Cinema

Tienimi presente rinasce nei festival estivi: la seconda vita del film di Palmiero

Giovane uomo con zaino in una piazza al tramonto, davanti a uno schermo di cinema all’aperto e al pubblico seduto Un ragazzo osserva l’arena di cinema all’aperto al crepuscolo, tra luci calde e pubblico in piazza, in linea con i festival estivi del film.

Tra le arene estive di tutta Italia, da Tavolara alla Tuscia, in questi giorni continua il percorso di Tienimi Presente, l’opera prima di Alberto Palmiero che racconta il ritorno in provincia di un giovane formato al Centro Sperimentale di Cinematografia e, proprio per questo, è diventata per molti spettatori il ritratto più riconoscibile di una generazione precaria del cinema.

Tienimi Presente, un esordio che continua a crescere

Dopo il passaggio in sala e il circuito dei festival, Tienimi Presente sta trovando una seconda vita nelle rassegne estive, lì dove spesso il passaparola conta più di ogni campagna promozionale. Il film, prodotto da Gianluca Arcopinto e Simone Gattoni per Kavac Film di Marco Bellocchio con Rai Cinema, era già stato accolto come uno degli esordi più solidi della stagione: finalista ai David di Donatello e premiato come migliore opera prima alla Festa del Cinema di Roma.

Eppure il dato più interessante, adesso, sembra un altro. Non tanto i riconoscimenti, quanto la tenuta del racconto davanti al pubblico, sera dopo sera, in contesti anche molto diversi. A Tavolara, giovedì sera, alla fine della proiezione si è visto anche “qualche luccicone”, come ha raccontato chi era in platea; al Tuscia Film Festival, poco dopo, sono arrivati altri applausi, altre persone ferme a parlare. Segno che il film, pur partendo da una storia minuta, tocca un nervo scoperto.

Il film racconta il ritorno in provincia e il lavoro che manca

Al centro di Tienimi Presente c’è un ragazzo diplomato al Centro Sperimentale, che dopo la formazione e le aspettative legate al mondo del cinema torna nel suo paese d’origine, disilluso, senza riuscire a trovare uno spazio vero nel settore. Rientra in provincia pensando di potersi rimettere in piedi tra amicizie consolidate, abitudini note, una rete affettiva che almeno all’inizio sembra reggere; intanto si adatta anche ad altri lavori, perfino quello di informatico, lontanissimo dal sogno iniziale.

La traiettoria, però, non è solo personale. Nel film passa il senso di una sospensione che molti riconoscono: il peso delle scelte rimandate, la pressione sociale, il confronto continuo con chi “ce l’ha fatta” oppure, semplicemente, è partito. Solo allora il racconto cambia passo: quando anche gli amici cominciano ad andarsene, verso il Nord Italia o all’estero, compiendo in avanti quel viaggio che il protagonista aveva già fatto e poi invertito. In quel momento scatta qualcosa, una reazione ancora fragile ma concreta, e il destino del personaggio si rimette in movimento.

Alberto Palmiero: “Gli applausi ripagano di tanta incertezza”

A parlare di questa fase è lo stesso Alberto Palmiero, che il film lo ha diretto, interpretato e scritto insieme a Davide De Rosa. “Penso di trasferirmi davvero a Roma molto presto, dalle parti di piazza Bologna dove ci sono tanti fuori sede campani, calabresi, pugliesi”, ha detto all’ANSA, spiegando come anche il suo percorso personale, in fondo, stia ancora cercando una forma definitiva.

Palmiero, nei giorni del festival di Tavolara, ha ritrovato anche il suo docente del Centro Sperimentale, Gianluca Arcopinto, produttore che negli anni ha accompagnato l’esordio di diversi autori e che ha deciso di scommettere su di lui. “Ho molte storie in testa, ora le definirò”, ha spiegato il regista. Poi ha aggiunto, con un tono più diretto: “Sono felice dell’accoglienza che sta ricevendo Tienimi Presente in questi festival estivi, gli applausi del pubblico, le persone che ti avvicinano perché si riconoscono o riconoscono i loro figli, ti ripagano di tanta incertezza e ansia”. Parole semplici, quasi trattenute. Ma bastano a misurare il clima che il film sta generando.

Un’autobiografia condivisa tra famiglia, amici e paese

Una parte decisiva della forza di Tienimi Presente sta nella sua materia umana, molto vicina alla vita del regista. Palmiero ha raccontato che il film è in gran parte autobiografico e che, proprio per questo, ha coinvolto davanti alla macchina da presa amici e parenti. “Chi meglio di loro poteva interpretare se stesso”, ha confidato. La scelta, che sulla carta poteva sembrare rischiosa, sullo schermo produce invece una naturalezza rara.

Nel cast entrano così i suoi genitori, con quella dinamica domestica fatta di piccoli attriti e ironia quotidiana: la madre che non vuole vederlo a letto, il padre sempre pronto a scherzare. Ci sono gli amici del paese — Palmiero è di Anversa, in Campania —, quello che prova a fare il musicista a Milano, quello che cerca lavoro in Australia, perfino la sua compagna, che nel film interpreta se stessa. È questa aderenza, quasi ruvida in certi passaggi, a dare al racconto la sua misura più convincente. Niente pose, poche mediazioni: verità, freschezza, autenticità. Ed è probabilmente per questo che il film, anche lontano dai riflettori delle prime, continua a restare addosso a chi lo guarda.

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