Al Filming Sardegna Festival, venerdì 4 luglio, Ilenia Pastorelli, 40 anni, ha raccontato a Santa Margherita di Pula il suo ritorno sul set con Dario Argento, la voglia di entrare nel mondo di House of the Dragon e la sua critica a un certo cinema italiano, che a suo dire fatica a parlare davvero alla gente di periferia. L’attrice romana, con il tono diretto che la accompagna da sempre, ha messo insieme lavoro, desideri e qualche stoccata, senza girarci troppo intorno.
Ilenia Pastorelli torna con Dario Argento in Carne della mia carne
Il progetto, ha spiegato Pastorelli, si intitola Carne della mia carne, è diretto da Nunzio Altobelli ma nasce da una sceneggiatura di Dario Argento, con cui l’attrice aveva già lavorato in Occhiali scuri. “È un film molto tosto”, ha detto parlando con i cronisti del festival ideato da Tiziana Rocca, “uno di quei ruoli femminili che amo tanto e che solo Argento sa fare così”. Nel film interpreta un’infermiera vedova, madre di una ragazza adolescente che sparisce nel nulla; da lì parte un’indagine personale, quasi ostinata, condotta insieme al compagno, un poliziotto interpretato da Alessio Boni. Un personaggio, il suo, che si muove nel dolore ma anche nell’azione, e non è un dettaglio: è proprio quel tipo di donna ferita e concreta che Pastorelli cerca spesso sullo schermo.
Il sogno House of the Dragon e la passione da fan
Poi il registro cambia, quasi di colpo. Quando si parla di serie tv, infatti, l’attrice lascia il tono misurato e si concede una parentesi da fan vera, di quelle senza filtro. “Adesso è iniziata la quarta stagione di House of the Dragon e io ne vado matta”, ha confidato, sorridendo, prima di aggiungere che farebbe “qualsiasi cosa” pur di recitare in quella produzione. E alla domanda sul ruolo desiderato non ha esitato: “Sicuramente la Regina, Rhaenyra Targaryen”.
Detta così sembra una battuta, e forse in parte lo è. Eppure dentro c’è anche un pezzo del suo immaginario, costruito negli anni tra cinema di genere, personaggi laterali e una certa attrazione per le figure femminili spigolose, non lineari. Pastorelli non ha nascosto il gusto per mondi narrativi forti, a tratti cupi, dove il corpo e la presenza contano quanto le parole. In quel senso, il ponte con Argento non è poi così strano.
Le critiche al cinema italiano: “Manca autenticità”
Il passaggio più netto, però, è arrivato parlando di cinema italiano e di come vengono raccontate le periferie romane. Pastorelli ha usato un’immagine precisa, quasi una scena già pronta: “Ma come mai al cinema anche in borgata spunta la zia ricca che parla in romanaccio?”. Subito dopo ha citato un episodio accaduto a Ponza, su una barca “di 50 metri”, dove — questo il suo racconto — alcuni ragazzi parlavano dell’idea di fare un film su Tor Bella Monaca e sui “coatti di periferia”, convinti di averne colto l’anima. Lei, alzando gli occhi al cielo, ha tagliato corto: “Ma in quei posti non ci so’ nati. Non l’hanno mai vista Tor Bella Monaca”.
Il punto, per l’attrice, è tutto lì: se il pubblico non risponde, spesso non dipende solo dalla distribuzione o dalla promozione. “Se il cinema italiano non incassa, parliamoci chiaro, a volte è un problema di autenticità e molto spesso perché è una grande rottura”, ha ammesso con una franchezza che in sala ha strappato anche qualche sorriso. Poco dopo ha insistito: si fanno “troppo spesso film per gli addetti ai lavori e non per il pubblico”. E ha portato un esempio domestico, concreto: “Mia zia di Torre Angela non si riconosce in certi film ambientati nelle periferie, perché vengono raccontati con uno sguardo radical chic”. Da qui il riferimento a Claudio Caligari e a Amore tossico: o conosci davvero quel mondo, ha detto in sostanza, oppure il rischio è di raccontarne una copia, non la vita.
Dal Grande Fratello a Lo chiamavano Jeeg Robot
Nel racconto di Ilenia Pastorelli c’è sempre, in filigrana, anche la sua storia personale. Nata a Roma il 24 dicembre 1985, diventata nota al grande pubblico con la dodicesima edizione del Grande Fratello, l’attrice ha ricordato senza imbarazzo il momento in cui decise di entrare nella Casa. “Avevo 24 anni e mi dissero: se varchi quella porta noi ti diamo un tot, ed era quanto guadagnava mia madre in un anno. Quindi io quella porta l’ho varcata”. Doveva restare due o tre settimane, ha spiegato; rimase sei mesi. Non sognava il Centro Sperimentale, non parlava di recitazione da bambina. “C’è una differenza enorme tra chi può permettersi di inseguire certi sogni e chi no”, ha detto, ed è forse la frase che meglio spiega il suo modo di stare in questo mestiere.
Il salto arrivò dopo, quasi per caso. Nicola Guaglianone, ha raccontato, guardava il Grande Fratello e intanto scriveva pensando a lei il personaggio che sarebbe finito in Lo chiamavano Jeeg Robot. Poi la telefonata di Gabriele Mainetti, all’inizio scambiata per uno scherzo, e quei provini andati avanti a lungo, per due anni, tra ripensamenti e attese. “Ogni tre mesi mi richiamava e mi diceva: ‘Sei bravissima, però forse prendo un’attrice più famosa’”. Poi cambiava idea, solo allora rimetteva tutto in discussione. “A Gabriele Mainetti devo tutto”, ha detto Pastorelli. “È stato il primo regista che, durante i provini, mi convinceva che potessi fare l’attrice, invece del contrario. Mi diceva: ‘Guarda che tu sei un’attrice’. E io rispondevo: ‘Se lo dici tu…’”. Una battuta, sì. Ma anche un pezzo della sua traiettoria.


