Arte e cultura

Autostrade del futuro in mostra alla Triennale di Milano

Plastico di un tratto autostradale in una sala museale, con visitatori e grandi foto sospese di viadotti Un plastico autostradale e fotografie di viadotti e svincoli in una sala espositiva, al centro del racconto sulle autostrade italiane.

Alla Triennale di Milano, dove è allestita fino al 22 febbraio la mostra “Italia in Movimento. Autostrade e futuro”, promossa da Autostrade per l’Italia con il Maxxi e curata da Pippo Ciorra con Angela Parente, il percorso si apre con un’immagine del 1964: nella foto, sulla destra entrando, ci sono Aldo Moro e l’ingegnere Fedele Cova davanti al plastico dell’Autostrada del Sole, simbolo di un Paese che allora correva verso il futuro e che oggi prova a rileggere, con un po’ di distanza, la propria idea di modernità.

La mostra alla Triennale di Milano riparte dal plastico dell’Autosole

Il primo oggetto che accoglie i visitatori è proprio il plastico restaurato dell’Autosole, conservato per anni negli archivi di Autostrade per l’Italia e ora riportato in mostra. È lungo circa 13 metri e restituisce, anche solo in parte, la misura di un’opera che in otto anni portò alla realizzazione di quasi 800 chilometri di infrastruttura, collegando il Nord e il Sud della Penisola in uno dei passaggi più noti del boom economico italiano.

Attorno a quel modello, in legno e gesso, si costruisce il racconto. Non solo tecnico, anzi. La mostra prova a tenere insieme ingegneria, paesaggio e immaginario collettivo, mostrando come l’autostrada abbia inciso sulla forma del territorio e sui modi di attraversarlo. Solo allora, guardando quel tracciato dall’alto, si capisce perché l’A1 Milano-Napoli sia rimasta nell’immaginario pubblico molto più di una semplice strada.

Le fotografie di Iwan Baan e il paesaggio delle autostrade italiane

Sospese sopra il plastico, le immagini del fotografo olandese Iwan Baan seguono l’orientamento del modello e accompagnano il visitatore lungo i due versanti, tirrenico e adriatico. Baan ha sorvolato alcune tra le principali infrastrutture autostradali italiane, alternando colore e bianco e nero, e ne ha ricavato un atlante visivo che mette insieme viadotti, svincoli, mare, pianura e montagne.

Nel percorso compaiono il viadotto Omero Fabriani sulla A16 Napoli-Canosa, il viadotto Aglio sulla A1, il nodo di San Benigno a Genova, la zona dei laghi sulla A9 Lainate-Como-Chiasso, lo svincolo di Ponzano Romano e il viadotto Poggettone. Sono luoghi diversi, lontani fra loro, eppure legati da una stessa grammatica del movimento. Baan — noto per il suo modo di far dialogare architetture e contesto — non isola l’opera dal resto: la lascia dentro il paesaggio, tra case, colline, capannoni, coste.

In mostra c’è anche un modello in legno del viadotto Aglio, prestato dal Politecnico di Torino. Un dettaglio, forse. Ma aiuta a capire il tono dell’esposizione: non un omaggio celebrativo, piuttosto un attraversamento visivo dell’Italia costruita attorno alle sue reti.

Da Ridolfi a BBPR, i progetti che immaginavano il viaggio moderno

Quella arrivata a Milano è la terza tappa di un itinerario partito dal Maxxi di Roma nel 2024, in occasione del centenario del primo tratto autostradale italiano, e passato poi dal 46° Meeting di Rimini. “La mostra riunisce i lavori di grandi progettisti che hanno operato — e continuano a operare — intorno all’autostrada, le opere di importanti fotografi contemporanei e le visioni di chi immagina il futuro delle infrastrutture”, ha spiegato Pippo Ciorra.

Accanto alle fotografie trovano spazio disegni, tavole e modelli di architetti che hanno pensato le architetture dell’autostrada come parti integranti del paesaggio. Tra i lavori esposti c’è il Motel Agip progettato nel 1968 da Mario Ridolfi per Settebagni, mai realizzato: una torre di dieci piani a stella, pensata per un’area di sosta, che in mostra viene letta come una metafora della città e del movimento verticale, in contrasto — o in dialogo — con la corsa orizzontale delle auto.

Ci sono poi il progetto del 1970 per una stazione di servizio Esso firmato da Vittorio De Feo con Fabrizio Aggarbati, Carla Saggioro e Andrea Vigni, oltre ai disegni dello studio BBPR dal 1971 al 1988. E ancora, le idee di Melchiorre Bega, Pier Luigi Nervi, Costantino Dardi, Angelo Bianchetti e Gianugo Polesello. Nomi diversi, stagioni diverse, una stessa domanda sullo sfondo: come dare forma a un’infrastruttura senza ridurla a puro servizio.

Lungo l’autostrada: servizi, memoria e visioni sulla mobilità del futuro

Il viaggio raccontato in mostra non si ferma alle carreggiate. Si allarga agli edifici nati lungo le arterie, alle stazioni di servizio, alle fabbriche, agli spazi di sosta e persino agli strumenti con cui quel viaggio veniva immaginato e preparato. “Nel percorso espositivo si può apprezzare l’evoluzione del paesaggio e delle sue architetture, in stretta relazione alla presenza dell’infrastruttura e collegata ai suoi servizi”, ha spiegato la curatrice Angela Parente, ricordando anche i materiali provenienti dall’archivio storico di Autostrade, dalle collezioni del Maxxi Architettura, da studi professionali e dall’archivio storico del Touring Club, dove in quegli anni nascevano le prime carte automobilistiche.

Parente ha osservato che si tratta di “un contesto in continuo mutamento”. E infatti il senso finale della mostra è proprio questo: le architetture cambiano, vengono demolite, corrette, adattate ai nuovi usi. In una sezione compaiono anche i dettagli della chiesa di San Giovanni Battista di Giovanni Michelucci, commissionata per ricordare i lavoratori morti durante la costruzione dell’A1. Un passaggio più raccolto, quasi silenzioso.

La chiusura, invece, guarda avanti. Le tavole dell’illustratore Emiliano Ponzi immaginano una mobilità futura fatta di atmosfere sospese e di un’unica lunga strada che tiene insieme passato e domani. Eppure il punto, uscendo dalle sale, resta molto concreto: capire come le autostrade italiane abbiano unito territori, trasformato paesaggi e lasciato dietro di sé non soltanto traffico e chilometri, ma anche immagini, memoria e progetto.

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