e la fine dei progetti, come una specie di calendario invisibile.

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