A Radicofani, nel cuore della Val d’Orcia, lo scorso weekend si è chiusa con circa 1.500 presenze in due pomeriggi l’ottava edizione de La Posta Letteraria, il festival nato nel 2019 da un gruppo di ragazzi del borgo senese per portare libri, autori e giornalisti fuori dai circuiti delle grandi città e farne, anno dopo anno, un luogo di incontro vero. Per un paese che conta meno di 800 abitanti, il dato dice già molto; eppure, più dei numeri, a colpire è stata l’aria che si respirava nel Bosco Isabella, tra sedie all’ombra, file ordinate e un pubblico arrivato da varie parti della Toscana — e non solo.
La Posta Letteraria, il festival che supera i confini del borgo
Nel giro di pochi anni La Posta Letteraria si è ritagliata uno spazio riconoscibile nell’estate culturale italiana, con una formula semplice solo in apparenza: mettere insieme scrittori, giornalisti, editori e lettori in un contesto raccolto, lontano dal rumore dei grandi festival. A Radicofani, dove il paesaggio e la dimensione del paese cambiano inevitabilmente il rapporto tra ospiti e pubblico, il festival ha continuato a crescere senza perdere quella sua natura quasi artigianale, fatta di prossimità, tempi distesi, scambi che non finiscono con l’applauso.
Il centro della manifestazione è stato ancora una volta il Bosco Isabella, spazio simbolico e insieme concreto, trasformato per due giornate in una piccola cittadella della parola. Solo allora, guardando le persone fermarsi dopo gli incontri, parlare tra loro, cercare una dedica o un saluto, si capisce cosa intendano gli organizzatori quando parlano di “incontro autentico”. Non una formula, piuttosto un metodo.
Carlo Verdone ospite più atteso tra ricordi, cinema e un premio alla carriera
L’ospite più atteso di questa edizione è stato Carlo Verdone, accolto da un pubblico fitto già prima dell’inizio dell’incontro. In dialogo con Paolo Conti, firma del Corriere della Sera, il regista e attore romano ha ripercorso passaggi noti e meno noti della sua storia artistica, alternando cinema, famiglia, amicizie e aneddoti personali con quel tono diretto che da sempre lo rende vicino anche fuori dallo schermo.
Durante l’appuntamento, i ragazzi de La Posta Letteraria gli hanno consegnato un riconoscimento alla carriera, pensato come omaggio al suo contributo al cinema italiano. Verdone, da parte sua, ha ricambiato con parole affettuose per Radicofani e per il festival, soffermandosi sulla Fortezza di Ghino di Tacco, sull’atmosfera del Bosco Isabella e sul legame con questo territorio, che — ha lasciato intendere — ha anche un valore personale e familiare. “Qui c’è un’accoglienza rara”, ha detto in sostanza, colpito da un contesto che non si limita a ospitare, ma accompagna.
Giornalisti, editori e autori: il programma dell’ottava edizione
Accanto a Verdone si sono alternati alcuni tra i nomi più noti del giornalismo e dell’editoria italiana. Sul palco del festival sono passati Franco Bechis, Francesco Cancellato, Giuseppe Di Piazza, Lorenza Foschini, Anna Katharina Fröhlich, Marco Molendini, Antonio Padellaro, Giulio Silvano, Mario Andreose, Antonio Di Bella, Enrico Franceschini, Venanzio Postiglione, Elvira Serra, Marco Varvello e Anna Zafesova. Un elenco ampio, sì, ma soprattutto coerente con l’identità della rassegna: tenere insieme sguardi diversi, linguaggi diversi, pubblici diversi.
Il risultato, in queste due giornate, è stato un programma capace di muoversi tra attualità, libri, memoria, reportage e racconto personale, senza irrigidirsi in una sequenza di presentazioni. C’era chi prendeva appunti, chi ascoltava in piedi ai margini del bosco, chi aspettava la fine per avvicinarsi. Piccoli gesti, in fondo, che restituiscono la misura di un festival costruito non sul distacco, ma sulla presenza.
Radicofani e la scommessa culturale nata dal basso
Fin dalla prima edizione, spiegano gli organizzatori, La Posta Letteraria è nata con un obiettivo preciso: fare della cultura un’occasione di relazione, non un rito per addetti ai lavori. L’idea, partita da un gruppo di giovani di Radicofani, era quella di creare nel borgo un appuntamento stabile, riconoscibile, ma soprattutto capace di tenere insieme il territorio e chi arriva da fuori. In un momento in cui molti eventi culturali tendono a somigliarsi, il festival toscano prova a stare da un’altra parte.
I numeri dell’ottava edizione — 1.500 presenze contro una popolazione residente che non arriva a 800 persone — raccontano una crescita evidente, ma non esauriscono il senso di ciò che è successo. Per due pomeriggi un piccolo centro della provincia di Siena è diventato punto di riferimento per lettori e professionisti dell’informazione, confermando che anche lontano dalle grandi città si può costruire un appuntamento credibile, seguito e riconoscibile. E forse è proprio questo il tratto più interessante: Radicofani non ha cercato di imitare altri modelli, ha trovato il suo.
