Arte e cultura

Versi inediti su «la Lettura» aprono il Mese della poesia

Supplemento culturale aperto su scrivania di legno, con una pagina sollevata come da una brezza, occhiali e penna accanto Un supplemento culturale aperto sul tavolo, con una pagina che si alza, richiama l’ingresso della poesia nel giornale.

Con una copertina inedita firmata da Valerio Magrelli, disponibile sabato 28 febbraio 2026 nell’App e domenica 1° marzo in edicola con il Corriere della Sera, la Lettura numero 744 apre insieme due percorsi: le cover da collezione per i 150 anni del quotidiano e il nuovo Mese della Poesia, promosso dal giornale e dal suo supplemento culturale. Il numero, costruito attorno ai versi originali del poeta romano, tiene insieme celebrazione editoriale e scelta di campo culturale; al centro, la parola poetica, ma anche una riflessione sul modo in cui un grande quotidiano ha raccontato il suo tempo — guerre comprese.

Una copertina di Valerio Magrelli per il Mese della Poesia

La prima novità è affidata ai versi di Valerio Magrelli in copertina, che aprono con una citazione che guarda a Mallarmé: “È una farfalla, diceva Mallarmé / questo giornale che si disfa al vento”. È un attacco che lavora per immagini, leggero solo in apparenza, e che inaugura il Mese della Poesia con un gesto netto: portare la poesia in prima pagina, anzi sulla soglia stessa del supplemento. In quel punto, dove di solito si consuma un colpo d’occhio rapido, stavolta resta un testo da leggere due volte.

La scelta di Magrelli, poeta, saggista e traduttore tra i più riconoscibili della scena italiana, non arriva per caso. La copertina entra infatti in una serie di edizioni speciali pensate per i 150 anni del Corriere della Sera, ma segna anche l’avvio di un mese tematico che il quotidiano vuole dedicare ai versi, agli autori e alla loro circolazione pubblica. Un omaggio, sì, però senza toni celebrativi forzati: la poesia come spazio vivo, non come cornice.

Arthur Sze, i testi inediti e il dialogo con la poesia americana

Dentro il numero, dopo l’apertura affidata a Magrelli, trova spazio un altro asse forte: l’incontro con Arthur Sze, autore americano di origini asiatiche e 25° Poeta laureato degli Stati Uniti, primo con questo profilo a ricoprire l’incarico. L’intervista è firmata da Enrico Rotelli e si muove tra biografia, lingua e ruolo pubblico della scrittura; accanto, il supplemento pubblica anche tre componimenti inediti di Sze, offrendo così non soltanto un ritratto, ma il contatto diretto con i testi.

A fare da contrappunto c’è un corsivo di Daniele Piccini, inserito in una sequenza editoriale che tiene insieme commento, lettura e testimonianza d’autore. Il risultato è un numero compatto, che non si limita a “parlare di poesia”, formula spesso vuota, ma prova a mostrarla nel suo farsi concreto: una voce italiana in copertina, una voce americana all’interno, e intorno un lavoro di raccordo che accompagna il lettore senza appesantirlo.

Il racconto delle guerre nel focus sui 150 anni del Corriere

Nelle pagine finali prosegue poi il progetto dedicato ai 150 anni del Corriere della Sera, già sviluppato nelle settimane precedenti con approfondimenti su arte, storia, premi Nobel, Luigi Albertini, fascismo, satira, scrittori e sulla figura di Giulia Borgese, prima giornalista assunta dal quotidiano. Stavolta il fuoco si sposta su un tema più spigoloso, e per molti versi decisivo: il Corriere e le guerre.

A firmare il percorso è Lorenzo Cremonesi, che ripercorre il lavoro di alcuni tra i più noti cronisti dal fronte passati dal giornale, da Luigi Barzini a Dino Buzzati, da Oriana Fallaci a Ettore Mo. Ne esce un itinerario largo, che tocca le velleità coloniali di fine Ottocento, attraversa il Medio Oriente, il Vietnam e arriva fino all’Europa di oggi. Più che una semplice rassegna, è un modo per osservare come sia cambiato il lessico della guerra, e insieme il mestiere di raccontarla: le distanze, i tempi di invio, il rischio personale, perfino il tono dei pezzi. Solo allora, leggendo in fila quei nomi, si capisce quanto il rapporto tra giornale e conflitti abbia inciso sulla sua identità.

L’extra digitale con Ana María Matute nell’App

Accanto al numero in edicola, sabato 28 febbraio l’App propone anche il Tema del Giorno, contenuto disponibile solo in digitale. Si tratta dell’incipit in anteprima della nuova edizione di “Dimenticato re Gudú”, pubblicata da Safarà, della scrittrice spagnola Ana María Matute (1925-2014). Un’apertura che allarga il raggio del numero e mantiene il dialogo con la letteratura in una forma diversa, più laterale, eppure coerente.

Il volume viene recensito da Orazio Labbate, che accompagna il lettore dentro un testo già noto a molti appassionati ma ora riproposto in una nuova veste. Anche qui la scelta sembra precisa: affiancare alla poesia contemporanea e alla memoria del Corriere una finestra sulla grande narrativa del Novecento europeo. Carta e digitale, in questo caso, non si rincorrono soltanto; si completano. E il numero 744 de la Lettura finisce per presentarsi così, senza pose: come un fascicolo che celebra un anniversario, sì, ma soprattutto come un luogo dove i testi — poesie, interviste, reportage, anteprime — continuano a parlare tra loro.

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