Alla 41ª Settimana Internazionale della Critica della Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre al Lido, sarà “Prima della guerra” di Tommaso Usberti a rappresentare l’Italia in concorso: è l’opera prima del regista, con protagonista il fratello Piero Usberti, e racconta la storia di Guido, 23 anni, alle prese con un ambiente misogino e razzista nella cittadina del Nord Italia in cui è cresciuto, messo in crisi dall’incontro con Sonia, una giovane immigrata kosovara. Un film che, già dal soggetto, si colloca dentro una linea precisa: osservare il presente senza aggirarlo, anzi restando lì, dove le identità si irrigidiscono e poi, a volte, si incrinano.
Prima della guerra, il film italiano in concorso alla Settimana della Critica
Con “Prima della guerra”, la Settimana della Critica porta in selezione un racconto che parte da un contesto locale e prova a leggere una tensione più larga. Il protagonista Guido, interpretato da Piero Usberti, vive in una provincia del Nord Italia dove il clima culturale che lo circonda — fatto di chiusure, linguaggi ostili, appartenenze costruite anche per esclusione — è diventato per lui quasi una seconda pelle. Poi arriva Sonia, e il punto si sposta. Non in modo teorico, ma umano.
Il film, da quanto emerge dalla presentazione, lavora su questo attrito. Da una parte c’è un’identità sedimentata, dall’altra l’incontro con l’altro, che non resta astratto ma prende un volto, una voce, una relazione. È qui che Tommaso Usberti, al suo esordio nel lungometraggio, sceglie di muoversi: nel terreno più fragile, quello in cui il privato e il politico finiscono per toccarsi. Eppure senza slogan, almeno nelle intenzioni della selezione.
La linea della selezione: il cinema come resistenza
A spiegare il senso del programma è stata la delegata generale Beatrice Fiorentino, che ha parlato di una selezione nata da “un’osservazione del nostro presente storico” e anche da “una sensazione, una vibrazione in atto”. Il passaggio, nelle sue parole, è netto: “Abbiamo cercato di cogliere questa vibrazione e forse la consapevolezza di trovarci a un punto di svolta epocale”. È una chiave che aiuta a leggere non solo il film italiano, ma l’intero concorso.
I sette titoli in gara, provenienti da Colombia, Brasile, India, Cina, Italia e Tunisia, compongono infatti un disegno comune. Secondo Fiorentino, quello che racconta la sezione è “il cinema come atto di resistenza”, ma non nel senso più immediato del termine. Non solo denuncia, non solo esposizione del conflitto. Piuttosto, ha spiegato, una possibilità di “immaginare altre forme di esistenza e sopravvivenza”, cioè nuovi modi di stare nel presente, di abitarlo quando tutto sembra irrigidirsi. È una formula ampia, certo, ma dà il tono di un’edizione che prova a tenere insieme geografie diverse e ferite comuni.
Ad aprire c’è Il Grande Giaffa, tragicommedia sull’invisibilità
Fuori concorso, in apertura, ci sarà “Il Grande Giaffa”, esordio di Marco Santi, una tragicommedia italiana interpretata da Edoardo Pesce, Carlotta Gamba e Barbara Chichiarelli. Al centro del film c’è un uomo ignorato da tutti, uno che non trova il proprio posto e sembra passare accanto alle cose senza mai entrarci davvero. Una figura marginale, quasi trasparente.
La sua traiettoria cambia quando incontra il Grande Giason, personaggio carismatico che incarna tutto ciò che lui avrebbe voluto essere. Da lì prende forma un racconto che, almeno sulla carta, mescola disagio, desiderio di riscatto e una comicità inclinata verso il paradosso. Anche qui torna un tema caro alla selezione: l’identità come costruzione instabile. Solo che stavolta il registro è diverso, più sbilanciato verso la deformazione e il tono agrodolce.
In chiusura Rider, musical rap con Levante e Claudio Santamaria
A chiudere la sezione sarà invece “Rider”, musical rap firmato da Dade — nome d’arte di Davide Pavanello — insieme a Roan Johnson. Nel cast compaiono, tra gli altri, Levante, Ensi, Rosa Chemical, Axos, Margherita Vicario e Claudio Santamaria. Il protagonista è Samuele, detto Sami, un giovane rider che, nella notte di Capodanno, consegna un grande ordine di sushi in una villa lussuosa a nord della città.
Invitato a restare per la serata, Sami incontra Nia e tra i due nasce subito una connessione. Ma la notte, come spesso accade nei racconti sospesi tra euforia e caduta, devia. Una decisione presa d’impulso produce conseguenze pesanti, fatali, e costringe il ragazzo a scegliere se affrontare o meno quello che ha fatto. Il dispositivo narrativo è pop, il contesto è quello del lavoro precario e della città notturna; in mezzo, c’è una storia che prova a tenere assieme musica, urgenza e colpa. Così la Settimana della Critica chiude il suo percorso con un altro esordio italiano, diverso per forma da “Prima della guerra”, ma inserito nello stesso orizzonte: raccontare il presente, senza troppe protezioni.
