Arte e cultura

Peter Thiel, il lato oscuro della Silicon Valley che spiega l’America di oggi

Telecamera di sorveglianza su muro, edificio con cupola e uomo con tablet vicino a barriere e auto scura Telecamera, barriere e controlli davanti a un palazzo istituzionale: il confine sottile tra democrazia, tecnologia e sorveglianza.

Peter Thiel, fondatore di PayPal e Palantir, è tornato al centro del dibattito in Francia alla fine di gennaio, quando ha parlato del futuro della democrazia al Palais de l’Institut de France di Parigi, tra contestazioni all’esterno e curiosità negli ambienti accademici: un passaggio che aiuta a leggere, oggi, il peso crescente del rapporto fra tecnologia, potere politico e sorveglianza. A ricostruirne traiettoria e contraddizioni è il libro di Luca Ciarrocca, L’anima nera della Silicon Valley, presentato come la prima biografia completa in italiano di uno degli uomini più influenti e meno decifrabili dell’America contemporanea.

Il profilo di Peter Thiel tra ricchezza, riservatezza e potere

A 59 anni, Peter Thiel resta una figura laterale solo in apparenza: secondo il New York Times il suo patrimonio personale è vicino ai 28 miliardi di dollari, mentre Palantir, società cofondata dal miliardario e specializzata in Big Data, intelligence e software di sorveglianza, vale in Borsa circa 350 miliardi di dollari. I suoi clienti, negli Stati Uniti, sono il Pentagono, la Cia, l’Ice e l’amministrazione fiscale americana. Numeri che spiegano da soli il peso dell’imprenditore, eppure non bastano. Thiel, scrive Ciarrocca, è anche il simbolo di una contraddizione irrisolta: si definisce libertario, difende la libertà di parola, ma ha sostenuto azioni aggressive contro organi di informazione e costruito relazioni stabili con apparati pubblici interessati al controllo dei dati. Una figura schiva, quasi refrattaria all’esposizione, che ha fatto della riservatezza non soltanto uno stile personale, ma un vero metodo di influenza.

Dall’infanzia nomade a Stanford, con Tolkien sullo sfondo

Nato a Francoforte l’11 ottobre 1967, figlio di una famiglia di cristiani evangelici conservatori, Thiel trascorre l’infanzia seguendo gli spostamenti del padre Klaus, ingegnere chimico per società minerarie: prima il Sudafrica, poi la Namibia, infine gli Stati Uniti. Il percorso non è lineare. Cambia sette scuole elementari e, una volta arrivato a Foster City nel 1977, viene spesso preso di mira per il fisico minuto, i voti alti e modi considerati, da alcuni compagni, troppo fragili. È una nota riportata anche da Max Chafkin, autore di The Contrarian. In quegli anni Thiel si rifugia negli scacchi e in Tolkien, due elementi che torneranno più avanti, quasi come una traccia nascosta. Palantir, del resto, prende il nome dalle pietre veggenti del Signore degli Anelli; Anduril, altra società orbitante nel suo mondo, richiama la spada di Aragorn; Erebor diventa il nome di una banca legata a criptovalute e tecnologia. Non è solo estetica, o gusto nerd. È una grammatica simbolica che mescola visione, controllo e destino.

La Stanford Review, la PayPal Mafia e la rete delle élite

Nel 1987, da studente a Stanford, Thiel fonda la Stanford Review, giornale universitario nato — così viene raccontato — per dare spazio a idee considerate scomode e per attaccare il nascente politicamente corretto nei campus americani. Nel mirino finiscono le affirmative action, giudicate un abbassamento degli standard accademici, e il multiculturalismo, visto come un dogma più che come un progetto emancipativo. È lì che prende forma una visione del mondo basata su merito, selezione e sfiducia verso i correttivi pubblici. Più tardi, nel passaggio dalla teoria agli affari, Thiel incrocia molti dei nomi che segneranno la Silicon Valley: Elon Musk, Reid Hoffman, i futuri fondatori di YouTube. Nasce quella che la rivista Fortune definirà nel 2007 la PayPal Mafia, il gruppo di imprenditori sopravvissuti alla bolla Internet e poi diventati protagonisti del nuovo capitalismo digitale. Ma il reticolo, secondo il libro, va oltre l’economia. Attraverso forum privati come Dialog, dove siedono investitori, strateghi, politici e avvocati, Thiel avrebbe coltivato un luogo di scambio riservato tra mondi che in pubblico si fronteggiano e, in privato, continuano a parlarsi.

L’idea di democrazia, il tema dell’Anticristo e il nodo Palantir

L’episodio di Parigi, con l’invito della filosofa Chantal Delsol a discutere del futuro della democrazia, si inserisce dentro questo schema. Qualche mese prima, a San Francisco, Thiel aveva tenuto quattro conferenze sull’Anticristo; in un’intervista del dicembre 2024 alla Hoover Institution di Stanford, citata da Ciarrocca, lo aveva descritto come “un grande umanitario, redistributivo”, capace di usare il linguaggio del bene comune per concentrare il potere e imporre un governo mondiale. È qui che la riflessione si fa politica, persino teologica. Secondo la biografia, la tesi di fondo di Thiel è che limitare lo sviluppo tecnologico apra la strada al totalitarismo. Eppure il paradosso resta, netto: l’uomo che mette in guardia contro il rischio di un controllo centralizzato è lo stesso che, attraverso Palantir, vende strumenti di sorveglianza capillare ai governi occidentali. Ciarrocca non scioglie del tutto l’enigma, ma lo mette a fuoco: raccontare Peter Thiel significa raccontare un pezzo di America, dove la linea che separa innovazione, sicurezza, ideologia e potere pubblico si è fatta, anno dopo anno, molto più sottile.

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