Cinema

Emanuela Fanelli porta Peccato alla Mostra di Venezia, unica serie tv in concorso

Donna in abito nero sul red carpet, ripresa da cameraman e fotografi davanti a una sede di festival sul lungomare Arrivo sul tappeto rosso al Lido con troupe e fotografi, immagine che richiama la presenza di una serie tv in concorso alla Mostra.

Peccato di Valerio Vestoso, con Emanuela Fanelli protagonista e co-sceneggiatrice, sarà l’unica serie tv inserita nel programma della 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, in calendario al Lido dal 2 al 12 settembre: l’annuncio è arrivato durante la presentazione del cartellone, quando il direttore Alberto Barbera ha spiegato che il progetto, targato Hbo Max, porterà in laguna sei episodi da circa cinquanta minuti e una lunga teoria di volti del cinema italiano. Una scelta non comune, e proprio per questo osservata con attenzione dagli addetti ai lavori già nelle ore successive.

L’unica serie in concorso al Lido

Nel quadro della Mostra di Venezia 2026, la presenza di Peccato spicca per un motivo preciso: è il solo titolo seriale ammesso nel programma di quest’anno. Barbera, parlando con i giornalisti, ha sottolineato la natura particolare del progetto e il formato, sei episodi di circa 50 minuti ciascuno, lasciando intendere che la selezione ha puntato su un’opera capace di dialogare con il cinema pur nascendo per la serialità. Non succede spesso, al Lido, che una serie occupi questo spazio da sola.

La protagonista è Emanuela Fanelli, già volto noto alla Mostra dopo aver condotto l’anno scorso le serate di apertura e chiusura. Qui, però, il registro cambia del tutto: non più padrona di casa sul palco, ma centro di un racconto che la riguarda da vicino e che, almeno nelle intenzioni dichiarate, gioca con la sua immagine pubblica, la espone, la ribalta. Un terreno che sembra cucito addosso al suo modo di stare in scena, sempre un po’ laterale, eppure riconoscibile subito.

La trama e il tono della mockumentary comedy

Secondo quanto riferito dal direttore della Mostra, Peccato è una mockumentary comedy che ripercorre, da un futuro immaginario, la tragicomica carriera di Emanuela Fanelli. La definizione, ha osservato Barbera, arriva dalla stessa autrice, che del progetto firma anche la scrittura insieme agli altri autori. Più di questo, sul contenuto, non è stato anticipato: “Non aggiungo altro per non spoilerare”, ha detto, insistendo però su un punto, cioè sul fatto che la serie sia “molto divertente”.

Quel poco che emerge basta comunque a tratteggiare il perimetro. Il racconto sembra muoversi tra autobiografia deformata, finzione, interventi di personaggi reali e un tono che mescola confessione, presa in giro e osservazione del sistema cinema. È un impianto che negli ultimi anni ha trovato spazio anche fuori dall’Italia, ma qui passa attraverso una voce ben precisa, quella di Fanelli, attrice capace di tenere insieme goffaggine, sarcasmo e un certo spaesamento quasi studiato. Solo allora il titolo, Peccato, sembra acquistare un’ambiguità in più.

Un cast fitto di cameo del cinema italiano

A colpire, fin dal primo annuncio, è anche la composizione del cast di Peccato. Barbera ha parlato di “un numero incredibile di attori”, e in effetti l’elenco è lungo: ci sono Stefano Accorsi, Francesca Archibugi, Anna Bonaiuto, Alessandro Borghi, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Sabrina Ferilli, Paolo Genovese, Valerio Mastandrea, Ferzan Ozpetek, Paolo Virzì e Paola Cortellesi. Nomi che arrivano da esperienze e linguaggi diversi, raccolti dentro una stessa operazione.

Il senso, ha spiegato ancora il direttore, è proprio questo: “Gran parte dei protagonisti del cinema italiano hanno accettato di fare un cameo”. Non ruoli estesi, dunque, ma apparizioni che dovrebbero alimentare il gioco metanarrativo della serie e la sua natura di falso documentario. C’è il richiamo del gruppo, certo, ma anche quello di un ambiente che si presta a essere raccontato con ironia dall’interno. Eppure il rischio, in prodotti del genere, è sempre dietro l’angolo: trasformare la parata di volti noti in un esercizio compiaciuto. Sarà il montaggio, alla fine, a decidere il peso di ogni presenza.

Produzione, attese e peso della scelta veneziana

Sul fronte produttivo, Peccato è realizzata da Mattia Guerra per Be Water Film, con la partecipazione di Hbo Max e in collaborazione con Rai Cinema. Un assetto che tiene insieme piattaforma, produzione indipendente e sostegno industriale italiano, segnale di come la serialità continui a cercare forme ibride anche quando entra nei festival. Il passaggio a Venezia, in questo senso, vale come vetrina ma anche come verifica: capire se il progetto regge il confronto con un pubblico abituato a misurare ogni titolo, senza indulgenze.

Per Emanuela Fanelli è un passaggio delicato e, insieme, naturale. Dopo anni da interprete capace di lasciare il segno anche in spazi brevi, qui porta in primo piano una scrittura che usa il suo stesso personaggio come materia narrativa. Il Lido la ritroverà in una veste diversa da quella istituzionale vista un anno fa, più esposta, più personale. E forse è proprio questo, nel programma della Mostra di Venezia, l’elemento che incuriosisce di più: non soltanto la presenza dell’unica serie selezionata, ma il tentativo di farne un racconto sul mestiere, sui suoi tic, sulle sue vanità e sui suoi inciampi. Dentro, a quanto pare, con molte facce note. E con la voglia di non prendersi troppo sul serio.

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