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Rohin S, la storia che sta facendo parlare di sé

Mani di una sarta che chiudono i ganci sul retro di un abito couture avorio, con tulle e ricami, in backstage Nel backstage di una sfilata, le ultime rifiniture su un abito couture mettono al centro la costruzione e il lavoro d’atelier.

Nelle presentazioni dell’Autunno Inverno 2026-2027 diffuse oggi, 7 luglio 2026, tra passerella e backstage, i nomi di Alexis Mabille, Antonio Grimaldi e Yanina Couture hanno riportato al centro un tema che nella couture torna sempre, ma ogni volta in modo diverso: la costruzione dell’abito. Chi c’era racconta sale attente, telefoni alzati solo a tratti, e quel rumore breve di ferri, zip, tulle sistemato all’ultimo minuto che dice più di molte dichiarazioni. La stagione, almeno da queste uscite, sembra andare in una direzione chiara: meno effetto, più mano.

Alexis Mabille, il backstage e il lavoro invisibile

Nel backstage di Alexis Mabille, prima ancora della sfilata, il punto era lì: sulle mani delle sarte, sui fiocchi riallineati, sui corpetti chiusi un gancio dopo l’altro. Le immagini della preparazione mostrano un ambiente ordinato ma non immobile, con assistenti che si spostano rapidi attorno alle modelle e controlli ripetuti su orli, guanti, trasparenze. È una parte del racconto che spesso resta fuori, eppure nella haute couture pesa quasi quanto l’uscita finale in pedana.

Il dietro le quinte, in questi casi, serve anche a leggere la collezione prima del debutto completo. Si vedono i volumi da vicino, la caduta dei tessuti, certi passaggi di ricamo che in passerella durano pochi secondi. Solo allora si capisce quanto il lessico di Mabille continui a girare attorno a una femminilità costruita con precisione, mai casuale, fatta di dettagli che reggono l’intero equilibrio del look.

La sfilata Alexis Mabille Autunno Inverno 2026-2027

Nella proposta Alexis Mabille Autunno Inverno 2026-2027 si riconosce una firma coerente: linee nette, enfasi sulla sera, un uso dell’ornamento che non copre la struttura ma la accompagna. I passaggi più osservati, secondo chi era in sala, sono quelli in cui la silhouette si allunga e si asciuga, lasciando ai materiali il compito di creare profondità. Non c’è fretta, non c’è accumulo. C’è piuttosto una ricerca di misura, perfino quando il volume cresce.

Il marchio francese lavora da anni su codici ben riconoscibili, e questa uscita sembra confermarlo senza irrigidirsi. Fiocchi, drappeggi, scollature e costruzioni da sera restano presenti, ma con un controllo più severo. “Si vede subito quando un abito è pensato per essere guardato da vicino”, ha confidato una buyer all’uscita, fermandosi pochi minuti sulla soglia. È un commento semplice, quasi ovvio nella couture, ma rende l’idea.

Antonio Grimaldi, ricerca sulla forma e colore trattenuto

Per Antonio Grimaldi, nell’Autunno Inverno 2026-2027, il discorso sembra spostarsi con decisione sulla forma. Lo stilista italiano, che da tempo lavora su linee architettoniche e costruzioni scolpite, torna a insistere su un’eleganza composta, dove il gesto couture si misura nel taglio e nella tenuta complessiva del capo. Le uscite, per chi segue il suo lavoro, restano fedeli a una grammatica precisa: spalle segnate, punto vita definito, attenzione quasi tecnica alla proporzione.

Anche il colore, da quanto emerge, non prende mai il sopravvento sulla struttura. E questo, in una stagione spesso tentata dall’effetto rapido, diventa quasi una posizione. In sala, raccontano, i commenti sono stati bassi, continui, da addetti ai lavori più che da pubblico mondano: “Guarda come gira l’abito”, ha detto una voce durante un passaggio. Una frase minima, ma indicativa del tipo di lettura che Grimaldi continua a sollecitare.

Yanina Couture, il gusto della scena e la fedeltà all’atelier

Con Yanina Couture Autunno Inverno 2026-2027 torna invece una couture più dichiaratamente scenica, legata alla tradizione dell’atelier e a un’idea di abito come presenza. Il marchio, noto per un immaginario ricco di ricami, trasparenze e costruzioni da red carpet, resta dentro quel territorio e lo rifinisce con rigore. Non è solo questione di decorazione. È il modo in cui il decoro viene distribuito sul corpo, senza perdere il centro della silhouette, a dare la misura del lavoro.

La reazione, nelle prime ore successive alla diffusione delle immagini, è stata quella tipica delle collezioni che parlano a un pubblico molto visivo: attenzione sui dettagli, confronto immediato sui social, fermo immagine sugli abiti più lavorati. Eppure, a guardare bene, il tratto che tiene insieme tutto non è l’eccesso ma la continuità. Yanina Couture, Alexis Mabille e Antonio Grimaldi arrivano da percorsi diversi; in questa stagione, però, sembrano sfiorare la stessa idea: la couture come mestiere visibile, e prima ancora come disciplina.

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