Arte e cultura

Marina Abramović sotto l’Arco di Giano: la confessione all’asinello d’oro dal 19 novembre

Confession di Marina Abramović sotto l'Arco di Giano: l'asinello d'oro che ascolta dal 19 novembre 2026 Marina Abramović porta a Roma l'installazione Confession sotto l'Arco di Giano: un asino dorato dove confessarsi dal 19 novembre 2026 al 19 maggio 2027.

C’è qualcosa di profondamente insolito — e per questo magnetico — nell’idea di sedersi accanto a un asino dorato sotto uno degli archi romani più antichi della città e raccontargli un segreto. Eppure è esattamente quello che Marina Abramović propone con la sua nuova installazione, e l’appuntamento con la marina abramović confession roma è fissato a partire dal 19 novembre 2026, quando Confession, 2026 aprirà al pubblico sotto l’Arco di Giano, nel cuore del Foro Boario.

Un asino d’oro come confessore: di cosa si tratta esattamente

Al centro dell’installazione c’è una scultura in bronzo dorato a grandezza naturale: un asino, immobile, silenzioso, con accanto una seduta realizzata nello stesso materiale prezioso e lucente. I visitatori sono invitati a sedersi e a condividere con l’animale — o meglio, attraverso di lui — ricordi, traumi, emozioni. Tutto ciò che normalmente si trattiene, si nasconde, si porta dentro senza mai trovare il destinatario giusto.

Il gesto è semplice nella forma ma complesso nella sostanza. Non c’è un operatore, non c’è un terapeuta, non c’è un sacerdote: c’è solo quella figura dorata che ascolta senza giudicare, senza rispondere, senza dimenticare. Abramović trasforma così lo spazio pubblico in uno spazio intimo, quasi sacro, in cui il confine tra arte e esperienza personale si dissolve completamente.

Il progetto è presentato dalla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, realtà da tempo impegnata nel sostenere pratiche artistiche sperimentali e site-specific nella capitale. L’installazione resterà visitabile fino al 19 maggio 2027, offrendo sei mesi di dialogo tra arte contemporanea, memoria individuale e patrimonio archeologico.

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L’Arco di Giano: un luogo che non è mai solo uno sfondo

La scelta del luogo non è casuale — non lo è mai, nel lavoro di Abramović. L’Arco di Giano, recentemente restaurato, è una delle strutture tardoantiche meglio conservate di Roma. Si trova nel Foro Boario, l’antico mercato del bestiame della città, e la sua storia stratificata — pagana, medievale, moderna — lo rende un contenitore di memorie collettive potentissimo.

Giano, la divinità romana bifronte, guardava contemporaneamente il passato e il futuro, i principi e le conclusioni. Collocare sotto il suo arco un’opera che invita a fare i conti con la propria memoria non è un dettaglio decorativo: è una scelta concettuale precisa. Confession, 2026 dialoga con l’archeologia del luogo tanto quanto con la psicologia di chi vi si siede.

Il fatto che l’arco sia stato di recente restaurato aggiunge un ulteriore livello di lettura: la pietra ripulita, restituita alla sua leggibilità, diventa metafora di ciò che l’opera propone ai visitatori — portare alla luce, rendere visibile, togliere la polvere da qualcosa che si era preferito lasciare nell’ombra.

Le radici del progetto: da performance del 2010 a installazione permanente

Confession non nasce nel 2026. Marina Abramović aveva già esplorato questo territorio nel 2010, con una performance che portava lo stesso titolo. Quella versione era radicata nella presenza fisica dell’artista, nella sua capacità di creare un campo energetico attraverso il corpo e la relazione diretta con il pubblico — caratteristiche che definiscono l’intera carriera di una delle figure più influenti dell’arte performativa internazionale.

La versione del 2026 compie un salto: sostituisce la presenza umana dell’artista con un oggetto — ma un oggetto che non è neutro. L’asino in bronzo dorato porta con sé una stratificazione simbolica densa. L’asino è animale della pazienza, della fatica, dell’ascolto silenzioso; il bronzo dorato lo eleva, lo rende ieratico, quasi divino. Il risultato è una figura che non appartiene né al quotidiano né al sacro, ma occupa esattamente quella zona di mezzo in cui le confessioni vere di solito avvengono.

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Questa versione esplora in modo specifico il peso psicologico della memoria: non solo cosa ricordiamo, ma cosa ci portiamo dietro, cosa non siamo riusciti a lasciare andare, cosa non abbiamo mai detto ad alta voce. Roma — città costruita su strati di storie mai del tutto sepolte — è il contesto ideale per questa riflessione.

Arte partecipativa nel cuore della città: perché questa installazione è diversa

In un momento in cui l’arte contemporanea si interroga sempre più sul proprio rapporto con il pubblico, Confession, 2026 offre una risposta radicale: non basta rendere l’arte accessibile, bisogna renderla necessaria. Il visitatore non osserva l’opera da una distanza sicura — la completa, la abita, la attiva con la propria presenza e le proprie parole.

Questo tipo di arte partecipativa ha una lunga storia nel lavoro di Abramović, ma raramente si è manifestata in uno spazio così pubblico e così carico di significato storico. Il Foro Boario non è una galleria, non è un museo: è una piazza, un crocevia, un luogo attraversato ogni giorno da romani e turisti che spesso non si fermano. Confession chiede invece di fermarsi — e di farlo con una certa vulnerabilità.

Per chi vuole approfondire il lavoro dell’artista e la storia di questa installazione, Artribune ha pubblicato un’analisi dettagliata del progetto nel contesto della programmazione della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.

Sei mesi sotto l’Arco di Giano, fino al 19 maggio 2027: è un tempo lungo, pensato per permettere a quante più persone possibile di fare questa esperienza — non da spettatori, ma da protagonisti. In fondo, ogni confessione ha bisogno del suo tempo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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