Sabato 14 febbraio 2026, tra App de la Lettura e anticipazioni per l’uscita in edicola domenica 15, il nuovo numero #742 del supplemento culturale del Corriere della Sera arriva con una copertina firmata da Christo, opera realizzata nel 2015 e rimasta finora inedita, mentre all’interno trova spazio un ampio focus sull’Ucraina a quattro anni dall’invasione russa e un intervento di Mauro Covacich dedicato a William Kentridge: un numero costruito, nelle intenzioni della testata, per intrecciare memoria, guerra e racconto del presente.
Christo firma la copertina inedita per i 150 anni del Corriere
La novità più visibile è proprio la cover: Christo (1935-2020), maestro della Land Art, ha trasformato una copia del Corriere della Sera in un oggetto “avvolto”, riconoscibile e insieme sottratto allo sguardo, come accadeva nei suoi lavori più noti. Nella composizione compare idealmente anche il palazzo di via Solferino, inserito fotograficamente nella prima pagina e avvolto assieme alla testata, in un richiamo diretto a interventi celebri come quelli sulle mura aureliane di Roma o sul Reichstag di Berlino.
L’immagine apre così una nuova tappa delle iniziative per i 150 anni del Corriere della Sera, con una serie di copertine affidate a grandi artisti contemporanei chiamati a misurarsi con il tema dell’informazione. L’idea, in controluce, è semplice e ambiziosa: mostrare come il giornale possa fissare gli attimi del presente e, solo allora, consegnarli alla storia. Un gesto artistico, ma anche editoriale.
Nel nuovo numero il focus sull’Ucraina quattro anni dopo l’invasione
L’apertura del fascicolo è dedicata alla guerra in Ucraina, con cinque pagine speciali che arrivano a ridosso del quarto anniversario dell’attacco russo del 24 febbraio 2022. Ad aprire il dossier è la scrittrice Yaryna Grusha, che vive a Milano dal 2015 ma di recente è tornata nel suo Paese e racconta una Kiev segnata dal freddo, dalle interruzioni, dai corpi feriti e da una normalità che non torna.
Il suo testo, secondo la presentazione del numero, si muove tra case ghiacciate, strade percorse in silenzio e una guerra che continua a insinuarsi nei dettagli più minuti della vita quotidiana. Sabato 14 febbraio, inoltre, il Tema del Giorno nell’App propone l’incipit del suo nuovo libro, L’album blu pubblicato da Bompiani e annunciato in libreria dal 18 febbraio. Un’anticipazione che allarga il discorso: dal reportage personale al lavoro letterario.
Scrittori, memoria del giornale e il saggio di Casadei
In chiusura del numero prosegue anche il ciclo dedicato alla storia del Corriere e al suo rapporto con la società italiana. Questa volta il fuoco è sugli scrittori passati dalle pagine del quotidiano, ricostruiti da Alberto Casadei in un percorso ampio, pieno di rimandi, che tiene insieme stagioni molto diverse della cultura nazionale.
Sfilano così autori del Verismo e della Scapigliatura come Emilio De Marchi e Luigi Capuana, poi voci centrali del Novecento come Dino Buzzati e Alberto Moravia, fino alle scritture più taglienti, ironiche o militanti di Ennio Flaiano, Mario Soldati, Pier Paolo Pasolini, Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Non è un elenco da anniversario, eppure ne conserva il senso: raccontare come un giornale abbia ospitato, nei decenni, stili e visioni molto lontani tra loro.
Accanto a questo filone c’è anche il contributo di Mauro Covacich su William Kentridge, artista sudafricano da anni al centro del dibattito internazionale. Un altro tassello, diverso ma coerente, nella costruzione di un numero che insiste sul rapporto tra immagini, parola pubblica e responsabilità del racconto.
Le nuove uscite in libreria e la campagna Unite contro la violenza sulle donne
Tra le pagine dedicate ai libri trova spazio anche un’intervista a Dario Ferrari, che dopo La ricreazione è finita torna con L’idiota di famiglia, ancora per Sellerio, annunciato in uscita dal 17 febbraio. Il romanzo, viene spiegato, richiama gli “idioti” di Fëdor Dostoevskij e Jean-Paul Sartre per affrontare il rapporto tra anziani e millennial, ma pure un nodo più largo, quello della responsabilità civile e politica.
Sul terreno delle questioni pubbliche si inserisce invece l’intervento di Teresa Ciabatti, nell’ambito della campagna Unite, promossa da giornaliste e scrittrici e tornata quest’anno sul tema della violenza contro le donne nel lavoro e nello spazio pubblico. La riflessione parte da casi concreti e insiste su un punto preciso: quanto facilmente, ancora oggi, vengano ridimensionate o rese invisibili discriminazioni, forme di controllo e violenze psicologiche che molte donne continuano a subire.
Ne esce un numero fitto, persino irregolare nei registri, ma riconoscibile nella linea editoriale: un’opera d’arte in copertina, la guerra al centro, i libri come strumento di lettura del presente. E in mezzo, quasi sottovoce, la domanda che attraversa tutto il fascicolo: che cosa resta, davvero, di una notizia quando smette di essere soltanto notizia.
