Venerdì 27 febbraio 2026 esce in edicola con il quotidiano e in libreria Arrivano i barbari. Voci del poetry slam, il volume pubblicato da Solferino con Corriere della Sera che raccoglie testi e voci di 15 poetesse e poeti tra i 26 e i 40 anni, protagonisti da tempo della scena italiana del poetry slam, con l’idea — semplice, eppure netta — di portare sulla pagina una forma di poesia nata soprattutto dal palco, dal fiato, dal corpo.
Arriva in libreria l’antologia sul poetry slam
Il libro, curato dalla Redazione Cultura, mette insieme per ciascun autore un testo inedito e un “cavallo di battaglia”, cioè uno di quei brani che negli anni hanno preso forma davanti al pubblico, sera dopo sera, tra gare, festival e reading. È una scelta che dà il senso del progetto: non una raccolta generica di versi contemporanei, ma una mappa concreta di una comunità artistica che ha trovato nel poetry slam in Italia un linguaggio riconoscibile, spesso diretto, a tratti ruvido, quasi sempre pensato per essere detto ad alta voce.
Il titolo, Arrivano i barbari, gioca proprio su questa irruzione. I “barbari” sono gli autori e le autrici che hanno spostato la poesia fuori dai circuiti più tradizionali, portandola nei club, nei teatri piccoli, nelle biblioteche di quartiere, nei centri sociali, a volte anche nelle scuole. Non è un fenomeno nuovo, ma negli ultimi anni la crescita della scena è stata evidente; solo allora, con una rete nazionale più solida, questi nomi hanno cominciato a circolare anche oltre il perimetro degli addetti ai lavori.
I 15 autori di Arrivano i barbari
Nell’antologia trovano spazio Chiara Araldi, Giovanni Arezzo alias Soulcè, Filippo Capobianco, Eugenia Giancaspro alias Antigone, Martina Lauretta, Lorenzo Maragoni, Olympia, Maria Oppo, Davide Passoni, Francesca Pels, Riccardo Petilli, Giuseppe Piccolo, Gabriele Ratano, Simone Savogin e Serena Rose Zerri. Nomi diversi per provenienza, formazione e stile, ma legati da un tratto comune: l’uso della parola come performance, come contatto immediato con chi ascolta, non soltanto con chi legge.
A introdurre il volume è Eleonora Fisco, poetessa, performer e ricercatrice, una figura che da anni osserva e attraversa il rapporto tra oralità e scrittura. Il suo contributo, nelle intenzioni editoriali, serve a dare cornice a una scena che spesso viene raccontata per episodi, per finali, per video condivisi online, mentre qui prova a diventare archivio. Un passaggio non secondario. Perché il poetry slam vive nell’istante, ma senza una traccia rischia di disperdersi appena finite le luci e svuotata la sala.
Il video online e l’evento del 15 marzo a Milano
A accompagnare l’uscita del libro c’è anche un contenuto video pubblicato su corriere.it/lalettura, con le performance poetiche di Davide Passoni e di Giuseppe Piccolo, indicato come campione italiano di poetry slam 2024. Due presenze che, in modi diversi, restituiscono il doppio registro della raccolta: da una parte il testo che resta sulla pagina, dall’altra la voce che lo spinge, lo spezza, a volte lo cambia.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno dell’Associazione Giri di parole e del suo presidente Guido Chiarloni, realtà che da anni segue e promuove il circuito. Il 15 marzo, poi, è prevista la presentazione con un evento all’Adi Design Museum di Milano. Un luogo non casuale, in quel punto della città dove spesso si incrociano linguaggi diversi: editoria, arti visive, performance. Ci saranno letture e, secondo quanto annunciato, momenti dal vivo legati proprio alla natura orale dei testi.
Perché il poetry slam oggi parla anche fuori dai suoi spazi
L’uscita di Arrivano i barbari arriva in una fase in cui la poesia performativa sta trovando ascolto anche presso un pubblico che non frequenta abitualmente i circuiti letterari. Il motivo, spiegano da tempo autori e organizzatori, sta nella capacità di affrontare temi vicini all’esperienza quotidiana — identità, lavoro, desiderio, città, famiglia, politica — con una lingua accessibile ma non semplificata. Più che “facile”, è una lingua esposta, che si prende il rischio del contatto.
In questo senso il volume prova a fare da ponte tra due mondi che in Italia si sono parlati poco: quello della poesia in libreria e quello della poesia sul palco. Eppure i confini sono meno rigidi di quanto sembri. Molti degli autori raccolti hanno pubblicato, vinto premi, insegnato laboratori, portato i loro testi in contesti molto diversi. Il libro, insomma, non chiude un’esperienza dentro una formula, ma fotografa un passaggio preciso: la scena del poetry slam nazionale non è più una nicchia osservata da lontano. È una parte viva della poesia contemporanea, con i suoi riti, le sue voci, perfino le sue contraddizioni. E adesso, nero su bianco, anche con un’antologia che prova a raccontarla.


