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Irene Pivetti, la Cassazione annulla la condanna a 4 anni e rinvia il caso

Avvocati e cronisti consultano fascicoli davanti a un palazzo di giustizia, con auto sportive sullo sfondo Avvocati e giornalisti davanti al palazzo di giustizia, mentre consultano atti dopo una decisione della Cassazione.

La Corte di Cassazione ha accolto oggi, 9 luglio 2026, il ricorso di Irene Pivetti a Roma e ha annullato con rinvio la condanna a 4 anni inflitta all’ex presidente della Camera per autoriciclaggio ed evasione fiscale, disponendo un nuovo passaggio davanti a un’altra sezione della Corte d’appello di Milano nel procedimento nato da una serie di operazioni commerciali, tra cui la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo che, secondo l’accusa, sarebbero state usate per schermare il profitto di un’evasione. La decisione è arrivata dopo l’udienza davanti alla seconda sezione penale; la procura generale, invece, aveva chiesto la conferma della sentenza.

Cassazione, annullata la condanna di Irene Pivetti

Per Irene Pivetti il verdetto della Cassazione cambia, almeno per ora, il quadro processuale. I giudici hanno scelto la formula dell’annullamento con rinvio, che non equivale a un’assoluzione ma rimette gli atti a una nuova sezione della Corte d’appello di Milano, chiamata a rivalutare il caso alla luce delle indicazioni contenute nelle motivazioni, attese nelle prossime settimane. È un passaggio tecnico, ma decisivo: la condanna a 4 anni per autoriciclaggio ed evasione fiscale, confermata in secondo grado lo scorso dicembre, viene così cancellata e dovrà essere nuovamente esaminata. “Siamo molto soddisfatti”, ha detto all’Adnkronos il difensore Filippo Cocco, scegliendo parole misurate. Solo allora, quando saranno depositate le ragioni della sentenza, si capirà quali punti la Suprema Corte abbia ritenuto non correttamente valutati nei precedenti giudizi.

Il processo sulle Ferrari e l’ipotesi di evasione fiscale

Al centro del procedimento ci sono alcune operazioni commerciali ritenute sospette dagli inquirenti e, in particolare, la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo, un filone che negli atti processuali ha avuto un peso rilevante. Secondo l’impostazione accusatoria, quelle transazioni sarebbero servite a occultare somme provenienti da evasione fiscale, ripulendole poi attraverso passaggi economici formalmente leciti. La difesa, al contrario, ha sempre contestato questa ricostruzione, sostenendo la regolarità delle operazioni e l’assenza degli elementi necessari per configurare l’autoriciclaggio. Il procedimento aveva portato, nel settembre 2024, alla condanna in primo grado davanti al tribunale di Milano; poi era arrivata la conferma in appello, a dicembre. Eppure la partita non si è chiusa lì, perché il ricorso in Cassazione ha riaperto un fascicolo che sembrava ormai definito sul piano delle responsabilità penali.

Cosa succede adesso a Milano

Con il rinvio disposto dalla Cassazione, il processo tornerà davanti a una diversa sezione della Corte d’appello di Milano, che dovrà celebrare un nuovo giudizio limitatamente ai punti censurati dalla Suprema Corte. Non si riparte da zero, ma quasi: i giudici milanesi dovranno leggere gli atti, tenere conto del perimetro fissato da Roma e decidere se confermare in tutto o in parte l’impianto accusatorio oppure arrivare a una conclusione diversa. In quel momento conteranno molto le motivazioni della sentenza di annullamento, perché sarà lì — riga dopo riga — che si capirà se i rilievi riguardano la qualificazione giuridica dei fatti, la tenuta della prova o il trattamento sanzionatorio. La procura generale, nel corso dell’udienza in Cassazione, aveva chiesto di confermare la condanna, segno che per l’accusa il quadro emerso nei precedenti gradi di giudizio restava solido. La decisione dei giudici, però, ha imboccato un’altra strada.

Il profilo pubblico e il peso del nuovo giudizio

La vicenda giudiziaria riporta al centro dell’attenzione Irene Pivetti, figura nota della politica italiana, eletta giovanissima e poi diventata, negli anni Novanta, presidente della Camera. Da tempo la sua attività pubblica si è spostata su piani diversi, ma il processo ha mantenuto un forte rilievo mediatico proprio per il profilo dell’imputata e per la natura delle contestazioni. Nel Palazzo di giustizia, raccontano fonti presenti all’udienza, l’attesa per la decisione era alta già dalle prime ore della mattina; la richiesta della procura generale lasciava immaginare una conferma, e invece il dispositivo ha ribaltato lo scenario. Ora la difesa potrà giocare una nuova partita davanti ai giudici milanesi, mentre l’accusa dovrà sostenere di nuovo l’impianto del caso. Un passaggio ancora aperto, quindi, e non secondario: il nuovo processo d’appello dirà se la contestazione di autoriciclaggio ed evasione fiscale reggerà oppure no, dopo il vaglio della Cassazione.

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